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I danni indiretti del coronavirus

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Il coronavirus non ha cancellato le altre malattie. Al contrario, ha causato danni indiretti anche ai pazienti degli altri reparti ospedalieri; a chi attendeva di essere contattato dall’Asl per intraprendere un percorso diagnostico, terapeutico o riabilitativo; a chi doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico. 

Questo l’argomento al centro di molte pubblicazioni, affrontato qualche giorno fa anche nel corso di un convegno dal titolo “I tumori al tempo del coronavirus”, tenutosi a Crispiano, in provincia di Taranto.

Nel capoluogo jonico si è pensato di mettere in sicurezza i reparti di Ematologia ed Oncologia, trasferendo i degenti, a scopo precauzionale, dall’ospedale Moscati presso le Case di cura D’Amore e Villa Verde. La scelta si è rivelata, nel tempo, quella giusta. La collaborazione tra pubblico e privato ha funzionato. Almeno stando all’analisi dell’Asl di Taranto.

Tuttavia, il trasferimento dei pazienti durante la fase acuta della pandemia non è stato “indolore”, si sono registrati disagi, ovviamente, tra i medici, i pazienti e anche tra chi li assisteva, AIL compresa. Ma la sicurezza, rispetto al contagio da covid, è stata garantita. Attualmente i reparti (tornati nella loro sede naturale) sono in fase di “sistemazione”, per assicurare ai malati i trattamenti che già ricevevano, ma anche per offrire loro servizi aggiuntivi.

I pazienti che al momento dell’esplosione dell’epidemia non erano ricoverati in ospedale hanno dovuto rinunciare a visite e terapie e chi avrebbe dovuto sottoporsi ad esami preventivi non lo ha potuto fare.

Si stima che non solo a Taranto, ma in tutta l’Italia si sia registrata la totale assenza di controlli per ben tre mesi. E anche adesso prenotare un esame resta un’impresa. Sono mancati anche i cosiddetti follow up, ovvero gli accertamenti di routine che si fanno periodicamente per verificare gli effetti delle cure. Secondo la Fondazione Aiom (Associazione dei medici oncologi), 230 mila persone si sono trovate nella condizione di dover interrompere i percorsi di cura o gli screening di prevenzione. Gli italiani con patologie onco-ematologiche e cardiovascolari sono 10 milioni. Se si considerano anche le altre malattie, le cifre naturalmente crescono. 

A Taranto, città particolarmente colpita dai tumori, la popolazione è molto sensibile al tema. Si spera che le strutture sanitarie siano presto, nel loro complesso, messe nelle condizioni di garantire la presa in carico dei pazienti “trascurati” a causa dell’emergenza. 

L’AIL, come abbiamo spesso sottolineato, ha incontrato grandi difficoltà durante il lockdown. Un periodo complicato per l’attività dei volontari, dell’equipe multidisciplinare che si occupa dell’assistenza a domicilio; un momento ricco anche di attestazioni di solidarietà.

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