Anticorpi Covid nei pazienti ematologici in cura

La curva dei contagi da Covid continua a crescere. Esperti statistici e scienziati se lo aspettavano; considerando l’andamento della pandemia nel resto dell’Europa e il periodo autunnale non si poteva pensare che non si sarebbe verificato anche in Italia un aumento dei casi. E mentre è in corso di somministrazione la terza dose del vaccino (ovvero il rinforzo, fortemente consigliato alle persone fragili e agli anziani, ma da dicembre accessibile anche per gli under 40), si cerca di promuovere il farmaco anti Covid anche presso quella fascia di popolazione che ha preferito rinunciare al vaccino.

Ricordiamo che in Italia, come in altri Paesi, l’alta percentuale di vaccinati e le misure di prevenzione (mai abbandonate) hanno consentito il ritorno alla condivisione degli spazi, la riapertura delle scuole (con lezioni in presenza), di tutti gli esercizi commerciali, dei cinema, dei teatri e degli spazi della cultura, il ritorno cioè a una vita pressoché normale.

Il vaccino è importante, inoltre, per consentire agli ospedali di funzionare correttamente, prendendo in carico tutti i pazienti, non soltanto le persone affette da Covid. La Sezione Ail di Taranto, i cui volontari hanno operato anche nei momenti difficili della pandemia, assistendo a domicilio i pazienti ematologici impossibilitati a recarsi nelle strutture sanitarie, tiene a sottolineare quest’ultimo aspetto.

Intanto la ricerca segna dei passi avanti anche per quel che riguarda i legami tra Covid e malattie ematologiche. Non esistono sufficienti studi sugli effetti che l’infezione da Sars-CoV-2 determina sui malati ematologici con sistema immunitario indebolito. I pochi condotti sono quindi dei fari. Lo è in particolare una ricerca pubblicata sulla rivista Blood Cancer Journal del gruppo Nature.

Il ruolo dell’anticorpo monoclonale rituximab nella produzione di anticorpi specifici contro il virus che causa il Covid è l’oggetto di questo studio.

Chiara Cattaneo medico del centro di ematologia Spedali Civili di Brescia e responsabile del settore degenze dell’Unità operativa di ematologia racconta, in un’intervista per Gimema Informazione, come sia nata la ricerca. “Lo scopo dello studio è quello di vedere la risposta immunitaria dei pazienti ematologici, c’era l’esigenza di capire come potessero rispondere dal punto di vista immunologico i malati. La fortuna è stata che Luigi Notarangelo – ricercatore al National Institute of Allergy and Infectious Disease statunitense – ha proposto alla comunità medica degli Spedali Civili di Brescia uno studio con questo stesso obiettivo. La proposta consisteva in una raccolta di campioni fra tutti i pazienti dai quali abbiamo poi estrapolato i dati dei pazienti ematologici”.

I pazienti esaminati avevano malattie mieloproliferative croniche o linfoproliferative, tra cui mielomi, linfomi indolenti e aggressivi. La ricerca ha evidenziato che nonostante non ci fossero particolari differenze nella produzione di anticorpi tra pazienti ematologici e persone senza malattie del sangue, una parte di loro rispondeva diversamente all’aggressione del virus Sars-Cov-2.

Secondo lo studio, quelli che rispondono meno bene sono i malati affetti da linfoma che hanno assunto l’anticorpo monoclonale rituximab entro 6 mesi dalla malattia Covid-19.

Probabilmente le persone affette da malattie linfoproliferative che hanno assunto il rituximab sono più delicate, forse meno protette dal Covid, nonostante il vaccino. In futuro, tuttavia, sottolinea la dottoressa Cattaneo, sarà opportuno avviare un’indagine su un campione più ampio, che contempli pazienti che hanno fatto la doppia dose vaccinale, completando quindi il ciclo.

Ecco, dunque, perché è importante sostenere la ricerca scientifica. I dati su pazienti ematologici e Covid sono ancora del tutto insufficienti, è fondamentale moltiplicare gli sforzi in questo senso. Con il virus Sars-CoV-2 dovremo convivere a lungo e la convivenza sarà più facile, anche per le persone fragili, se si potrà procedere sulla base di dati certi, considerando anche le interazioni tra i farmaci. Sostenere l’Associazione Ail, supportando le Sezioni locali (come quella di Taranto molto impegnata sul fronte dell’assistenza domiciliare), è il modo migliore per aiutare gli scienziati a fare scoperte decisive. Lo abbiamo visto in questi mesi quanto siano importanti le risorse della scienza. Aiutiamo l’AIL, avremo un presente e un futuro migliori.

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