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Così ho ridato la vita a mio fratello

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Mio fratello è stato colpito dalla leucemia. E’ giovane, ha dei bambini piccoli e con tutto quello che si sente oggi di queste terribili malattie ho pensato subito al peggio. A noi familiari è stato detto che una possibilità di salvezza era tentare il trapianto di midollo osseo e perciò bisognava cercare al più presto tra noi (genitori e sorelle), un “ donatore compatibile”.

Ci siamo sottoposti al prelievo di sangue e ognuno in cuor suo sperava di poter essere compatibile ed idoneo, perché ci avevano spiegato che non è così facile. E’ tutta una questione di geni che si devono trovare collocati nella stessa posizione sullo stesso cromosoma: una cosa difficilissima da capire per chi di medicina sa poco o niente. La risposta arrivò da Bari dopo più di dieci giorni: ero io l’unica compatibile al 100%.
Ricordo che piansi di gioia al pensiero di poter salvare mio fratello perché mi avevano detto che in altri casi tra i familiari non era stato trovato nessuno compatibile. Nello stesso tempo sentii improvviso il grande peso per la responsabilità del mio ruolo e per il futuro della vita di mio fratello.
 
Ho acconsentito subito alla donazione. L’equipe medica che seguiva mio fratello all’Ospedale Nord mi ha sottoposto ad una serie di esami spiegandomi quello che dovevo fare e quello a cui andavo incontro. Nel frattempo mio fratello veniva sottoposto alla chemioterapia che doveva distruggere il suo midollo osseo per fare spazio al mio.
Quando è arrivato il momento sono stata portata in sala operatoria dove, sotto anestesia generale, l’equipe medico-infermieristica ha proceduto alla raccolta di sangue midollare tramite ripetute aspirazioni dalle ossa del bacino, che nel giro di poche ore è stato reinfuso a mio fratello che aspettava chiuso in una stanza sterile in cui sarebbe dovuto rimanere per almeno un mese.
Al risveglio avevo i miei parenti intorno. Mi sentivo un po’ intontita e avevo solo dolore dietro la schiena. La sera stessa già camminavo e sono potuta andare a salutare mio fratello che ho rivisto la mattina dopo, prima di essere dimessa, felice di aver portato a termine la mia missione. Ci siamo rivisti praticamente dopo un mese e mezzo.
 
La paura è stata tanta: mi avevano detto che il mio midollo era ricco, ma l’attecchimento è stato faticoso e più lungo del previsto. Però alla fine le terapie hanno avuto l’effetto desiderato.
Siamo tutti felici che questa storia sia finita bene, dopo tanti patemi. Sono madre di un bellissimo bambino e adesso sento mio fratello come un altro figlio: gli ho ridato la vita!
 

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