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AIL sezione di Taranto

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Toccante odissea nell'area di Taranto

Le tematiche ambientali sono sempre più “trasversali” e all’ordine del giorno, perché qualunque tipo d’inquinamento reca con sé problematiche molto complesse a livello d’interferenza sulla qualità della vita d’ogni ecosistema, che non possono essere più ignorate o sottovalutate.

Non a caso l’Organizzazione mondiale della Sanità attribuisce al concetto di salute un significato più esteso: “la salute è lo stato di complesso benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità”. L’organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, ha individuato su tutto il territorio nazionale una serie di siti caratterizzati da un grave inquinamento di tipo chimico, con potenziali effetti nocivi sulla salute: Brindisi, Manfredonia e Taranto sono fra le città a maggior rischio ambientale. Taranto in particolare, come è noto, vive una situazione piuttosto difficile soprattutto per la presenza sul territorio d’industrie a ciclo continuo, pesantemente inquinanti; pertanto la popolazione residente è esposta a livelli particolarmente elevati di determinati agenti dannosi alla salute.
Sull’inquinamento ambientale nel capoluogo ionico sono stati scritti fiumi di parole sia sui quotidiani locali e nazionali sia sui settimanali, probabilmente senza attirare quell’attenzione che questo problema merita.
L’articolo-inchiesta, per la sua stessa natura, ha una memoria-vita più limitata nel tempo rispetto a quella di un libro. Prendendo in prestito dal linguaggio tipico degli addetti alla comunicazione del vino, il libro “ha un effetto persistente nel tempo”. Non viene meno a questa caratteristica l’ottimo lavoro di Giuliano Foschini: Quindici Passi (Fandango editore). E’ un libro-inchiesta, nato dall’incontro dello stesso Foschini con i responsabili dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) durante una conferenza organizzata dalla stessa Arpa presso l’ex ospedale Testa di Taranto.
“Sentivo parlare di Pcb, Bat, Bot, Nox, Cox, Aia, Ipa, Pm10 - scrive l’autore - acronimi che non significano nulla di buono, però hanno un suono ingannevolmente dolce”. Non potrebbe essere diversamente per una città che negli ultimi decenni “non si è fatta mancare nulla” (la raffineria dell’Agip, il Cementificio Cementir, le due centrali elettriche della società Edison, l’Ilva).
Le fonti di Foschini sono soprattutto Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa, e Alessandro Marescotti, prof. di lettere, che da anni mostra viva sensibilità e partecipazione alle problematiche ambientali del nostro territorio. E’ anche merito suo e delle associazioni ambientaliste, se la Regione Puglia ha approvato la Legge antidiossina che dal 31 dicembre 2010 limita a 0,4 nanogrammi al metrocubo l’emissione di diossine nell’aria, percentuale in linea con le direttive europee.
La lettura scorre veloce tra la storia di Marina, i racconti di Alessia, i pensieri di Rebecca, Francesco, Stefano e Luam, che così scrive al governatore Vendola: “Caro presidente, noi vorremmo che la nostra città fosse più pulita, perché è così sporca e il cielo è pieno di fumi, infatti Dio vorrebbe aiutarci, ma non può perché se si affaccia sta male anche lui”.
 
Nel racconto s’inseriscono, come una scure, i dati forniti dal dott. Patrizio Mazza, che Foschini definisce “burbero” ma per chi lo conosce è semplicemente un medico scrupoloso ed attento. Un incremento delle leucemie del 20-30% superiore alla media nazionale, come più volte fa notare l’insigne ematologo, potrebbero scoraggiare chiunque, ma Mazza stoicamente va avanti e, fra una protesta e l’altra, continua scrupolosamente a curare i suoi ammalati.
Con le nuove leggi avremo un minor inquinamento dell’aria, ma non altrettanto si può dire per i terreni. L’ha provato di persona Angelo Fornaro, protagonista di un’altra storia triste, perché a nessuno e tantomeno ad un pastore come Angelo fa piacere veder abbattere le sue settecento pecore, perché malate di diossina. Gli ovini non dovrebbero pascolare sotto le ciminiere, ma la sua masseria è lì da cento anni. 
Ad un certo punto ci sembra di leggere una buona notizia: all’interno dell’Ilva sono presenti anche dei grandi parchi. La buona notizia viene però immediatamente disillusa, perché al contrario di quella che può essere la prima immagine legata a questo termine - un territorio di particolare interesse paesaggistico - in realtà si tratta più semplicemente di depositi minerari a cielo aperto. E’ sufficiente un po’ di vento e le polveri dei minerali si disperdono nel raggio di molti Km.
Continuando nella lettura, il lavoro di Foschini supera i confini letterari del mero libro d’inchiesta, frutto di un lavoro meticoloso tra carte giudiziarie e ambientali, numeri ed emissioni, per divenire una pulsante raccolta di esperienze, di storie raccontate dalla gente che vive a ridosso dello stabilimento, o che vi lavora all’interno, dai bambini che disegnano solo cieli neri alle donne che si ritrovano le scope ed il bucato rossi di quarzite. 
Un libro bello ed emozionante, già dal titolo suggestivo ed emblematico, perché come scrive l’autore “Qua ai Tamburi tutto è rosa. Pure le Cappelle del Cimitero”. Il Cimitero è quello di San Brunone, quindici passi dalla fabbrica e quindici dalle case.
“Ora le cappelle le pittano di rosa perché tanto diventano di quel colore dopo qualche giorno e a questo punto meglio farlo, si risparmia tempo e una brutta figura; almeno i nostri morti, almeno loro, non sembrano sporchi”.
Giuliano Foschini, giornalista nato a Barletta, ha svolto il suo compito come il più partecipe degli abitanti di Taranto. Ora tocca a noi far sì che il prossimo libro dedicato alla nostra maltrattata città sia di tutt’altro genere e tono.
 

Periodico bimestrale di informazione socio-sanitaria e di approfondimento scientifico

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