Conferma efficacia nuovo trattamento per leucemia linfoblastica acuta Ph+

Al Congresso europeo di Ematologia tenutosi a Vienna lo scorso giugno sono stati diffusi molti dati interessanti sui nuovi approcci alle malattie ematologiche.

Alcuni di questi dati riguardano la leucemia linfoblastica acuta Ph+.

I pazienti a cui è stato diagnosticato questo tumore del sangue potrebbero presto abbandonare le cure tradizionali, che prevedono l’impiego della chemioterapia, in favore di trattamenti che hanno un impatto minore sulla qualità della vita. 

Ad alcuni pazienti con cromosoma Philadelphia positivo è stata somministrata, nel corso di uno studio Gimema, una terapia con dasatinib e blinatumumab. Pur senza il ricorso alla chemioterapia, i risultati per questo gruppo di pazienti sono stati buoni.

Successivamente un altro studio, legato al precedente, ha confermato i primi risultati, offrendo elementi di valutazione in più. Anche in fase di follow up a lungo termine, queste persone hanno ottenuto benefici dal trattamento con i farmaci già citati. 

Ricordiamo che gli studi più recenti mirano a mettere a punto terapie meno tossiche per i pazienti adulti affetti da leucemia linfoblastica acuta. Da qui, il tentativo di escludere la chemio dagli interventi. La linfoblastica acuta è un raro tumore del sangue; generalmente si manifesta in età pediatrica. 

La patologia che viene diagnosticata negli adulti è differente, perché presenta delle variazioni genetiche, in particolare una variazione cromosomica delle cellule cancerose definita cromosoma Philadelphia.

Tale differenza rende la leucemia più difficile da trattare rispetto a quanto accada in età pediatrica. Per questa ragione la strada maestra per trattare i pazienti adulti è stata finora rappresentata dalla chemioterapia e successivamente dal trapianto di midollo osseo, in caso di recidiva o di insuccesso della chemio. Non tutti però possono sottoporsi a cure del genere; per la loro aggressività, esse non sono adatte alle persone in età avanzata. 

È il motivo che spinge i ricercatori a sperimentare nuove vie terapeutiche.

Il sito Gimema approfondisce l’argomento, offrendo dettagli sugli studi già conclusi e presentati a Vienna.

Quel che conta è l’ottima risposta che il nuovo schema terapeutico sembra stimolare nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta Ph+.

Sappiamo che per ogni malattia esistono risposte differenti; la ricerca offre la possibilità importantissima di avere accesso a sempre nuovi protocolli di cura. Trattamenti mirati, studiati per ogni singola variazione delle patologie del sangue e per ogni singolo paziente. 

Lo schema terapeutico attualmente allo studio e già molto promettente prevede la somministrazione di dasatinib, un inibitore delle tirosin chinasi (TKI), nella fase iniziale del trattamento e quella di blinatumumab, un anticorpo monoclonale bispecifico, nella successiva fase di consolidamento.

Un protocollo che esclude la somministrazione della chemio. I primi risultati dello studio erano stati pubblicati a ottobre 2020 sul New England Journal of Medicine e avevano riportato una sopravvivenza complessiva del 95% dopo 18 mesi.

A distanza di quasi due anni, in occasione del congresso EHA 2022, sono stati presentati i risultati aggiornati ottenuti da GIMEMA LAL2217, che ha seguito i pazienti coinvolti nel precedente studio per una media di 40 mesi, allo scopo di monitorare l’efficacia della terapia chemio-free.

La diagnosi di malattia ematologica spaventa sempre meno grazie alla ricerca scientifica. Grazie quindi a chi la sostiene. L’Ail di Taranto assiste a domicilio i pazienti e le loro famiglie e finanzia la ricerca.

Sosteniamola, tutti insieme. Sosterremo la vita, contro la malattia. 

Grazie!            

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