http://farmacia-senzaricetta.com/
CPanel

AIL sezione di Taranto

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

 



Quale medico?

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a molti cambiamenti anche nell’esercizio delle professioni; così è successo anche per il medico che da cultore della medicina in senso lato diagnostico-clinica e terapeutica si è trasformato settorializzandosi sempre più, oggi si dice specializzandosi. Ma se guardiamo dall’ottica del cittadino utente - e soprattutto dall’ottica di quello tarantino - cosa si dovrebbe aspettare da un medico rispondente ai bisogni reali?
E se dovessimo parlare specificamente di un medico che voglia incidere sulla emergenza dei tumori, di cui tanto si parla a Taranto, e di quanto questi siano legati all’ambiente in cui si vive, che tipo di caratteristiche culturali e professionali dovrebbe avere?
Vediamo prima l’esistente e poi vediamo se è possibile compendiare.
 
Quello che manca
Attualmente, quando si pensa all’oncologia, disponiamo di medici, anche bravi, orientati sulla terapia: sono a conoscenza da manuale dei protocolli terapeutici aggiornati, delle ultime terapie in sperimentazione e dei posti dove si può ottenere la miglior risposta in tal senso. Hanno un grande rispetto degli accertamenti di ultima generazione perché ciò fa modernità (come PET) e guai a iniziare una terapia specifica prima di aver espletato tutto quanto, anche se il paziente crepa dai dolori.
Non esiste più il criterio di assumersi quella responsabilità in prima persona nei confronti del paziente se le “carte” non sono tutte a posto.
Manca colui che ha il fiuto diagnostico quando la malattia è ancor piccola e più aggredibile.
Manca chi faccia prevenzione e sappia cogliere il rischio del tumore a seconda del tipo di ambiente in cui vive o lavora.
Manca chi oggi faccia un controllo alimentare orientato alla prevenzione oncologica.
Manca chi si prenda la responsabilità di dire che certe tipologie industriali hanno un forte impatto sull’ambiente e conseguentemente sulla incidenza di malattie.
 
Medici-coraggio
Ma il medico oncologo dovrebbe essere tutto questo? La risposta è sì. Ma c’è di più: dovrebbe orientarsi maggiormente verso le cure palliative, la psicologia della comunicazione, l’etica professionale nel rapporto col paziente e mai, dico mai, tradire costui, perché è nel nostro giuramento professionale che sta insito tutto ciò. Invece succede che il medico si defila dalle responsabilità, dalla comunicazione di un evento negativo, dal denunciare una certa ambientazione perché ha timore.
Il medico deve essere fonte di coraggio non di paura per i propri pazienti. Come può esser tale se si defila da un appuntamento in cui si discute di come l’ambiente in cui si vive può esser fonte di malattie?
Nel corso degli studi oncologici è scritto dappertutto che il benzene è riconosciuto come potente cancerogeno e può determinare leucemie o linfomi; che le diossine si inseriscono nel DNA delle cellule e che hanno a che fare con mielomi ma anche tumori al seno e altri tumori; che il benzopirene è etichettato dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro come sostanza potente cancerogeno. Così dicasi per le amine aromatiche e per  le polveri sottili industriali che contengono di tutto.
E allora è lecito, anzi eticamente tassativo che il medico che si professa oncologo dica, ragioni, suggerisca, ipotizzi azioni preventive ma non che si defili.
Il medico oncologo dovrebbe cimentarsi anche nel dire come l’alimentazione sia anch’essa un elemento di prevenzione e suggerire che ritornare ad alimenti naturali e non farsi abbindolare da pubblicità fasulle basate solo su false economicità non paga in termini di prevenzione.
 
Da Taranto a Lecce
Vorrei da ultimo sottolineare che indubbiamente il medico, specie quando si tratta di malattie come i tumori, è soggetto a pressioni, a tensioni che derivano dalla coscienza dell’utenza della malattia grave e capisco che debba dimostrare di saper dare il meglio senza possibilmente rischiare in prima persona. Da qui deriva il grosso expertise su protocolli e terapie di ultima generazione che spesso hanno il potere di dare soddisfazione all’utente per aver applicato la terapia di Milano.
Tutto ciò ha prodotto, forse, un prolungamento di tempi più o meno lunghi della sopravvivenza di chi ha il tumore ma non ha pagato in termini di prevenzione del rischio di tumore. Il medico è sempre più in connubio con le aziende produttrici che danno la cosiddetta garanzia dell’aggiornamento.
Nel frattempo Taranto, stando a dati che si riferiscono ad un po’ di anni fa, è in zona rossa per quanto riguarda l’incidenza di tumori, come, consolatoriamente viene detto per altre aree del leccese. Se Taranto poteva essere zona verde non interessa, l’importante che ci sia qualcun altro che contenda la palma.
Se poi la contesa è basata da un lato da un apporto industriale eccessivo in termini di tossicità e dall’altro lato da discariche di dubbia natura susseguitesi nei decenni laddove un tempo c’era la pietra leccese, e tutto ciò non fa smuovere dal letargo il medico, allora siamo messi male.
 

Periodico bimestrale di informazione socio-sanitaria e di approfondimento scientifico

email: obiettivosalute@ail.taranto.it

Registrazione Tribunale di Taranto n. 16/2006


Editore
AIL (Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma) sezione di Taranto
via De Cesare, 3 - 74121 Taranto
Tel. 099.4533289 - Fax 099.4528821
email: ail.taranto@ail.it

Direttore editoriale
Paola D’Andria

Direttore responsabile
Marcello De Stefano


Segreteria
Margherita Bellocchio


Grafica e impaginazione
Francesco Buttari



Stampa
Tipografia Desi srl Visita il nostro sito www.tipografiadesi.com