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Via libera alle Car-T anche in Italia

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cattL’Agenzia italiana del farmaco ha dato l’ok alla terapia Car-T in Italia, per la cura di alcune tipologie di tumori del sangue. Per alcuni pazienti non ci sono altre prospettive di cura e l’autorizzazione dell’Organo va salutata come un passo in avanti, una speranza concreta per tante persone. 

Le Car-T rappresentano un segmento importante della nuova frontiera terapeutica. Non si tratta di cure valide per tutti i pazienti; questi ultimi infatti devono essere accuratamente selezionati, in base a determinati parametri, per poter avere accesso alle terapie. Come ogni pratica medica, anche le Car-T hanno naturalmente degli effetti collaterali, che possono causare anche infezioni molto gravi nel 7% dei pazienti. 

La prima persona che in Italia ha ricevuto questo genere di trattamenti è un paziente cinquantenne affetto da linfoma. Parlare di farmaci non è del tutto corretto: Car-T sta per Chimeric Antigens Receptor Cells-T. 

Sono gli stessi pazienti a “produrre” la cura per la malattia che li affligge. Questa prospettiva terapica prevede infatti che le cellule del sistema immunitario del paziente possano essere trattate in laboratorio allo scopo di renderle in grado di riconoscere la minaccia rappresentata dalla patologia. Dopo essere state nuovamente infuse nel paziente, tali cellule sono “pronte per combattere il cancro”. 

Si tratta di una procedura personalizzata perché concentrata sul potenziale di cura di ogni singolo paziente. Dalla fase di prelievo a quella di reimpianto passa circa un mese. Nel frattempo la persona interessata deve sottoporsi ad una sorta di chemioterapia, per “resettare” il proprio sistema immunitario e lasciare che le cellule trattate in laboratorio e reinfuse (i linfociti T) possano agire. I migliori risultati finora sono stati riscontrati nei trattamenti contro le leucemie e i linfomi di tipo B. La sperimentazione è tuttavia in corso anche per altri tumori del sangue.

Solo centri altamente specializzati possono offrire questo genere di cure, peraltro molto costose. A Milano, finora, sono stati trattati sei pazienti adulti con linfoma e altri 5 sono in attesa di sottoporsi alla procedura. Le Car-T rappresentano una speranza anche per i bambini. L’unico centro deputato a somministrare queste cure ai minori è la Clinica pediatrica dell’Università Milano Bicocca e Monza.

Le cautele tuttavia devono necessariamente essere tante. Anche le parole devono essere “caute”, perché gli ematologi chiariscono che siamo solo all’inizio di un lungo percorso sulla via della sperimentazione. 

L’Ail può fare molto, sia per i pazienti più giovani, sia per gli adulti. Con le sue residenze e i servizi che offre, a domicilio e nei reparti di Ematologia, può dare una mano anche alle famiglie delle persone cui vengano prospettate terapie particolari. 

Chi ha bisogno di cure speciali, è spesso costretto a trasferirsi in un’altra città, con la famiglia al seguito. In questo senso il sostegno dei volontari Ail diventa fondamentale. Ecco perché l’Associazione chiede il tuo aiuto. Ogni donazione, anche la più piccola, può essere di vitale importanza per chi affronta una malattia onco-ematologica.

 

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