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Volontariato: il governo del popolo

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Ha preso il via il 5 dicembre, Giornata mondiale del Volontariato, l’Anno europeo del Volontariato 2011 indetto dal Parlamento europeo per celebrare il 10° anniversario dell’Anno internazionale promosso nel 2001 dalle Nazioni Unite.
A distanza di 10 anni l’Anno Europeo si propone di “trasformare il volontariato in elemento di promozione della partecipazione civica; spronare le organizzazioni di volontariato a migliorare la qualità del loro impegno; riconoscere il valore delle attività di volontariato per incoraggiare incentivi adeguati per gli individui, le aziende e le organizzazioni di sviluppo del volontariato;  sensibilizzare sul valore e l’importanza del volontariato come espressione di partecipazione civile che contribuisce a risolvere problematiche di interesse comune”.
Come operatori di una associazione di volontariato, l’argomento ci interessa direttamente. E pur valutando positivamente i proponimenti dell’Unione Europea (vedremo poi a fine anno i risultati effettivi) troppo limitati mi sembrano tali obiettivi, che risentono di una visione della società non del tutto consona a una democrazia matura.
Mi sia consentito allora offrire un contributo per ‘volare’ più in alto, partendo da una domanda: quale ruolo spetta al volontariato nella società democratica moderna?
Nel comune sentire siamo portati a dare molta importanza ad altri settori della vita sociale (dalla politica alle imprese, dai mass-media alle istituzioni formative, e così via) considerando il volontariato un impegno di persone appassionate che si dedicano ai settori più emarginati della società. Ebbene: occorre un capovolgimento di prospettiva. Lo richiede quel fondamentale  ‘principio di sussidiarietà’ – riconosciuto peraltro dalla nostra Costituzione – in base al quale il primato del vivere civile e sociale spetta alla persona e ai nuclei fondamentali: la famiglia, le associazioni di persone accomunate da una stessa finalità.
Ai settori sociali superiori (pensiamo ai vari gradi della Pubblica amministrazione) spetta il compito di ‘aiutare’ (dal latino ‘subsidium’, ovvero ‘aiuto’) quelle inferiori nel raggiungimento degli obiettivi qualora non ne avessero le forze e i mezzi per raggiungerli. Ed invece al giorno d’oggi ad una scarsa considerazione del volontariato si accompagna una sopravvalutazione di settori sociali superiori che esercitano uno strapotere nei confronti di quelli inferiori.
Eppure la democrazia (che significa ‘governo del popolo’) richiede proprio quel capovolgimento di prospettiva che sarebbe auspicabile per rimettere in moto la nostra società sui binari autenticamente democratici della solidarietà, della condivisione, della giustizia sociale. Democrazia – ricordiamo – significa che il popolo non è governato, ma governa!
Pertanto, non spetta al volontariato fare da ‘tappabuchi’ per quello che le istituzioni non riescono o non hanno piacere di fare. Al contrario, il volontariato, in quanto risposta a bisogni reali, è motore e fattore di cambiamento al quale spesso le istituzioni fanno fatica a stare dietro quando non si pongono addirittura di ostacolo.
Ne deriva una nuova consapevolezza del ‘governo’ della vita sociale che spetta in primo luogo a noi cittadini e solo in seconda battuta alle istituzioni.
Troppo spesso cadiamo nell’errore di attendere dall’alto la soluzione dei nostri problemi. Il ‘principio di sussidiarietà’ si accompagna invece alla presa di coscienza che spetta a noi cittadini adoperarci in prima persona per rinnovare la società, pretendendo e richiedendo alle istituzioni l’aiuto (subsidium) necessario, consapevoli che le istituzioni sono a servizio dei cittadini e non viceversa.
Oserei dire di più: in una autentica democrazia sogno una classe politica che eserciti il suo ruolo secondo lo stile del volontariato, ovvero senza scopo di lucro, con gratuità e in nome della solidarietà. E dunque solo con il riconoscimento di un legittimo rimborso spese, e con l’esclusivo impegno di fornire un contributo di competenze e professionalità per il conseguimento del bene comune.
Tutto questo noi, come cittadini impegnati nel volontariato, possiamo e forse dobbiamo chiederlo se non addirittura pretenderlo.
Solo con questo capovolgimento di prospettiva l’Anno Europeo del Volontariato potrà dire di avere raggiunto uno scopo capace di incidere nel vivere sociale e far ripartire la macchina della solidarietà sociale, oggi fortemente inceppata.