http://farmacia-senzaricetta.com/
CPanel

AIL sezione di Taranto

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size


Ritardi nelle diagnosi a causa del Covid; gli studi lo dimostrano

E-mail Stampa PDF

bjh.15479.fpGli effetti indiretti del Covid sui pazienti colpiti da altre malattie cominciano ad emergere. Non che non si conoscessero già, nei mesi scorsi. In particolare, nella fase emergenziale della pandemia, nel nostro Paese (altrove l’emergenza si sta verificando mentre scriviamo) non è stato possibile assistere adeguatamente gli altri malati, per evidenti ragioni.

Anche Taranto ha avuto qualche problemama fortunatamente nessuna situazione ha superato la soglia di criticità definita, con qualche approssimazione, tollerabile. Almeno rispetto ai pazienti con malattie già conclamate. 

Invece su chi si è ammalato durante la pandemia e non a causa del nuovo coronavirus, oggi abbiamo anche degli studi che confermano quanto già si sapeva o era facile immaginare, sull’argomento. 

Un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato sul British Journal of Haematology l’analisi di alcuni casi di leucemia diagnosticati in ritardo, proprio a causa del Covid-19. 

Durante la fase dell’emergenza chi era già in cura - rileva lo studio – avrebbe ricevuto l’assistenza necessaria, seppure tra mille difficoltà. Diversamente, chi non aveva ancora una diagnosi in mano, sta pagando oggi pesanti conseguenze. Molti esami radiologici ed ematologici sono stati rinviati e continuano ad esserlo, soprattutto in alcuni distretti del Paese; ciò comporta un ritardo nelle diagnosi. 

Tutti sappiamo quanto sia importante la tempestività, nell’individuare le malattie alle loro prime manifestazioni. Il paziente che riceve una diagnosi per tempo ha sicuramente più chance di una persona che subisce rallentamenti e stop, nel percorso di indagine. 

Nel caso delle leucemie acute, l’inizio delle terapie deve avvenire il prima possibile, perché si tratta di patologie che tendono a peggiorare rapidamente, sviluppando disturbi anche gravi contemporaneamente. Lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista britannica vede tra i suoi autori Paolo De Fabritiis, direttore dell’unità di Ematologia dell’ospedale S. Eugenio di Roma ed è stato condotto prendendo in considerazione otto casi di iperleucocitosi, osservati tra marzo e aprile. 

Sono tutti risultati negativi al Covid, ma avevano sintomi che avrebbero dovuto condurli rapidamente verso un percorso di accertamento. Invece hanno aspettato da 21 a 45 giorni prima di rivolgersi al Pronto Soccorso. “In questi casi ha prevalso l’ansia per il covid sulla necessità di sottoporsi quanto prima ad esami specifici”. 

Un nuovo studio sarà avviato dallo stesso team di ricercatori, con il gruppo GIMEMA. Ricordiamo che l’Ail è in stretta connessione con la Fondazione per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica contro le malattie ematologiche. 

Ora, più che mai, è fondamentale il contributo dei donatori, delle tante persone che credono nei valori che l’AIL rappresenta. 

Per favorire la ricerca scientifica, il sostegno all’AIL è la strada maestra. È sempre il momento giusto per donare. In questo momento, per esempio, si può offrire il proprio contributo con un gesto semplicissimo: donando il 5x1000 all’associazione fondata dal Professor Mandelli. Scrivi il codice fiscale 80102390582 nell’apposito spazio del modulo per la dichiarazione dei redditi e firma. Non costa nulla, ma vale tanto!

 

Diventa donatore

Orario sede

Lunedì

09.00 - 13.00

Martedì

09.00 - 13.00

Mercoledì

09.00 - 13.00

Giovedì

09.00 - 13.00

Venerdì

09.00 - 13.00

Facebook FanBox