Rose bianche per te

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“Grazie mamma...”: in un biglietto accompagnato da un fascio di rose bianche l'ultimo 'gesto d'amore' di Luigi, 26 anni, scomparso l'8 agosto 2008 a Mottola, in provincia di Taranto. A lui è dedicato un libro i cuoi proventi sono devoluti all'Ail, all'Aido e all'Avis.

 

“Grazie mamma per tutto quello che hai fatto per me... Il ricordo più bello il tuo amore per me che non tramonterà mai”. Queste parole, scritte su un biglietto, il giovane Luigi, 26 anni, le aveva affidate all'infermiera prima di essere dimesso, per l'ultima volta, dal Policlinico di Bari dove era ricoverato per una leucemia acuta mieloide.
Pochi giorni dopo la sua scomparsa, avvenuta l'8 agosto 2008, a casa della famiglia Caforio, nel paese di Mottola, in provincia di Taranto, l'infermiera si presentava con il biglietto e un fascio di rose bianche da consegnare a mamma Enza, mantenendo fede all'incarico ricevuto.
“Solo tu – scrive ora mamma Enza in una lettera indirizzata al figlio – potevi pensare a un gesto d'amore del genere! - Un giorno a casa è venuta Ana Lisa, l'infermiera con cui hai condiviso il tempo della tua malattia, portandomi un fascio di rose bianche con un bigliettino. Mi raccontò che due giorni prima di dimetterti dall'ospedale, le avevi confessato di aver capito tutto, sapevi che non ce l'avresti fatta, anche se con me scherzavi e dicevi che i medici erano ottimisti e che avrebbero trovato la terapia giusta...”.
In ricordo di quel 'gesto d'amore', lo scorso 9 maggio, festa della mamma, nella gremitissima chiesa del sacro Cuore di Mottola, la famiglia Caforio ha voluto donare una rosa bianca a tutte le mamme presenti alla presentazione del libro edito in ricordo di Luigi, dal titolo tratto da una nota canzone: 'Che cosa succede? Faccio un respiro profondo e vado veramente in alto”.


Un libro-testimonianza

L'idea del libro, edito da Ed Insieme, è nata dal desiderio di raccogliere le numerose testimonianze giunte dopo la scomparsa di Luigi, arricchite da quelle dei suoi stessi familiari che hanno vissuto passo passo l'iter della malattia fin dai primi sintomi che all'inizio avevano fatto pensare ad una forte infezione alla schiena o ad una puntura d'ape. E invece esami più approfonditi svelarono la verità, conosciuta la mattina del 31 dicembre 2007.
“I dottori ci preparavano al peggio – ricorda il fratello maggiore, Vincenzo – A quel punto feci al cosa più naturale: alzai gli occhi al cielo e mi rivolsi a Dio chiedendogli di darmi delle spiegazioni perché è profondamente devastante accettare che morte possa capitare a un ragazzo con tutta la vita davanti a sé e tutte le carte in regola per poterla vivere appieno. Inoltre chiedevo al buon Dio di darmi la forza necessaria per affrontare un confronto con mio fratello”.
Iniziava così un percorso di vita che coinvolgeva l'intera famiglia di Luigi. Un percorso fatto di ricoveri, di alternarsi di momenti con più o meno speranze di guarigione. Un iter sanitario e terapeutico che procedeva di pari passo con un cammino di fede.

Un cammino di fede

“In corridoio, mentre aspettavamo che Luigi finisse le varie visite, ci eravamo ritrovati stretti nel nostro dolore: io, mia madre e mia sorella – ricorda ancora il fratello Vincenzo – era una lotta continua... Luigi era terrorizzato all'idea di trascorrere il tempo che gli restava in un ospedale, ma grazie alla professionalità e soprattutto al calore umano dello staff di reparto, cominciò a trovarsi a proprio agio. Ebbe la fortuna di condividere la stanza con il signor Aldo Lippolis, una persona eccezionale, un grande esempio di fede. Parlavano tanto, e il signor Aldo dispensava a Luigi tanti buoni consigli. Penso che sia stato proprio in quei giorni che mio fratello abbia avuto la piena consapevolezza di quello cui andava incontro. Infatti per lui cominciò il lungo cammino in un tunnel senza luce. Iniziarono così le terapie. La prima non funzionava, però la speranza continuava a essere sempre viva nei nostri cuori. Ma presto ci ritrovammo a cadere nel baratro della disperazione. Non dimenticherò mai la sera in cui ci dissero che le terapie non davano esito positivo. I medici riprovarono con una seconda terapia e le cose sembravano andare bene. Infatti dopo tre mesi Luigi finalmente uscì dall'ospedale. Era meraviglioso vedere mio fratello che non smetteva mai di sorridere e che infondeva a tutti noi coraggio e speranza...”.
Con questi alti e bassi si giunse all'ultimo ricovero e al verdetto finale, quando i medici dissero ai familiari che per Luigi non c'era più nulla da fare e che gli restava poco tempo da vivere: forse un mese o una settimana “o addirittura un giorno. Spesso mi ritrovavo a guardare mio fratello nella speranza di carpire una sua emozione. Riuscivo solo a vedere che nei suoi occhi c'era una luce speciale, qualcosa che non avevo mai visto prima. Trasparivano dalla sua persona tanta tranquillità e l'amore che solo lui ci sapeva trasmettere. Ogni qualvolta gli chiedevo come stesse mi rispondeva di non preoccuparmi, che andava tutto bene. Gli ultimi giorni li trascorreva a recitare la preghiera della guarigione”.
Un mese prima Luigi aveva affidato i suoi pensieri più intimi ad una lettera da portare a Lourdes. “Come richiesto – ricorda l'amica Bice Conte – i suoi pensieri furono posti ai piedi della Vergine di Lourdes in un'urna che di pensieri ne conteneva a dismisura. Solo chi ha fede può comprendere l'emozione di Luigi quando telefonicamente gli era stato comunicato che tutto era stato portato a termine come richiesto. Così è stato al ritorno, con quel sorriso di gratitudine e quelle mani che stringevano la Madonnina con l'acqua benedetta e il libro che aspettava con ansia. In quel momento non è mancata l'emozione di chi intorno a lui vedeva quella luce speciale che i suoi occhi emanavano e che non potrà mai essere dimenticata”.
“Sto bene” sono state le ultime parole di Luigi pronunciate “con un soffio di vita” alla sorella Anna che testimonia di non avere visto nel fratello “mai un attimo di disperazione” ma piuttosto l'essere andato incontro al pensiero della morte “che spaventa tutti, con accettazione e con serenità preoccupandosi delle persone che amava e che gli sono state vicine”.
La vicenda di Luigi rimanda agli interrogativi fondamentali della vita: chi siamo? Perché viviamo? Perché esistono il dolore, la sofferenza, la morte? C'è davvero un'altra vita dopo quella terrena?
Le risposte date dalla fede cristiana a questi interrogativi sono approfondite nella seconda parte del libro dedicato a Luigi. Segue, nella terza parte, una raccolta di poesie e preghiere di grandi autori contemporanei: madre Teresa di Calcutta, don Tonino Bello, David Maria Turoldo...


Le associazioni di volontariato

Il libro si conclude con una descrizione delle associazioni di volontariato che in qualche modo sono collegate alla malattia di Luigi Caforio, e le cui attività sono state illustrate dai rappresentanti locali nel corso della serata commemorativa del 9 maggio.
L'Ail, in primo luogo, che tramite la presidente della sezione di Taranto, Paola D'Andria, ha espresso la sua partecipazione al dolore che ha colpito la famiglia Caforio. L'Admo, impegnata nella sensibilizzazione verso la donazione del midollo osseo, che permetterebbe di salvare tante vite umane. E l'Avis, che grazie ai numerosi donatori di sangue può venire incontro alle esigenze di molti ammalati.
Come ha voluto sottolineare la presidente dell'Ail di Taranto nel suo intervento, la partecipazione delle associazioni di volontariato alle sofferenze degli ammalati e dei loro familiari è sincera ed affettuosa in quanto la maggior parte dei volontari è tale per avere vissuto la stessa esperienza di vita: “Fra di noi c'è chi ha perso un figlio, chi il marito, chi un fratello... Quanti hanno vissuto questa esperienza sono ora impegnati a dare il loro sostegno e la loro solidarietà concreta a chi si trova a confrontarsi con la stessa malattia”.
La presidente ha anche ricordato la forza e l'esempio di una signora di Laterza che ha perso dapprima il marito e poi, colpiti dalla stessa leucemia, anche i propri due figli.
Un ringraziamento è stato quindi rivolto a quanti hanno collaborato per la realizzazione del libro i cui proventi sono devoluti alle tre associazioni di volontariato Ail, Admo e Avis.