Non scorderò mai quella domenica mattina quando il dr. Mazza spiegava
“scherzosamente” a mio marito cosa stava succedendo: “Sai, giovanotto, il tuo
midollo ha cominciato a fare capricci e non lavora più tanto bene. Ma vedrai
che con la terapia lo faremo ricominciare a lavorare come si deve”.
Quando poi mi convocò nel suo studio, mi recai ansiosa e timorosa nello stesso
tempo di ascoltare quello che aveva da dirmi. Mi disse che dall’esame dell’agoaspirato
midollare mio marito risultava affetto da LEUCEMIA MIELOIDE ACUTA.
Ecco, da quel momento la malattia aveva un nome e cognome. Di fronte al mio smarrimento cominciò a spiegarmi in cosa consisteva la malattia,
le sue possibili evoluzioni e le terapie praticabili. La mia vita, la nostra vita,
in pochi giorni stava subendo un capovolgimento totale. La mia reazione alla
notizia inizialmente è stata fredda, distaccata. La mia mente andava dietro alle
parole del medico e nello stesso tempo pensava a come affrontare praticamente
quello che aspettava me, mio marito, i nostri figli e tutto il resto della famiglia.
Una volta fuori dalla stanza però mi sono sentita persa, ho cominciato ad avere
paura e ho pianto, lacerata dal dolore alla sola idea di perdere il mio amatissimo
marito. A questo primo cedimento ne sono seguiti altri. Di grande importanza è stato
l’aiuto del personale medico, infermieristico e ausiliario del reparto in cui mio marito
è stato ricoverato. Sono stati compagni di viaggio fidati, sempre presenti e di
totale supporto. Voglio fare qui anche un grato riferimento alla psicologa dell’AIL
a cui mi sono rivolta in un momento di particolare sconforto. L’appoggio morale e psicologico della famiglia e anche di tanti amici è stato
importante, considerando che il coinvolgimento emotivo è troppo forte ed è un
fattore da non sottovalutare.
In seguito agli esami specifici e ad una trafila non semplicissima si accertò che
nella famiglia di mio marito (primogenito di cinque figli), solo una sorella risultava
compatibile al 100%. Quindi la strada da seguire era segnata e grazie alla disponibilità
di mia cognata a donare il midollo è scattata tutta la procedura: l’equipe
medica che aveva in cura mio marito si è fatta carico della donatrice per prepararla
al grande momento e devo dare atto a mia cognata che è stata molto coraggiosa,
determinata e generosa. Non è da tutti sottoporsi a visite, esami, prelievi,
ricovero, intervento di espianto, senza esitazioni, mettendo momentaneamente
da parte la propria famiglia e la professione per “donarsi”! Serberemo sempre per
lei nei nostri cuori tanta gratitudine. E il “ricevente”? Mio marito ha accettato di sottoporsi al trapianto. Lo ha vissuto
con rassegnazione, docilità, pazienza e speranza. Dopo la dimissione è seguito
un periodo di controlli serrati durante il quale mio marito ha avuto da tutto il
personale medico, infermieristico e ausiliario una assistenza e un supporto eccezionali.
È trascorso un anno dal trapianto. Mio marito si è ripreso del tutto: è tornato
a fare il papà e il marito a tempo pieno ed è tornato anche a lavorare. Non ci
sono parole per descrivere l’immensa gioia che si prova ogniqualvolta, dopo gli
esami di controllo, ci viene detto che tutto va bene e che la malattia è sempre in
remissione completa. La stessa gioia è condivisa dall’equipe sanitaria del day hospital che ha in
cura mio marito (Dr.ssa Palazzo, Dr.ssa Amurri, dr. Cervellera, la Capo Sala, tutte le
infermiere) ed è veramente bello leggere sui loro volti, oltre l’affetto, tutto il compiacimento
e la soddisfazione nel vedere un altro caso andato a buon fine.
Una famiglia alla prova
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