http://farmacia-senzaricetta.com/
CPanel

AIL sezione di Taranto

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

 



La dieta meridionale: siamo campioni del mondo

La D.M. è il terzo elemento immateriale italiano ad entrare nella lista, dopo l’opera dei Pupi siciliani ed il Canto a tenore sardo.
A Nairobi la delegazione italiana ha dedicato il prestigioso riconoscimento ad un uomo simbolo del Cilento, il sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ucciso dalla criminalità organizzata. Perché fu proprio nel Cilento, a Pioppi di Pollica, che il fisiologo americano Ancel Keys, della Scuola Pubblica di Alimentazione dell’Università del Minnesota, scoprì le virtù della dieta di quella popolazione.
 
La dieta meridionale
Lo scienziato, vissuto fino a cento anni (deceduto nel 2004), si stabilì nel Cilento per 40 anni e fu responsabile nel 1960 del famoso Seven Countries Study con altri 6 distretti: USA, Finlandia, Olanda, ex Iugoslavia, Grecia, Giappone. Egli scoprì che l’ipercolesterolemia è una causa importante dell’infarto del miocardio e delle malattie cardiovascolari.
I risultati definitivi documentarono una più alta mortalità per queste malattie nel Nord Europa, rapportate al maggior consumo di grassi saturi ( prevalentemente grassi animali ) rispetto alla popolazione del Sud Italia che ne era meno colpita. A giusta ragione potremmo parlare allora di dieta meridionale.
Dobbiamo rifarci però alla parca dieta dei nostri nonni, costituita prevalentemente da cereali e da legumi, da vegetali e frutta, cibi tutti ricchi di fibre, olio e vino. Le proteine animali devono essere ridotte ad un terzo, cioè non essere prevalenti sul totale delle proteine.
 
Una grande
ricchezza rivalutata
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) già nel gennaio 2004 lanciò la strategia globale della salute, poi ripresa dalla Commissione europea nel marzo 2005, invocando corretti stili di vita, più attività fisica e la Dieta Mediterranea.
Il Ministero della Salute e della Pubblica Istruzione hanno firmato nel gennaio 2007 un protocollo d’intesa per far conoscere agli studenti di ogni ordine e grado, nell’ambito di una corretta alimentazione, la D.M., fornendo informazioni scientifiche corrette, indicando strategie utili per resistere alle pressioni sociali al consumo e contribuire alla riduzione delle malattie cronico-degenerative e dei tumori.
La D.M. è una grande ricchezza tramandataci, ed ora giustamente rivalutata. E’ esaltazione naturale dei 5 sensi, è uno scrigno che conviene gelosamente conservare e far conoscere ai propri figli, è un tocco di salute che ha varcato l’Atlantico e che si impone nei simposi degli scienziati salutisti di tutto il mondo.
 
Cultura e vita
E’ interessante notare che sul database scientifico PubMed, in un arco di tempo di 3 mesi, si evidenzia la presenza di 70 pubblicazioni scientifiche il cui tema principale è la D.M.
Le abitudini alimentari proprie della D.M. sembrano essere coerenti con le indicazioni espresse dalle linee guida prodotte dalle più autorevoli società scientifiche ed istituzioni internazionali che si occupano delle maggiori patologie che affliggono la nostra epoca (in particolare malattie cardiovascolari, cancro e diabete).
Secondo recenti studi  pubblicati sul British Medical Journal, la D.M. riduce tra l’altro, del 13% l’incidenza del Parkinson e dell’Alzheimer.
Il termine dieta si riferisce all’etimo greco stile di vita, cioè all’insieme delle pratiche, delle rappresentazioni, delle espressioni, delle abilità, delle conoscenze, dei saperi e degli spazi culturali con i quali i popoli del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare.
La dieta non è soltanto alimento, ma anche cultura, interazione sociale. E’ un insieme di competenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione, la convivialità. Ma è ancora la difesa del territorio, la salvaguardia del dissesto idrogeologico degli ulivi piantati persino sui pendii delle colline.
 
Il merito delle donne...
Un grande merito di questo obiettivo prestigioso va alle nostre donne che svolgono un ruolo indispensabile nella trasmissione delle competenze, nella salvaguardia delle tecniche, dei riti e delle celebrazioni.
Può festeggiare la Coldiretti, ma anche tutto il made in Italy, per l’aumento delle esportazioni e del turismo enogastronomico.                                                                                      
Il riconoscimento internazionale ha quindi un grande valore per l’Italia, paese simbolo di una cucina capace di contrastare l’invecchiamento cellulare, tanto da farci conquistare il primato europeo di longevità (77,2 anni per gli uomini e 82,8 per le donne ).
Ma il 36% dei nostri ragazzi intorno ai 10 anni è obeso o in sovrappeso contro il 20% dei ragazzi europei. Così come incalzano il diabete, l’ipertensione arteriosa, le malattie cardiovascolari e prevalentemente nelle nostre regioni meridionali. 
 
…e il rischio della modernità
La mediterraneità sta arretrando di fronte alla globalizzazione dell’alimentazione, alla ‘macdonaldizzazione’. Il tempo e lo spazio dedicato al mangiare nell’arco della giornata risultano sempre più compressi tra impegni di ogni genere, con il conseguente degrado progressivo della qualità della propria alimentazione.
Oggi prevale il modello americano con la tavola apparecchiata insidiata seriamente dal magnetico binomio divano-tv, mentre nelle spazzature delle famiglie italiane finisce il 30% del cibo acquistato. Una “maleducazione” alimentare generalizzata, dunque, che impone una riflessione su come conciliare la mediterraneità con la vita contemporanea.
Non mancano i segnali positivi, dal successo di Slow Food, all’interesse per i prodotti biologici e a chilometri zero. E’ urgente però promuovere campagne regionali di salute pubblica riscoprendo la D.M., arte che noi pugliesi abbiamo nel nostro DNA. Dobbiamo soltanto ritrovarne la memoria.
 
La Piramide alimentare...
Da circa 20 anni conosciamo la classica Piramide alimentare progettata e diffusa dal Dipartimento dell’Agricoltura USA, che in modo sintetico ed efficace spiega come adottare un tipo di alimentazione equilibrata.
Raffigura i vari gruppi di alimenti in modo scalare: alla base, si trovano gli alimenti di origine vegetale (caratteristici della dieta mediterranea) ricchi in termini di nutrienti (vitamine, sali minerali, acqua) e di composti protettivi (fibre e composti bioattivi di origine vegetale) e con ridotta densità energetica.
Salendo progressivamente si trovano gli alimenti a crescente densità energetica (molto presenti nelle diete nordamericane) che andrebbero consumati con una frequenza minore.
Il valore della Piramide Alimentare è duplice: da un lato rappresenta una eccellente sintesi delle principali conoscenze acquisite dalla medicina e dagli studi sull’alimentazione, indispensabili per chiunque presti attenzione alla propria salute; dall’altro è un potente strumento di educazione al consumo, che grazie alla sua efficace forma grafica e la sua indubbia semplicità, svolge un importante ruolo promozionale a vantaggio di tutti quegli alimenti (frutta e verdure in primis) che essendo quasi sempre “unbranded” non vengono pubblicizzati dalle aziende produttrici.
 
…e la Piramide ambientale
Ma udite, udite: la dieta mediterranea è salutare anche per l’ambiente. Una tazza di latte, cinque fette biscottate ed un frutto: 3 metri quadrati; un piatto di pasta e legumi: 4 metri quadrati; un etto di carne bovina 10,5 metri. I metri quadrati indicati, stanno per spazi verdi consumati: boschi, prati, fiumi, pascoli che servono per produrre un pasto di ciascuno di noi.
Il Barilla Center for Food and Nutrition ha elaborato, a partire dalle conoscenze scientifiche sulla dieta mediterranea, la doppia piramide. Si tratta di una seconda piramide ambientale stavolta rovesciata, con l’apice in basso, che misura l’impatto ambientale del lo stesso cibo rappresentato sulla classica piramide. E viene chiaramente in evidenza il concetto che ciò che fa bene alla salute fa bene al Pianeta.
Ogni livello della seconda piramide corrisponde ad un impatto ambientale, cioè ad un’impronta ecologica misurata scientificamente. L’impronta ecologica si misura in questo caso in metri quadri per chilo di alimento.
Vicini al vertice abbiamo gli alimenti più naturali - come la frutta (che lascia un’impronta di soli 3 metri quadri al chilo) gli ortaggi, il pane, le patate, e poi sopra l’olio, la pasta, le uova, il pollo, il pesce - e alla base rovesciata la carne rossa bovina che consuma, prima di arrivare sui nostri piatti, fino a 105 metri quadri di ambiente per chilo tra terreno da coltivare, pascoli, energia, fertilizzanti, trasporti, ecc.
 
La salute dell’ambiente                                                                                      
Le due piramidi, una a fianco all’altra, mostrano che gli alimenti tipici della dieta mediterranea sono anche quelli meno invasivi per l’ambiente. E allora, un menu giornaliero corretto deve prevedere una impronta ambientale non superiore a circa 20 metri quadri.
Per ottenere 100 calorie il modello alimentare mediterraneo provoca un impatto ambientale del 60% inferiore rispetto ad un’alimentazione di tipo nordamericana a base di carni e grassi animali assai più che di vegetali e cereali.
La stima degli impatti ambientali associati ad ogni singolo prodotto è stata condotta attraverso l’analisi del suo ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA), un metodo di valutazione dei carichi energetici e ambientali relativi all’intera filiera: dall’estrazione o coltivazione al trattamento delle materie prime, alla fabbricazione, al trasporto, alla distribuzione, all’uso, al riuso, al riciclo e allo smaltimento finale.
 
L’alimentazione corretta
Per ogni alimento poi è stato calcolato l’impatto ambientale in termini di Carbon Footprint (indicatore delle emissioni di CO2, quindi del consumo di energia), di Water Footprint, la quantità di acqua necessaria alla produzione e l’Ecological Footprint, che dà la misura di quanti ettari di terra sono necessari per rigenerare le risorse consumate e per assorbire i rifiuti prodotti.
Per produrre un chilo di formaggio ad esempio, si emettono circa 9 chili di CO2 e servono 5 mila litri di acqua. Una quantità equivalente di yogurt invece, comporta un chilo di CO2 ed il consumo di mille litri d’acqua.
La piramide ambientale tiene conto però soltanto dell’Ecological Footprint, perché più completa e facile da comunicare. E allora, per l’esempio precedente, un chilo di formaggio ha bisogno di 75 metri quadri di terra, un chilo di yogurt di 17.
Così, scegliere ogni giorno un’alimentazione equilibrata dal punto di vista nutrizionale è importante per la nostra salute, ma anche per la salvaguardia dell’ambiente. Infatti le scelte alimentari sono responsabili del 25% dell’impatto ambientale di ogni persona.
 

Periodico bimestrale di informazione socio-sanitaria e di approfondimento scientifico

email: obiettivosalute@ail.taranto.it

Registrazione Tribunale di Taranto n. 16/2006


Editore
AIL (Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma) sezione di Taranto
via De Cesare, 3 - 74121 Taranto
Tel. 099.4533289 - Fax 099.4528821
email: ail.taranto@ail.it

Direttore editoriale
Paola D’Andria

Direttore responsabile
Marcello De Stefano


Segreteria
Margherita Bellocchio


Grafica e impaginazione
Francesco Buttari



Stampa
Tipografia Desi srl Visita il nostro sito www.tipografiadesi.com