Addio al Professor Sante Tura

Si sono celebrati nella chiesa di Santa Maria della Misericordia a Bologna i funerali del professor Sante Tura, che ha contribuito a dare forma alla cura e allo studio delle malattie del sangue, divenendo uno dei fondatori dell’ematologia italiana, come disciplina distinta dalla medicina interna.

Con il Professor Mandelli è stato per l’Ail una figura di riferimento. Anche la Sezione provinciale di Taranto si unisce al dolore della famiglia e della Sezione Ail di Bologna.

Il professor Tura ha formato generazioni di medici, insegnando all’Università di Bologna, è stato direttore dell’Istituto ematologico del Policlinico Sant’Orsola di Bologna e fondatore e direttore dell’Istituto L. e A. Seràgnoli. Ha dedicato la sua vita allo studio delle malattie ematologiche ed è stato un pioniere nell’applicazione delle terapie più innovative. Per il suo impegno e la sua passione è stato definito il “guardiano del sangue”.

A lui si devono tanti progressi nella cura delle patologie ematologiche, in particolare di quelle considerate inguaribili, che nel tempo, grazie a professionalità come Tura, hanno trovato risposta nelle terapie. “Grazie al suo contributo umano e scientifico, l’AIL è riuscita a essere centrale in tutto il Paese nel supporto ai pazienti e nello sviluppo della ricerca scientifica in ambito ematologico – ha sottolineato Sergio Amadori, presidente nazionale AIL. Se oggi l’ematologia italiana è un punto di riferimento internazionale per la lotta ai tumori del sangue, e Bologna uno dei poli di eccellenza per la cura di queste malattie, lo dobbiamo al Suo impegno, alla Sua professionalità e alla Sua immensa umanità”.

Intanto al Senato la politica segna un passo importante nella lotta alle malattie rare. La Commissione Igiene e Sanità ha approvato il testo unico sulle malattie rare. Un documento che disciplina l’approccio a questo genere di patologie, offrendo un aiuto di grande importanza ai pazienti e alle loro famiglie. Si stabilisce l’omogeneità delle prestazioni sanitarie in tutta Italia, si favorisce la medicina e l’assistenza di prossimità, il sostegno alla ricerca sulle malattie rare e un accesso più facile ai farmaci, per i pazienti colpiti dalle patologie cosiddette orfane. Un’ottima notizia, dunque, per i due milioni di italiani che devono confrontarsi con malattie per le quali spesso mancano le strutture sanitarie e le figure professionali alle quali rivolgersi, per avere diagnosi tempestive e assistenza.

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