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Nuove cure per la leucemia linfoblastica acuta

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LeucemieLinfoblasticheAcute AIL

 

 

Aumenta il numero delle malattie del sangue che possono essere curate. Grazie alla ricerca scientifica e all’impegno di tutti. Grazie alla vostra, alla nostra generosità, anche oggi, più di qualcuno ha potuto festeggiare la guarigione dalla leucemia o da un’altra patologia ematologica.

Novità importanti, sul fronte dei trattamenti, arrivano per le persone colpite dalla leucemia linfoblastica acuta, una forma aggressiva della malattia che non risparmia nemmeno i bambini. Oggi è possibile sconfiggere definitivamente questa patologia o, quanto meno, attraversare lunghi periodi di “benessere”, pur con una diagnosi di questo tipo. 

È infatti disponibile la prima immunoterapia che consente di eradicare anche le cellule malate invisibili all’esame microscopico; cellule che possono resistere anche in assenza di sintomi e generare ricadute. 

Blinatumomab è il nome della nuova terapia che, come riportano il Messaggero e altre pubblicazioni, si basa sull’avanzata tecnologia BiTE. L’Agenzia italiana per il Farmaco ha da poco dato l’ok all’estensione di questo protocollo ai bambini (a partire da un anno d’età), se la leucemia non migliora o si ripresenta. Non scendiamo nei dettagli tecnici. La novità sta nel fatto che finora il trattamento era proposto esclusivamente agli adulti.

Questo farmaco ha la capacità di attivare il sistema immunitario del paziente contro il cancro. Ogni anno si registrano, in Europa, settemila nuovi casi di leucemia linfoblastica acuta; i bambini colpiti sono 5000, dei quali 400 risiede in Italia.

Uno studio ha dimostrato che il 91% di piccoli pazienti che rispondono alla cura con la nuova immunoterapia riesce a passare con successo, una volta negativizzata la patologia residua, alla fase del trapianto, con più ampie possibilità di guarigione completa. Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia, Terapia Cellulare e Genica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma ha dichiarato che il blinatumomab rappresenta una vera e propria rivoluzione nel trattamento dei pazienti pediatrici affetti da questa forma di leucemia. 

Per proseguire su questa strada, costellata di successi, per medici e pazienti, è necessario che ognuno dia il proprio contributo. È importante che i pazienti si sentano assistiti, curati, accolti (quello che i volontari AIL fanno ogni giorno, nelle corsie degli ospedali e a domicilio) ed è fondamentale che la generosità dei donatori AIL cresca.

Chi può doni: strumenti di lavoro, oggetti utili in ospedale o somme di denaro, anche piccole. Sono gesti che fanno crescere la ricerca scientifica. Non dimentichiamolo mai: gli altri siamo noi. 

 

 

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