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Manifestazioni ed eventi

Car-T, un’altra buona notizia

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Car-T AILLe buone notizie sono necessarie come l’aria in questa particolare fase storica; fondamentali per i pazienti ematologici e in generale per chi affronta una malattia importante. Un nuovo risultato positivo arriva dal Niguarda di Milano, dove una persona affetta da un tumore del sangue si è sottoposta alla terapia Car-T, raggiungendo un traguardo che i sanitari hanno giudicato molto positivamente. 

Ricordiamo che questo genere di cura, approvata da pochi mesi dall’Agenzia Italiana del Farmaco per specifiche patologie, si basa sul prelievo delle cellule (i linfociti T) dal paziente, sulla loro ingegnerizzazione in laboratorio (per semplificare, sulla loro lavorazione) e, in un secondo momento, sulla reinfusione delle stesse nel sangue del paziente. 

I linfociti vengono praticamente armati in laboratorio a riconoscere le cellule tumorali e a neutralizzarle. Si tratta di un percorso di cura che viene scelto soltanto quando tutte le altre possibilità non sono attuabili.

Stando alle notizie pubblicate su diversi quotidiani negli ultimi giorni, si è potuto constatare che il paziente trattato con Car-T al Niguarda ha avuto una remissione completa della malattia. 

Le Car-T riescono a dare una speranza ai malati che altrimenti non ne avrebbero. Dall’America all’Italia, la cura sta dando già da tempo ottimi risultati sui pazienti indicati per riceverla. Sono i medici a fare una selezione, in base al tipo di patologia e ad altri requisiti, per così dire, che non devono mancare per proporre questo tipo di trattamento. 

In tempi di Covid-19, la notizia che arriva da Milano fa ancora più piacere. Lo scorso febbraio, prima dell’esplosione della pandemia, il reparto di Ematologia dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Taranto aveva già ricevuto il riconoscimento di adeguatezza da parte dell’AIFA e il nulla osta ministeriale, per la somministrazione dell’immunoterapia cellulare autologa, ovvero della Car-T. Mancava soltanto l’accordo con la casa farmaceutica che distribuisce il “farmaco”.

Anche nel caso di queste terapie la ricerca scientifica sulle malattie del sangue è risultata fondamentale. Senza il lavoro in laboratorio, non si sarebbe arrivati ai risultati che oggi vediamo: un aumento delle guarigioni di alcune malattie del sangue, evidenziabile anche a livello statistico.

I ricercatori italiani o che operano all’estero sono costantemente sostenuti dall’AIL. La Sezione locale di Taranto destina parte dei fondi raccolti ai ricercatori; inoltre i contributi in denaro sono utilizzati anche per lo sviluppo di progetti sul territorio e per l’assistenza ai pazienti, in corsia e a casa.

Ecco perché il tuo sostegno è indispensabile. Dona il 5x1000 all’AIL.

Codice Fiscale: 80102390582. Non far mancare il tuo supporto, la tua firma può salvare tante vite!

 

 

Paziente refrattario alle cure guarisce

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IEO logo copiaNon rispondeva alle cure tradizionali. Oggi non solo sta bene ma è stato dichiarato “clinicamente guarito”.

Si tratta di un giovane uomo di 35 anni sottopostosi a trapianto di midollo osseo, perché affetto da una forma di leucemia mieloide acuta. Prima dell’intervento (occorre ottenere la remissione della malattia prima di eseguirlo, per scongiurare il rischio di ricadute), il suo quadro clinico restava per i medici pressochè invariato, nonostante i trattamenti. Poi l’equipe della Divisione di Ematoncologia e Trapianto di midollo dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) ha deciso di cambiare strada, modificando la chemioterapia in corso e proponendo al paziente la combinazione con un altro farmaco, già in uso, ma su un’altra fascia di malati ematologici.

La notizia è apparsa sul sito di Repubblica, mentre i risultati della “sperimentazione” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Leukemia & Lymphoma

Il farmaco che ha salvato la vita al paziente in un primo momento refrattario alle cure si chiama venetoclax. Fino ad ora era stato impiegato per la cura dei pazienti anziani colpiti da leucemia mieloide acuta. In fase iniziale viene già da tempo somministrato loro questo medicinale. 

Il dottor Corrado Tarella e la dottoressa Elisabetta Todisco dello IEO hanno deciso di organizzare uno studio clinico nell’ambito del Gruppo Italiano Trapianto di Midollo; credono fermamente che questi risultati siano replicabili. Se la ricerca dovesse avere esito positivo, come ci si aspetta, d’ora in poi si avrebbe un’arma in più contro la resistenza alla chemioterapia di alcune forme di leucemia acuta. Da solo il venetoclax potrebbe d’altro canto rappresentare un’efficace terapia di supporto per i pazienti che hanno subito un trapianto allogenico. 

La ricerca scientifica segna ogni giorno nuovi importanti progressi. Poter fare ricerca significa avere a disposizione sempre più farmaci per la cura delle malattie ematologiche, nuove modalità diagnostiche, terapie sempre più mirate ed efficaci, trattamenti personalizzati. AIL sostiene la ricerca scientifica, grazie alle vostre donazioni. I volontari AIL Sezione di Taranto assistono i pazienti in ospedale e a domicilio; essi rappresentano, con i medici e gli infermieri, un punto di riferimento anche per le famiglie dei malati ematologici, che vengono sostenute anche dal punto di vista psicologico. Esattamente come i malati. 

Abbraccia la missione AIL. Ogni contributo, piccolo o grande che sia, può salvare molte vite. Dona il 5x1000 all’AIL. Codice fiscale: 80102390582. La tua firma è fondamentale. 

 

 

Gazzetta MarathOne per AIL, partecipa anche tu

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FB-marathon b 2 -2-5fa25Se hai voglia di partecipare ad una “corsa alla beneficenza”, Gazzetta MarathOne è l’iniziativa che devi assolutamente conoscere. Si tratta di una gara sui generis: virtuale e non competitiva, in programma il 4 e il 5 luglio prossimi. Ventiquatt’ore, dalle 20 alle 20, durante le quali potrai correre dove vorrai e per quanto vorrai. 

L’AIL è tra le associazioni che sostengono Gazzetta MarathOne. Per partecipare occorre avere un tracker, cioè scaricare un’app che consente di misurare il percorso, la distanza coperta. In una sorta di staffetta ideale i chilometri (va bene anche un solo chilometro) da te percorsi si sommano a quelli degli altri maratoneti. Il risultato è una grande corsa collettiva a sostegno delle persone in difficoltà: i pazienti ematologici, se si decide di correre per AIL. 

Un modo anche per fare sport, per conoscere altre associazioni, per entrare in contatto più stretto con l’AIL. Per sentirsi bene. Perché, lo abbiamo scritto tante volte, far del bene fa bene due volte. A chi lo riceve e a chi lo fa. 

La donazione minima da versare per aderire alla Gazzetta MarathOne corrisponde a cinque euro. Un contributo prezioso per la lotta contro le malattie del sangue, quindi per la ricerca scientifica e per le attività di assistenza ai pazienti che i volontari dell’associazione svolgono quotidianamente. 

A Taranto i luoghi da scegliere per dedicare un po' di tempo ad una corroborante corsa sono tanti. Perché non costeggiare il mare, per esempio, pensando all’oceano di bene che il movimento genera? Non solo il movimento delle gambe, dei muscoli. Nel partecipare alla Gazzetta MarathOne è il cuore quello che più conta. Non importa se non si è veloci, il traguardo non è nei minuti di corsa, ma nel tempo prezioso che si regala ai malati ematologici.

Nell’arco delle 24 ore della maratona si può decidere di fare anche più di un percorso, magari intervallandoli. Il tracker registra ogni metro e i chilometri, tutti insieme, diventano un grandissimo gesto di solidarietà.

Per iscriversi basta visitare la pagina del sito AIL dedicata alla maratona https://www.ail.it/tutte-le-news/897-partecipa-alla-corsa-virtuale-marathone-e-sostieni-ail e seguire le istruzioni. Tutti gli iscritti hanno diritto a ricevere un kit AIL con pettorale digitale personalizzato da scaricare e stampare; un pacco gara virtuale con coupon e voucher offerti dagli sponsor della corsa e un diploma di partecipazione da scaricare al termine dell’iniziativa. 

Sostieni l’AIL facendo sport, corri al fianco dei pazienti ematologici!

 

I danni indiretti del coronavirus

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Il coronavirus non ha cancellato le altre malattie. Al contrario, ha causato danni indiretti anche ai pazienti degli altri reparti ospedalieri; a chi attendeva di essere contattato dall’Asl per intraprendere un percorso diagnostico, terapeutico o riabilitativo; a chi doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico. 

Questo l’argomento al centro di molte pubblicazioni, affrontato qualche giorno fa anche nel corso di un convegno dal titolo “I tumori al tempo del coronavirus”, tenutosi a Crispiano, in provincia di Taranto.

Nel capoluogo jonico si è pensato di mettere in sicurezza i reparti di Ematologia ed Oncologia, trasferendo i degenti, a scopo precauzionale, dall’ospedale Moscati presso le Case di cura D’Amore e Villa Verde. La scelta si è rivelata, nel tempo, quella giusta. La collaborazione tra pubblico e privato ha funzionato. Almeno stando all’analisi dell’Asl di Taranto.

Tuttavia, il trasferimento dei pazienti durante la fase acuta della pandemia non è stato “indolore”, si sono registrati disagi, ovviamente, tra i medici, i pazienti e anche tra chi li assisteva, AIL compresa. Ma la sicurezza, rispetto al contagio da covid, è stata garantita. Attualmente i reparti (tornati nella loro sede naturale) sono in fase di “sistemazione”, per assicurare ai malati i trattamenti che già ricevevano, ma anche per offrire loro servizi aggiuntivi.

I pazienti che al momento dell’esplosione dell’epidemia non erano ricoverati in ospedale hanno dovuto rinunciare a visite e terapie e chi avrebbe dovuto sottoporsi ad esami preventivi non lo ha potuto fare.

Si stima che non solo a Taranto, ma in tutta l’Italia si sia registrata la totale assenza di controlli per ben tre mesi. E anche adesso prenotare un esame resta un’impresa. Sono mancati anche i cosiddetti follow up, ovvero gli accertamenti di routine che si fanno periodicamente per verificare gli effetti delle cure. Secondo la Fondazione Aiom (Associazione dei medici oncologi), 230 mila persone si sono trovate nella condizione di dover interrompere i percorsi di cura o gli screening di prevenzione. Gli italiani con patologie onco-ematologiche e cardiovascolari sono 10 milioni. Se si considerano anche le altre malattie, le cifre naturalmente crescono. 

A Taranto, città particolarmente colpita dai tumori, la popolazione è molto sensibile al tema. Si spera che le strutture sanitarie siano presto, nel loro complesso, messe nelle condizioni di garantire la presa in carico dei pazienti “trascurati” a causa dell’emergenza. 

L’AIL, come abbiamo spesso sottolineato, ha incontrato grandi difficoltà durante il lockdown. Un periodo complicato per l’attività dei volontari, dell’equipe multidisciplinare che si occupa dell’assistenza a domicilio; un momento ricco anche di attestazioni di solidarietà.

Quella che non deve mai mancare. Il tuo sostegno all’associazione è fondamentale; mentre si torna lentamente alla normalità questo supporto è ancora più prezioso. Sostieni l’associazione nei tanti modi in cui è possibile farlo.

Dona il tuo 5x1000 all’AIL. Codice fiscale: 80102390582 (Cinque per mille AIL).     

 

 
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