Una ricerca prova a spiegare perché il dolore di notte sia più intenso

Ciascuno di noi sa che la percezione del dolore cambia a seconda di chi quel dolore lo percepisce.

I pazienti ematologici hanno sicuramente sperimentato, come tutte le persone affette da una qualche patologia, differenze nella percezione del dolore (legato alla malattia o alle terapie farmacologiche), differenze rispetto ad altri pazienti e differenze rispetto al momento della giornata in cui le manifestazioni dolorose si presentano. 

Una recente ricerca scientifica ha provato a spiegare, sulla scia di studi analoghi condotti in passato, i motivi delle variazioni di sensibilità rispetto al dolore. Secondo i risultati più recenti, pubblicati sulla rivista Brain e riportati in sintesi da Focus, anche il dolore seguirebbe i ritmi circadiani.

Quindi, se c’è un ciclo del sonno e un ciclo che regola l’alimentazione, esiste allo stesso modo un ciclo del dolore. Accade cioè che nell’arco delle 24 ore le nostre attività biologiche seguano una parabola. Il riposo e l’alimentazione si ripetono nella giornata a ritmi regolari.

Si tratta dell’orologio biologico che ciascuno di noi possiede virtualmente, della capacità di autoregolazione dell’organismo. Un meccanismo in cui entrano in gioco diversi fattori, e nel quale un ruolo importante lo svolge la melatonina.

La ricerca in questione è stata condotta da un gruppo di neuroscienziati del Centro di Ricerca di Neuroscienze di Lione, in Francia. Le conclusioni del loro lavoro spiegherebbero perché di notte in genere il dolore viene avvertito maggiormente. 

La sperimentazione si è basata sul confronto delle reazioni a determinati impulsi. Sembra che lo stesso impulso (caldo intenso ma breve) sia stato percepito come molto doloroso alle 3 del mattino e poco doloroso alla stessa ora, ma nel pomeriggio. Insomma, ciascuno di noi avvertirebbe maggiormente il dolore a partire dal pomeriggio e nelle prime ore del mattino, questa percezione tenderebbe invece ad attenuarsi dopo le prime ore del mattino fino ad arrivare al pomeriggio. E così di seguito, in una sorta di ciclo. 

La ricerca individua quindi un meccanismo interno che sembra funzionare allo stesso modo un po’ per tutti. Evidentemente le cellule (sia degli individui affetti da patologia, sia degli individui sani) rilevano la presenza del dolore a intervalli regolari. 

Queste sperimentazioni che potrebbero sembrare “minori” sono invece importantissime. I risultati cui i ricercatori giungono possono essere la base sulla quale costruire adeguate terapie contro il dolore, presenza costante in molte patologie (in forma più o meno acuta). Adeguate significa efficaci, in grado cioè di garantire al paziente (pensiamo anche a chi convive con una malattia cronica) una migliore qualità della vita. 

Nell’immediato futuro gli studi sul dolore tenderanno anche a individuare le differenze tra i sessi, tra le fasce d’età, tra le etnie nella percezione del dolore.

La finalità è sempre la stessa: favorire una convivenza pacifica con la malattia, combattere il dolore spesso acuto che si presenta in alcune fasi delle patologie ematologiche, come di tutte le altre. 

Sosteniamo sempre le attività di ricerca! Per supportare quelle concentrate sulle patologie ematologiche, basta sostenere l’AIL, nelle sue numerose attività al fianco dei pazienti.

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