Il benessere mentale aiuta ad affrontare meglio la malattia ematologica

I disturbi mentali sono in aumento, soprattutto tra i più giovani. A lanciare l’allarme è la Federazione Italiana Medici Pediatri.

A livello nazionale, si registra un tentativo di suicidio al giorno proprio tra i più giovani. Le fragilità non conoscono età; quando arrivano a colpire gli adolescenti nelle percentuali attuali, le istituzioni dovrebbero porsi più di qualche interrogativo e soprattutto stendere piani di intervento.

La pandemia ha rivelato quanto sia importante il benessere mentale della popolazione (in tutte le fasce d’età) e quanto le strutture sanitarie siano poco attrezzate a garantirla, soprattutto in circostanze emergenziali. 

La salute mentale del paziente dovrebbe essere una priorità anche e soprattutto per le equipe mediche che si occupano di malattie onco-ematologiche.

Spesso accade che nei reparti dove i pazienti vengono ricoverati perché possano curarsi, manchino proprio le figure di supporto psicologico. Professionisti che dovrebbero farsi carico anche delle esigenze psicologiche delle famiglie dei pazienti. 

L’Oms ha sottolineato proprio recentemente che il benessere mentale universale deve essere una priorità per ogni Paese.

L’esercizio fisico, la socialità e l’alimentazione possono promuovere la salute mentale, costruirla giorno dopo giorno, attività dopo attività. Il benessere psicologico del paziente è messo a dura prova già nel momento della comunicazione della diagnosi. Fragilità pregresse possono rendere ancora più difficile una situazione già molto delicata.

Come abbiamo scritto altre volte, è umano subire delle conseguenze a livello dell’umore, della psiche quando ci si ammala di leucemia o quando si è colpiti da un’altra forma di malattia del sangue (vale anche per le altre patologie).

Chi ha forti legami familiari e amicali ha sicuramente maggiori possibilità di gestire meglio lo stress e le preoccupazioni che la malattia comporta. 

Anche se all’inizio può essere complicato, nessun paziente dovrebbe abbandonare (se possibile) le attività che svolgeva prima dell’incontro con la malattia.

Aiutare le altre persone è un altro formidabile modo per aiutare sé stessi. Si creano a volte dei legami, in corsia, che durano tutta la vita. Non è raro che i pazienti riescano anche a volgere in positivo ciò che accade loro, creando delle vere e proprie reti di mutuo confronto e aiuto. 

Di psico-oncologia si occupa un interessante articolo pubblicato alcuni giorni fa sul sito della Fondazione Gimema. L’occasione per la pubblicazione è stata offerta dalla Giornata Mondiale per la Salute Mentale celebrata il 10 ottobre scorso.

Un abstract dall’articolo ci dice che il disagio psicologico è caratterizzato, in particolare, dalla presenza di ansia, depressione e difficoltà di adattamento (si stima che il 20% delle persone con tumore risulti affetto da depressione e il 10% da ansia) che possono avere influenze negative su numerosi aspetti della salute del paziente.

I disagi psicologici possono precipitare la qualità di vita dei pazienti, già compromessa dalla malattia. Il lavoro dei volontari Ail di Taranto (come degli altri volontari Ail che operano in tutta Italia) diventa, in questo quadro, ancora più essenziale. L’assistenza offerta direttamente a casa a centinaia di pazienti, ogni anno, comprende il sostegno psicologico. 

Sono persone specializzate a occuparsi dei bisogni dei pazienti e dei loro familiari. Non far mancare loro questo supporto è fondamentale.

La continuità dell’assistenza lo è altrettanto e dipende anche da chi dona. Le donazioni indirizzate all’Ail servono anche a questo.

Ricordiamoci dell’importanza del benessere mentale, le donazioni potenziano in qualche modo il benessere psicologico e aiutano altre persone.

Grazie alle donazioni, la qualità di vita di molti pazienti che convivono con una patologia ematologica è decisamente migliorata. Migliorare la vita di qualcuno significa migliorare anche la propria.

Ricordiamocelo!

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