Emily batte la leucemia con le Car-T

La storia di Emily Whitehead è esemplare, per tutti. In particolare, per i pazienti onco-ematologici. Dalle pagine del People questo racconto si è riversato su quelle dei giornali italiani.

Ma chi è Emily Whitehead? Una giovanissima che è riuscita a sconfiggere la leucemia che le era stata diagnosticata all’età di sei anni. 

Oggi Whitehead (statunitense della Pennsylvania) è quasi maggiorenne e, dopo aver attraversato momenti molto difficili, è felice di poter comunicare al mondo la sua guarigione.

Soprattutto perché nel 2011, dopo aver seguito dei cicli di chemioterapia e aver sperimentato una ricaduta, aveva ricevuto dai medici presso i quali era in cura notizie tutt’altro che confortanti.

Secondo i bollettini avrebbe avuto scarse possibilità di sopravvivenza, perché la sua malattia era diventata, in brevissimo tempo, molto aggressiva. Nessuna delle terapie a disposizione sembrava poter essere risolutiva. Emily Whitehead non era nemmeno candidabile al trapianto. 

A quel punto, la piccola paziente e la sua famiglia si sono affidate alla scienza. È stato proposto loro un protocollo sperimentale (all’epoca dei fatti lo era): la terapia CAR-T.

Ne abbiamo scritto diverse volte: si tratta di una terapia innovativa, ma ormai ampiamente utilizzata con notevole successo, che consente di prelevare le cellule del paziente e armarle (con sofisticati processi di bioingegneria) contro il tumore. I linfociti T così istruiti sono in grado di riconoscere le proteine delle cellule tumorali e neutralizzarle. 

La terapia è stata somministrata a Emily dopo che i medici avevano ottenuto speciali autorizzazioni, presso il Philadelphia Children’s Hospital. È stato così avviato il primo studio di fase 1 per le Car-T in pazienti pediatrici, con leucemia linfoblastica acuta.

Ricordiamo che questa terapia (il cui acronimo sta per Chimeric Antigen Receptor T-cell) è personalizzata e viene oggi impiegata per curare i pazienti con linfomi non Hodgkin o leucemie linfoblastiche, pazienti che abbiano avuto delle ricadute o per i quali i trattamenti classici non abbiano prodotto risultati. La Food and Drug Administration statunitense ha approvato le terapie cellulari CAR-T nel 2017.

Lo scorso giugno l’ospedale S.G. Moscati di Taranto (nello specifico la Struttura di Ematologia guidata dal dottor Patrizio Mazza) è diventato il primo centro accreditato per le terapie Car-T in Puglia. 

La storia di Emily e di tanti altri pazienti che sono riusciti, grazie alla scienza, a sconfiggere un tumore del sangue insegna quanto la ricerca sia fondamentale.

Sostenere i ricercatori lo è. L’AIL finanzia la ricerca e tutti i progetti che salvano vite.

Abbracciare l’Ail significa credere nella possibilità concreta, già realizzata in molti casi, di battere malattie che soltanto qualche anno fa erano ritenute incurabili. Un futuro migliore è possibile se ci crediamo.

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