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Dalla leucemia mieloide cronica si può guarire

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ricercaLeucemia AIL

Anni fa ricevere una diagnosi di malattia ematologica (soprattutto relativamente ad alcune patologie) significava quasi trovarsi di fronte ad una condanna certa. Oggi le cose sono profondamente cambiate: è sensibilmente cresciuto il numero delle patologie curabili, grazie alla ricerca scientifica e ai progressi compiuti nell’ambito delle terapie. 

La leucemia mieloide cronica è tra le malattie che fanno sicuramente meno paura di un tempo. Questo genere di patologia nasce nel midollo osseo e tende a progredire lentamente. Nello specifico, a causare la leucemia mieloide cronica sono mutazioni delle cellule staminali. 

L’esordio della malattia non è improvviso e sintomatico, come accade nel caso della leucemia acuta, ma subdolo. All’inizio la persona colpita non presenta sintomi di alcun tipo, eppure la patologia è già in atto e prosegue la sua corsa silenziosa verso un quadro che in seguito sarà più drammatico. 

Oggi esistono protocolli per trattarla in tempo, programmi di cura che garantiscono un’aspettativa di vita che non differisce da quella dei soggetti sani. I farmaci responsabili delle guarigioni o, per lo meno, di una migliore qualità della vita del malato sono l’Imatinib e il Bosutinib. Altri farmaci hanno un profilo di sicurezza diverso, meno affidabile. L’Imatinib e il Bosutinib invece non presentano effetti collaterali pericolosi; si tratta tuttavia di somministrazioni a lungo termine. Si parla di anni, ma i risultati sono in moltissimi casi ottimi, cioè cresce nel tempo il numero delle guarigioni ottenute attraverso tali terapie. 

Come sempre, è la ricerca scientifica a fare la differenza. Anni di indagini in laboratorio, di sperimentazioni portano a questi brillanti risultati. Dunque, tutti dovremmo sentire un richiamo forte alla solidarietà, alla donazione, per supportare i pazienti ematologici e alimentare la ricerca scientifica. 

Attraverso l’AIL si può sostenere le attività dei medici e degli scienziati, così come quelle dei volontari dell’Associazione. Questi ultimi sono 20 mila in tutta Italia e dedicano parte del loro tempo ai pazienti ematologici, nelle corsie degli ospedali e a domicilio. Insieme si può fare in modo che cresca il numero delle malattie del sangue curabili attraverso terapie sicure ed efficaci. 

Un contributo donato all’AIL significa un sorriso in più sul volto di un paziente, significa aiutarlo a ritrovare la fiducia in sé stesso e nel futuro. Con AIL #maipiùsognispezzati. 

 

 

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