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AIL sezione di Taranto

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Polveri sottili senza segreti

Un binomio vincente: ricerca e giovani. E’ quello che sta alla base di una ricerca che ha portato a “decodificare” le polveri sottili, cioè ad identificare provenienza, peso specifico e pericolosità delle polveri nocive presenti nell’aria.
Finanziata dalla Regione Puglia e condotta dal Dipartimento di chimica dell’università di Bari e da quello di fisica dell’università del Salento, il progetto ha visto all’opera una squadra di 23 ricercatori e due docenti con un’età media di 30 anni, in maggior parte donne. 
Dopo due anni di studi approfonditi, utilizzando tecniche innovative, gli studiosi sono arrivati a definire un dato di fondamentale importanza: la provenienza.
Se infatti queste particelle (il noto pm10) provengono dal traffico possono anche essere leggerissime, ma molto dannose; se da altre fonti o da altre parti, come quelle che nel Sud Italia arrivano dal Sahara, possono risultare pesanti, ma molto meno nocive.
Pericolosità e peso, dunque, potrebbero anche essere inversamente proporzionali e questo è un dato che ha diversi risvolti.
Certamente è importante per la lotta contro l’inquinamento; ma lo è anche, se non di più, per le conseguenze economiche che esso assume.
Le direttive comunitarie, infatti, impongono una multa pari a circa dieci mila euro al giorno per chi supera il livello massimo di polveri sottili consentito, ma il parametro di riferimento non è la pericolosità, bensì il peso delle polveri. Così può succedere che il pm10 registrato a Milano risulti più leggero di quello registrato a Bari, con la differenza però che quest’ultimo ha più possibilità di disperdersi grazie al vento e agli altri agenti atmosferici, mentre il primo, prodotto dal traffico, rimane lì e si deposita.
Alla luce di queste considerazioni Italia, Spagna, Portogallo e Cipro hanno chiesto all’Unione europea una deroga, ma l’unico risultato è stato quello di scorporare dal limite fissato la porzione di pml0 dovuto a fonti transfrontaliere.
Ecco, dunque, l’importanza della ricerca pugliese: dimostrare la provenienza del proprio “inquinamento”. Cosa comporterà? Si faranno i decreti dei flussi anche per le polveri sottili? Agiremo in modo repressivo o preventivo? Come fermeremo il “nemico”?
Fuor di metafora, governare l’aria è complesso e con risvolti importanti sulla salute. Dal congresso dell’Associazione italiana di epidemiologia, tenutosi di recente a Firenze, è emersa, ad esempio, una stretta relazione tra polveri sottili e ricoveri per malattie cardiache. In cinque anni, sostiene lo studio Epiair, il pml0 è stato all’origine di 168 mila ospedalizzazioni. Lo stesso giorno in cui se ne è registrato un picco nell’aria, infatti, in alcune città, c’è stato un aumento di ricoveri per infarto del miocardio e scompenso cardiaco, rileva Francesco Forestiere del Dipartimento di epidemiologia del Lazio.
E mentre sul fronte ambientale si cerca di arginare l’inquinamento, su quello medico si corre ai ripari prima che sia troppo tardi. Si stanno moltiplicando i “medici sentinella”, una rete di professionisti di medicina generale che monitorano incidenza, prevalenza e progressione di una malattia in una data regione geografica e ne segnalano i risultati a un centro dati nazionale. A questi medici l’Associazione dei ‘medici per l’ambiente’ ha chiesto di includere le patologie da inquinamento, in costante aumento, fra quelle da segnalare.
Un monitoraggio, dunque, per intervenire in tempo reale.
 

Periodico bimestrale di informazione socio-sanitaria e di approfondimento scientifico

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