Pazienti sempre più forti, come Nicole, e malattie sempre più deboli.

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Oggi la medicina è in grado di raggiungere traguardi che soltanto cinque o dieci anni fa era impossibile immaginare. Malattie considerate un tempo inguaribili sono oggi curate con successo, in percentuali altissime. E a svolgere un ruolo fondamentale nella lotta alle patologie oncoematologiche sono proprio associazioni come l’AIL, impegnate sul campo quotidianamente. Nella cura dei pazienti e in laboratorio. Con le sue numerose iniziative, come quella delle uova di Pasqua (a Taranto è ancora possibile acquistarle presso il Caseificio VB, la Gelateria Trani e il Bar New Lombardia) riesce a sostenere centinaia di pazienti che si sottopongono giornalmente a cure e terapie ed è anche in grado di finanziare studi che mirano a rendere sempre più efficaci gli interventi medici, indebolendo le malattie.

Con la ricerca è diventato possibile persino vincere una patologia come la leucemia linfoblastica acuta. La storia di Nicole, ben raccontata, qualche settimana fa, sulle pagine dell’inserto Corriere Innovazione del Corriere della Sera, testimonia questo genere di progressi.

“Dieci anni di dura lotta per Nicole e, alla fine del percorso, una biopsia del midollo osseo ha testimoniato che la guerra è stata vinta. Remissione completa: nel suo sangue non c’è più traccia della malattia che l’aveva colpita a soli 26 anni”.

La protagonista di questa storia, oggi dichiara di sentirsi eccezionalmente bene, ha ripreso a lavorare come contabile in una società di Philadelphia, dove vive e, nel 2016, ha fondato The inspired Heroes. Tradotto in italiano significa “Gli eroi ispirati” ed è una comunità di pazienti oncologici, di sopravvissuti al cancro che vogliono testimoniare quanto la ricerca sia importante nella lotta alle malattie tumorali. La società si pone anche l’obiettivo di informare i cittadini sulle innovazioni in atto nelle terapie anticancro, come quella che ha salvato Nicole.

L’immunoterapia con le cellule Car-T: un intervento costruito a misura di paziente, di ogni singolo paziente; un po’ come farebbe un sarto con un vestito.

Questa pratica pionieristica si basa sui linfociti geneticamente modificati, ovvero i medici prelevano dal paziente le cellule del sistema immunitario che vengono “lavorate” in laboratorio, perché siano in grado di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali. Dopo questo passaggio, le cellule così “addestrate” vengono reinfuse nel paziente stesso, perché aggrediscano il tumore.

Naturalmente si tratta di pratiche talmente sperimentali che necessitano ancora di studi e approfondimenti, soprattutto per quelli che sono gli effetti a lungo termine, ma anche per i costi, tutt’altro che trascurabili.
Ognuno di noi può ritagliarsi un ruolo nella storia della lotta alle malattie oncologiche. Basta voler partecipare. Anche con un contributo minimo. Questo è il momento giusto, per esempio, per scegliere un uovo di Pasqua AIL. Vieni a trovarci o rivolgiti ad uno dei tre punti vendita che ci sostengono.