Il Nilotinib aiuta i pazienti con leucemia mieloide cronica a guarire

Novità per i pazienti affetti da leucemia mieloide cronica. Una ricerca della fondazione Gimema ha rilevato che la somministrazione in prima linea del farmaco nilotinib, un inibitore della tirosin-chinasi di seconda generazione, potrebbe avere ottimi risultati nell’innescare una remissione molecolare profonda, nei pazienti con questa forma di leucemia.

I risultati di questo studio, guidato da Fabrizio Pane, professore ordinario di Ematologia dell’Università Federico II di Napoli, sono stati presentati a Vienna, al congresso dell’Associazione Europea di Ematologia, lo scorso giugno. Un’occasione di confronto che ha consentito a medici e operatori della sanità pubblica e privata di conoscere gli esiti delle ultime ricerche in merito ad alcune specifiche patologie del sangue.

La remissione che si otterrebbe con la somministrazione del nilotinib è uno degli obiettivi di chi da anni indaga i meccanismi della leucemia mieloide cronica, allo scopo di individuare cure sempre più efficaci. 

In particolare, la remissione senza trattamento si verifica quando il paziente che ha interrotto la terapia non vede una progressione del tumore.

Ciò avviene senza la necessità di riprendere il trattamento. Come si legge sul sito Gimema, alcuni studi preliminari hanno fornito prove che la terapia con gli inibitori della tirosin-chinasi può far raggiungere la remissione senza trattamento, nel caso in cui si sia arrivati a una remissione molecolare profonda di durata sufficientemente lunga.

La remissione molecolare della malattia (espressione usata nel caso di alcune tipologie di leucemia) non è altro che l’assenza della stessa, che può essere provata con metodiche di biologia molecolare. I pazienti con remissione completa che supera i cinque anni vengono considerati guariti. 

Nella remissione molecolare profonda della leucemia mieloide cronica la patologia è ancora presente, ma a un livello molto basso.

Lo studio Gimema ha valutato oltre 450 pazienti. I ricercatori hanno preso in considerazione non solo il tasso di remissione molecolare profonda, ma anche il tasso di remissione senza trattamento in base alla terapia seguita.

I risultati fanno ritenere che il nilotinib sia più efficace del farmaco imatinib, nel consentire al paziente di ottenere una remissione molecolare profonda. La sperimentazione non è terminata; alle fasi già concluse seguirà il follow-up. 

Questo risultato è l’ennesima prova del ruolo fondamentale della ricerca nel determinare il percorso di una malattia e quindi il percorso verso la guarigione dei pazienti affetti da quella patologia.

L’AIL sostiene direttamente la ricerca, grazie al contributo dei donatori. Persone che hanno a cuore il bene della collettività, che credono nella scienza e che insieme con l’Ail, con gli ematologi e i ricercatori, costruiscono ogni giorno un futuro migliore per tutti.

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