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AIL sezione di Taranto

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“Ho un sogno: una cura definitiva per ogni tipo di cancro”


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Parla Roberta Galati, volontaria Ail di Crispiano 

 

Tra i 25 mila volontari Ail che si impegnano quotidianamente in favore delle persone colpite da una malattia ematologica, c’è anche la nostra Roberta Galati. Vive a Crispiano, ha trent’anni e ne ha dedicati quasi dieci al volontariato; per Ail segue le campagne di raccolta fondi.

Come sei entrata in contatto con l’associazione?
Ho cominciato a fare volontariato quando frequentavo il liceo; un amico, che aveva avuto un problema di salute, mi parlò dell’Ail, che all’epoca non conoscevo ancora. Quando ho cominciato a frequentarne la sezione locale ed ho scoperto a quali pazienti si rivolgesse con i suoi servizi, ne sono rimasta stupita. Per puro caso ero finita nel “posto giusto”, nel senso che poco tempo prima mio padre si era ammalato: gli avevano diagnosticato un linfoma.

Il mio impegno per l’associazione in quel momento ha assunto un significato diverso, anche se mio papà non ha mai fatto ricorso ai servizi AIL. Oggi lui sta bene, anche grazie ai progressi fatti dalla medicina, conquiste importanti rispetto a terapie e diagnosi, che si devono alla ricerca scientifica. L’associazione la sostiene ogni giorno.

Hai un ruolo specifico nell’ambito dell’Ail?
Non un ruolo di tipo gerarchico; mi occupo, con un nutrito gruppo di volontari come me, di tutte quelle iniziative, organizzate per lo più su base nazionale, che hanno l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca. Parlo delle campagne natalizie, di quelle pasquali che vedono protagonisti i banchetti con le uova di cioccolato, nelle piazze di Taranto e provincia, e di tante altre iniziative.

Come fai a conciliare questo impegno con il lavoro?
In effetti non è semplice. Le giornate di tutti noi sono sempre pienissime, però la motivazione che ci spinge a dedicarci agli altri è talmente forte da renderci quasi capaci di far lievitare il tempo. Inoltre, ho un datore di lavoro particolarmente sensibile alle battaglie sociali e quindi durante le campagne Ail, cerchiamo di accordarci in modo che io non sacrifichi il lavoro, né il mio impegno per l’associazione.


Qual è la motivazione che muove il tuo impegno?
Credo che per quelli come me, che hanno alle spalle o stanno vivendo direttamente o indirettamente l’esperienza della malattia, sia più “semplice”, quasi naturale, trovare le energie da dedicare agli altri. Nel mio gruppo tuttavia, ci sono anche volontari che non sono direttamente entrati in contatto con la malattia, ma non per questo sono meno motivati di me.

Quindi cosa si può dire alle persone che vorrebbero fare del volontariato, ma hanno poco tempo a disposizione?
Esistono tanti modi di esprimere sentimenti di solidarietà, di rendersi utili, facendo qualcosa perché il futuro, in ambito medico-sanitario, sia migliore per tutti. Si possono donare anche piccole somme di denaro alle associazioni come l’AIL, destinare alle stesse il 5x1000 o comprare le uova o qualsiasi altro prodotto rientri in una campagna. Non c’è bisogno di tempo, in questo caso, solo volontà.


Durante le campagne per la raccolta fondi, quando allestite i banchi in piazza, o in altre occasioni, sicuramente vi sarà capitato di incontrare persone diffidenti che non credono che le loro donazioni siano impiegate per gli scopi dichiarati. Come fate a superare la diffidenza?
Non è facile, a volte la diffidenza è quasi un ostacolo insormontabile. Per noi che ci troviamo a Crispiano è più semplice, c’è il fattore “confidenza”, perché in paese ci conosciamo tutti. Quando mi vedono ai banchetti dell’Ail, il fatto che mi conoscano per loro è una sicurezza. Agli altri cerchiamo di spiegare in che modo si muove l’associazione, e parliamo dei risultati che ha raggiunto nei suoi 25 anni a Taranto.

Se dovessi attribuire all’Ail un aggettivo come se si trattasse di una persona, quale aggettivo ti verrebbe in mente?
“Limpida”. L’Ail è un’associazione molto seria, tutto quello che fa è espressione della sua totale affidabilità.

Qual è la sensazione più bella che si prova, impegnandosi nelle attività dell’associazione?
Si pensa agli altri e si abbandona l’egoismo: è questa la cosa più bella. Io sogno che un giorno gli scienziati possano annunciare di aver trovato delle cure (molte malattie che un tempo non lo erano, oggi sono curabili) facili da somministrare, anche per le malattie più gravi. Mi piace sognare e penso che sarebbe bello se si potesse guarire dalla leucemia, prendendo una pillola. A quel punto avremmo vinto la guerra contro il cancro, non solo una battaglia. Si può fare, serve l’aiuto di tutti.

 

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