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Manifestazioni ed eventi

Linfoma di Hodgkin. Radioterapia a volte evitabile

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LinfomaDiHodgkin AIL

Novità per i pazienti con linfoma di Hodgkin. Uno studio presentato al Convegno Annuale della European Association of Hematology (EHA) dimostra che nella maggior parte dei casi, nella fase iniziale della malattia e quando il paziente ha ricevuto una prognosi sfavorevole, la risposta alle cure è buona, con la sola chemioterapia. Quattro cicli di chemio, per l’esattezza. Questi pazienti, secondo la ricerca di fase 3 appena citata non necessiterebbero di radioterapia aggiuntiva. 

Per diversi anni invece l’approccio medico al linfoma di Hodgkin con fattori di rischio associati ad una prognosi sfavorevole, ha contemplato il ricorso ad una cura standard, con chemio e radio combinate. Sebbene i risultati del mix siano buoni, gli effetti collaterali a lungo termine della somministrazione della radio sui pazienti più giovani non tardano a farsi sentire. Talvolta può trattarsi di patologie molto gravi, come tumori maligni secondari o malattie che colpiscono il sistema cardiocircolatorio. Tutti gli studi portati avanti in questi anni miravano dunque ad eliminare questi rischi, considerata anche la giovane età (intorno ai 30 anni) in cui il linfoma di Hodgkin generalmente si manifesta. 

La ricerca sul linfoma con prognosi sfavorevole è un percorso internazionale randomizzato, coordinato dalla German Hodgkin Study Group e si è svolta tra il 2012 e il 2017. Per poterla realizzare è stato preso in considerazione un campione di 1100 pazienti, con un’età compresa tra i 18 e i 60 anni. Tutti con una nuova diagnosi di linfoma di Hodgkin. 

Lo studio ha centrato i suoi obiettivi, dimostrando inoltre quanto sia importante un esame come la PET, nell’orientare la decisione dei medici di sottoporre o meno i propri pazienti alla radioterapia, in combinazione con la chemio o ricorrere soltanto a quest’ultima. 

Nell’analisi “intention-to-treat” (intenzione al trattamento), i tassi di sopravvivenza globale a 5 anni sono risultati del 98,8% nei pazienti trattati in maniera standard (chemio + radio) e del 98,4% nel gruppo di persone per le quali è stata presa una decisione diversa, rispetto al percorso terapeutico, sulla base dei risultati della PET4. In altre parole, si è visto che i pazienti negativi alla PET4 hanno la possibilità di evitare la radioterapia, ottenendo gli stessi buoni risultati del trattamento standard. 

Si procede, attraverso questo genere di studi, sulla via delle cure personalizzate e di conseguenza più efficaci. L’anima della ricerca è proprio nella parola stessa. In medicina, ricerca vuol dire andare avanti, scoprire nuovi percorsi di cura, diversificare gli approcci per abbracciare il maggior numero possibile di pazienti. Il cuore della ricerca è invece nella generosità di chi la sostiene ogni giorno. Proprio come l’AIL - Sezione di Taranto fa da 26 anni. 

Per alimentare le attività di laboratorio, non si deve fare altro che supportare l’associazione. In questo periodo dell’anno, uno strumento potente che tutti abbiamo per farlo è il 5x1000. Scrivi il Codice Fiscale 80102390582 e dona il tuo 5x1000 all’AIL. #maipiùsognispezzati

 

 

Ritardi nelle diagnosi a causa del Covid; gli studi lo dimostrano

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bjh.15479.fpGli effetti indiretti del Covid sui pazienti colpiti da altre malattie cominciano ad emergere. Non che non si conoscessero già, nei mesi scorsi. In particolare, nella fase emergenziale della pandemia, nel nostro Paese (altrove l’emergenza si sta verificando mentre scriviamo) non è stato possibile assistere adeguatamente gli altri malati, per evidenti ragioni.

Anche Taranto ha avuto qualche problemama fortunatamente nessuna situazione ha superato la soglia di criticità definita, con qualche approssimazione, tollerabile. Almeno rispetto ai pazienti con malattie già conclamate. 

Invece su chi si è ammalato durante la pandemia e non a causa del nuovo coronavirus, oggi abbiamo anche degli studi che confermano quanto già si sapeva o era facile immaginare, sull’argomento. 

Un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato sul British Journal of Haematology l’analisi di alcuni casi di leucemia diagnosticati in ritardo, proprio a causa del Covid-19. 

Durante la fase dell’emergenza chi era già in cura - rileva lo studio – avrebbe ricevuto l’assistenza necessaria, seppure tra mille difficoltà. Diversamente, chi non aveva ancora una diagnosi in mano, sta pagando oggi pesanti conseguenze. Molti esami radiologici ed ematologici sono stati rinviati e continuano ad esserlo, soprattutto in alcuni distretti del Paese; ciò comporta un ritardo nelle diagnosi. 

Tutti sappiamo quanto sia importante la tempestività, nell’individuare le malattie alle loro prime manifestazioni. Il paziente che riceve una diagnosi per tempo ha sicuramente più chance di una persona che subisce rallentamenti e stop, nel percorso di indagine. 

Nel caso delle leucemie acute, l’inizio delle terapie deve avvenire il prima possibile, perché si tratta di patologie che tendono a peggiorare rapidamente, sviluppando disturbi anche gravi contemporaneamente. Lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista britannica vede tra i suoi autori Paolo De Fabritiis, direttore dell’unità di Ematologia dell’ospedale S. Eugenio di Roma ed è stato condotto prendendo in considerazione otto casi di iperleucocitosi, osservati tra marzo e aprile. 

Sono tutti risultati negativi al Covid, ma avevano sintomi che avrebbero dovuto condurli rapidamente verso un percorso di accertamento. Invece hanno aspettato da 21 a 45 giorni prima di rivolgersi al Pronto Soccorso. “In questi casi ha prevalso l’ansia per il covid sulla necessità di sottoporsi quanto prima ad esami specifici”. 

Un nuovo studio sarà avviato dallo stesso team di ricercatori, con il gruppo GIMEMA. Ricordiamo che l’Ail è in stretta connessione con la Fondazione per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica contro le malattie ematologiche. 

Ora, più che mai, è fondamentale il contributo dei donatori, delle tante persone che credono nei valori che l’AIL rappresenta. 

Per favorire la ricerca scientifica, il sostegno all’AIL è la strada maestra. È sempre il momento giusto per donare. In questo momento, per esempio, si può offrire il proprio contributo con un gesto semplicissimo: donando il 5x1000 all’associazione fondata dal Professor Mandelli. Scrivi il codice fiscale 80102390582 nell’apposito spazio del modulo per la dichiarazione dei redditi e firma. Non costa nulla, ma vale tanto!

 

Cassandra combatte la leucemia con la musica

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Amici-cassandraSi chiama Cassandra ed è una talentuosa ventunenne che sogna di partecipare ad Amici, la nota trasmissione di Maria De Filippi. Ma i provini per accedere al talent non sono l’unica difficoltà che la ragazza deve affrontare. Cassandra ha di fronte a sè una sfida più grande: la lotta contro la leucemia. 

Antimo Capasso, l’infermiere che l’ha assistita in ospedale, durante le terapie, ha voluto realizzare un video, divenuto in poco tempo virale, con Cassandra che canta “If I ain’t got you”, canzone di Alicia Keys. Le sue condizioni di salute le avevano impedito di presentarsi all’audizione, per la quale aveva ricevuto una convocazione all’inizio di luglio. 

Ma la malattia non riesce a fermare i suoi sogni e così il provino per Amici parte dall’ospedale Cardarelli di Napoli, dove in quel momento Cassandra stava completando il secondo ciclo di chemioterapia, per raggiungere non solo la redazione della trasmissione, ma anche milioni di utenti delle piattaforme social. 

Come scrive l’infermiere Capasso, nella didascalia al video pubblicato su YouTube, “la vita e la bellezza vincono sempre”. Cassandra aveva già una bellissima voce, ora sta esprimendo una forza straordinaria e, con il video, ha inaspettatamente conquistato due milioni di fan. 

L’AIL, che la giovane donna ha voluto citare nel corso di un’intervista rilasciata ad Andrea Delogu, per La vita in diretta Estate, è senza dubbio tra i suoi supporter più appassionati. La stessa passione che dà a Cassandra la determinazione giusta per combattere la leucemia. 

Circondata dall’affetto di tante persone e curata dai medici e dagli infermieri dell’ospedale Cardarelli, l’energica paziente non perde mai il sorriso e parlando dei volontari AIL, sottolinea il loro impegno quotidiano tra le corsie dei reparti onco-ematologici di tutta Italia. Un sostegno fondamentale per riuscire a sconfiggere la malattia.

La giovane cantante rappresenta perfettamente il claim dell’associazione #maipiùsognispezzati ed è un simbolo per tante persone che, come lei, attraversano un momento difficile. 

A Taranto l’AIL è attiva più che mai, pur nelle difficoltà legate al covid; è sempre al fianco dei malati ematologici, in ospedale e a casa, e alimenta instancabilmente la ricerca scientifica sulle malattie del sangue. L’AIL porta avanti la sua missione grazie ai tanti donatori che la supportano, grazie alle persone sensibili e generose, vicine ai valori dell’associazione fondata dal professor Mandelli. La solidarietà è una grande ricchezza, per chi la esprime e per chi la riceve. 

Sostenendo l’AIL puoi aiutare persone come Cassandra, puoi salvare tante vite. Dona il tuo 5x1000 all’associazione

(Codice Fiscale: 80102390582). #Maipiùsognispezzati.

 

 

Dona il sangue, dona EMOzioni

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AIL-5x1000 Stories-ASTRONAUTA-v5C’è bisogno di te! C’è bisogno della tua generosità! Ne hanno estrema necessità i pazienti affetti da leucemia, quelli che hanno subito un trapianto, coloro i quali devono fare i conti con la microcitemia e tante altre persone costrette a fare trasfusioni di sangue, periodicamente oppure occasionalmente.

In estate le donazioni diminuiscono e i timori legati alla diffusione, seppure in questo momento sotto controllo, del coronavirus, contribuiscono a peggiorare la situazione. Per queste ragioni, qualche giorno fa, è partita la campagna della Regione Puglia “Dona EMOzioni”.

Un appello rivolto principalmente ai giovani, attraverso un video di 35 secondi con Giuliano Sangiorgi, frontman dei Negroamaro. 

Le strutture sanitarie della regione rispettano naturalmente gli standard di sicurezza imposti dalla pandemia. Come si legge anche sul sito dell’Asl di Taranto, le postazioni per la donazione del sangue sono state collocate alla giusta distanza le une dalle altre, non c’è possibilità di assembramenti e gli operatori sanitari sono dotati ovviamente di dispositivi di sicurezza individuale. Non ci sono motivi dunque di avere timore di contrarre il virus. 

L’AIL sostiene la campagna, attraverso i suoi canali di informazione. I pazienti onco-ematologici che i volontari dell’associazione assistono, in ospedale o a domicilio, hanno spesso bisogno di trasfusioni. 

Non occorre avere requisiti speciali per donare il sangue, se non quello della sensibilità. Si può donare quasi a tutte le età: il range va dai 18 ai 70 anni.

Il peso corporeo del donatore non deve essere inferiore ai 50 chilogrammi. Ed è inoltre necessario non aver assunto farmaci antinfiammatori nei sette giorni precedenti la donazione, antibiotici e antistaminici nelle ultime due settimane prima della stessa. 

Perché le operazioni sanitarie siano più rapide, è preferibile, anzi è obbligatorio prenotare, anche per evitare disagi e attese inutili. Gli operatori che rispondono alla chiamata potrebbero rivolgere qualche domanda al potenziale donatore, semplicemente per fare una prima valutazione circa il suo stato di salute.

Per consultare l’elenco dei centri emo-trasfusionali ai quali rivolgersi, basta visitare la pagina dedicata sul sito dell’Asl di Taranto (https://www.sanita.puglia.it/web/asl-taranto/news-in-primo-piano_det/-/journal_content/56/36057/dona-il-sangue-dona-emozioni). 

Si tratta di quattro ospedali del capoluogo jonico: il SS. Annunziata; la struttura di Castellaneta; quella di Martina Franca e l’ospedale di Manduria. Sempre sulla stessa pagina Asl compaiono orari e numeri di telefono da contattare per fissare l’appuntamento. Donare il sangue significa donare EMOzioni! 

 

 
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