La medicina cambia, la solidarietà resta

Il rapporto medico-paziente è importante ai fini del decorso della malattia. Si può affermare che alla base della cura ci sia proprio la fiducia del paziente nel percorso terapeutico che il medico disegna per lui. Le facoltà universitarie dovranno in futuro (in parte già lo fanno) prestare sempre più attenzione a questo aspetto, inserendo esami nel piano di studi che insegnino a comprendere in che modo relazionarsi con i pazienti.

La medicina sta cambiando rapidamente, stanno cambiando gli strumenti dell’offerta formativa. Nelle aule universitarie, come ben sottolinea un vecchio articolo pubblicato sul numero 84 di Wired (che riprendiamo per la sua attualità), si utilizzano mezzi assolutamente innovativi, altamente tecnologici. Esistono software che permettono di visualizzare organi e tessuti in 3D.

Nelle università dotate di una maggiore capacità economica, la digitalizzazione ha investito qualsiasi ambito. I simulatori aiutano gli aspiranti medici a laurearsi e arrivare nelle strutture sanitarie con maggiore consapevolezza e capacità di risolvere i problemi. Anche gli infermieri e i fisioterapisti possono formarsi in sale operatorie che riproducono, grazie alle nuove tecnologie, le situazioni reali. Prima di trovarsi faccia a faccia col paziente, in corsia, dove gli studenti arrivano a un certo punto del percorso di studi, hanno sperimentato le tecniche diagnostiche e chirurgiche su manichini di ultimissima generazione. Definirli robot non è un’esagerazione.

La robotica si sta ritagliando, in chirurgia, spazi sempre più ampi. Gli interventi sono sempre più precisi, meno invasivi e quindi meno pericolosi. Chi si ostina a negare il contributo della tecnologia alla medicina non ha idea di quanto straordinario possa essere il lavoro dell’uomo che guida una sofisticatissima macchina che altri uomini hanno ideato e messo a punto. Non ha idea di quante vite in più l’uso di strumenti innovativi possa salvare.

Analizzare l’immagine di un organo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale rappresenta un grandissimo vantaggio, per medici e pazienti. Insomma, della tecnologia non si può più fare a meno, a patto che essa sia impiegata con cognizione, e mai abbandonando la specificità dell’approccio umano. Non si potrà mai fare a meno neanche della solidarietà, come dimostrano le attività della Sezione locale dell’AIL, guidata dalla presidente Patrizia Casarotti.

Lo spirito solidale è la fiamma che alimenta la missione dell’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e i mielomi. I donatori tarantini sono molto generosi, negli anni hanno consentito all’associazione di crescere, progettare sempre nuove attività e affinare il modello di assistenza offerto ai pazienti ematologici. Sostenere l’AIL significa guardare avanti, significa contribuire al progresso della ricerca scientifica, ma soprattutto significa essere vicini a chi soffre. Non c’è momento più bello di quello in cui si aiuta qualcuno a rialzarsi. I pazienti si rialzano anche grazie ai donatori, a chi crede nell’AIL e nei suoi valori. Sosteniamo sempre l’Associazione. Un grazie speciale a tutti!

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