L’aria inquinata fa “sfarfallare” il cuore

Abbiamo recentemente scritto che gli eventi climatici estremi hanno un ruolo nell’eziologia di alcune patologie onco-ematologiche. Non solo, il global warming e tutti i fenomeni a esso collegati, come l’inquinamento prodotto dalle industrie e quello presente nelle aree fortemente urbanizzate possono ‘appesantire’ il cuore, andando a influire proprio sulla sua attività.

All’ospedale Maggiore di Bologna hanno osservato che nei giorni segnati da livelli più alti di inquinamento si verifica un aumento del numero degli accessi di pazienti con aritmia e un defibrillatore impiantabile. Questo dato ha generato uno studio presentato al congresso scientifico Heart Failure 2022, organizzato dalla European Society of Cardiology, a Madrid.

La ricerca è stata condotta in Italia, a Piacenza, e ha coinvolto 146 persone cui in passato era stato impiantato un defibrillatore. I dati degli apparecchi sono stati esaminati, allo scopo di individuare delle regolarità nella comparsa delle aritmie. Ad aumenti delle quantità di particolato presente nell’aria corrispondeva anche un intensificarsi delle aritmie ventricolari.

Studi come questo sono importanti perché aprono la strada a nuovi trattamenti, che in futuro potrebbero, abbinati ad altri, anche escludere l’uso dei farmaci, per alcune tipologie di pazienti. Nel caso specifico (cioè quello preso in considerazione dalla ricerca guidata dalla dottoressa Alessia Zanni), conoscendo i livelli di inquinamento nelle aree di residenza dei pazienti, si può intervenire sullo stile di vita di quelle persone. Evidentemente non tutti i pazienti possono permettersi di trasferirsi in città più sane, dal punto di vista ambientale.  

Le conclusioni della ricerca (molto importante anche per Taranto) suggeriscono che si possa aiutare in un altro modo questa categoria di pazienti, cioè con un’informazione precisa e puntuale, per esempio sui livelli ufficiali di inquinamento raggiunti quotidianamente nella città in cui vivono. La prima conclusione da trarre rispetto alla ricerca bolognese-piacentina è che nei giorni in cui la concentrazione delle polveri PM2.5 e PM10 è più alta (rispettivamente sopra i 35 μg/m3 e 50 μg/m3), restare a casa potrebbe essere la maniera migliore di tutelare il proprio cuore.

Queste evidenze testimoniano l’eccellenza dei team di ricercatori italiani che, naturalmente, collaborano con i loro colleghi sparsi in tutto il mondo, e al tempo stesso sono la dimostrazione che a volte per tutelare il benessere individuale e collettivo sia sufficiente l’impegno. Purché quell’impegno sia serio. Poter evitare un’aritmia pericolosa semplicemente restando a casa (vale anche per i pazienti ematologici con problemi cardiocircolatori) significa prevenire in maniera efficace un evento che potrebbe costare molto caro.

L’impegno dei ricercatori AIL si affianca a quello dei volontari dell’Associazione, e viceversa. Lo abbiamo sottolineato in altre occasioni. Senza il lavoro dei ricercatori e la dedizione dei volontari dell’Associazione, i pazienti non avrebbero possibilità di cura, né di assistenza. A Taranto l’AIL fa assistenza a domicilio, un servizio che non è presente in tutte le città italiane, con sedi Ail. È un privilegio, dunque, per la nostra città averlo. Facciamo in modo che prosegua la sua quasi trentennale attività, aiutiamo i pazienti a migliorare la qualità della loro vita. Doniamo! Ne riceveremo grande benessere.

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