http://farmacia-senzaricetta.com/
CPanel

AIL sezione di Taranto

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

 



Allarme veleno nel latte materno - Pagina 5

E-mail Stampa PDF
Indice
Allarme veleno nel latte materno
L'inceneritore di Montale
Analisi su latte materno
I dati a Taranto
12 domande
Trasmettere vita o veleni?
Tutte le pagine
12 domande
Certamente un esame condotto su due soli campioni non può assumere una valenza scientifica. Assume tuttavia un chiaro significato di denuncia e si presta ad alcune a considerazioni:
  1. perché questi esami di biomonitoraggio non sono eseguiti su larga scala ed in modo sistematico nel tempo, in modo da valutare l’evolversi della quota di inquinanti presenti nel latte materno?
  2. in altri Paesi viene documentato un decremento, probabilmente per effetto di misure di prevenzione conseguenti, anche, alla convenzione di Stoccolma. Ma in Italia sappiamo cosa succede? 
  3. chi può in tutta onestà ritenere che gli attuali livelli di contaminazione del latte materno siano scevri da rischi per la salute dei bambini e non siano inevitabilmente destinati ad aumentare se si prosegue in politiche di incenerimento e combustione, sia che si tratti di biomasse o di rifiuti, come si sta registrando ovunque in Italia?
  4. come ci si può ragionevolmente “fidare” di nuove o migliori tecnologie impiantistiche (BAT) se è indiscutibile che anche da un impianto tenuto sotto stretta osservazione - dopo gli incidenti occorsi - quale quello di Montale, i PCB sono emessi in quantità assolutamente non trascurabili ed altrettanto accade, fatte le debite proporzioni, per il tanto decantato inceneritore di Brescia?
  5. perché in uno studio, denominato Moniter, promosso dalla Regione Emilia Romagna, con una spesa di oltre 3 milioni di euro, condotto per valutare le ricadute sulla salute in prossimità degli 8 inceneritori della regione e varato dopo la diffusione dei dati dello studio sui due inceneritori di Forlì (studio di Coriano), non è stato previsto alcun campionamento di diossine su matrici biologiche, in particolare su latte materno di donne stabilmente residenti in area di ricaduta di tali impianti e/o in animali da cortile, dato che la via principale di assimilazione di queste sostanze è quella alimentare?
  6. sappiamo che l’OMS raccomanda comunque l’allattamento materno fino al 6° mese pur in presenza di contaminanti e, per quanto è dato sapere, non ci sono per ora protocolli che ne valutino caso per caso la durata in funzione della quantità di sostanze presenti nel latte. E’ tuttavia accettabile che un bimbo di 5 kg possa indifferentemente assumere da 18 a 240 pg/kg di peso (invece dei 2 raccomandati da OMS ed UE per gli adulti) al dì a seconda che risieda in una zona rurale, a Brescia o Taranto o 80 pg/kg di peso se risiede nel territorio di ricaduta dell’inceneritore di Montale? 
  7. come si possono dare consigli scientificamente motivati in merito se non si impostano studi su larga scala e protratti nel tempo?
  8. chi può assicurarci che il triste primato che l’Italia detiene riguardo il cancro nell’infanzia, ovvero un incremento del 2% all’anno, pressoché doppio di quello riscontrato in Europa (1.1% annuo) non abbia relazione con l’esposizione già in utero e poi attraverso il latte a questa pletora di sostanze tossiche e pericolose?
  9. perché devono essere i cittadini e soprattutto le mamme a porsi questioni così cruciali dovendo sempre fare da “traino” alle istituzioni la cui unica preoccupazione sembra essere quella di “tranquillizzare” sempre e comunque i cittadini?
  10. perché non ammettere - onestamente - che la questione è talmente scabrosa che di fatto si è preferito fino ad ora ignorarla? Perché non si comincia, ad esempio, con una analisi sistematica degli inquinanti presenti nel cordone ombelicale, data la disponibilità delle banche del cordone?
  11. per il futuro cosa si pensa di fare? Non sarebbe il caso di cominciare chiudendo definitivamente inceneritori come quello di Montale, per il quale esistono ormai le prove del suo coinvolgimento nella contaminazione riscontrata negli alimenti e perfino nel latte materno, e al tempo stesso abbandonare le dilaganti politiche di incenerimento di materiali di ogni tipologia e composizione? I rifiuti, come dice la legge, devono essere smaltiti “senza danno per la salute e per l’ambiente” e ciò è assolutamente possibile già oggi escludendo del tutto le combustioni ed evitando in buona misura anche il conferimento in discarica.