Le disuguaglianze sociali penalizzano chi si ammala

Nel dibattito pubblico si sente spesso parlare di ingiustizia sociale. La mancanza di pari opportunità investe molti ambiti della nostra vita. La sanità pubblica è un complesso di attività che ogni giorno restituisce evidenze in merito al grado di disuguaglianza che si è raggiunto negli ultimi anni.

Abbiamo uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, suggeriscono le statistiche, ma abbiamo visto (già negli anni precedenti la pandemia) che le sue carenze non sono poche. In primis la disorganizzazione che regna in molte delle strutture Asl. Essa contribuisce a generare disuguaglianze; i trattamenti in molti casi, in barba ai protocolli, vengono erogati con frequenza e criteri diversi a seconda della regione di residenza del paziente. Non sempre, cosa ancora più grave, le medesime tipologie di farmaci sono disponibili, allo stesso modo, al nord come al sud, solo per citare i problemi più frequenti.

Le disuguaglianze erodono le probabilità di guarigione di un paziente onco-ematologico, così come di qualsiasi altro paziente. Combattere una malattia impegnativa è ancora più difficile se gli strumenti non sono uguali per tutti, se le condizioni sociali della famiglia del paziente diventano un fattore penalizzante.

Non si tratta solo di considerazioni che nascono dall’osservazione quotidiana di quanto accade nelle strutture sanitarie, soprattutto quelle pubbliche. Le persone meno attrezzate economicamente e socialmente hanno anche meno chance di curarsi, è un dato di fatto. Non è solo la logica a suggerirlo, esistono delle ricerche che supportano queste considerazioni.

A ciò si aggiunga la mancanza di informazione. Anche le carenze della rete comunicativa all’interno di una struttura sanitaria, in grado a sua volta di rivolgersi correttamente ai pazienti può incidere non poco sul decorso della malattia. L’informazione su questi temi qualche volta è confusa, anche in televisione.

Di recente l’organizzazione Cancer Research del Regno Unito ha stimato che più di 30000 diagnosi di cancro effettuate in territorio britannico siano direttamente legate alle disparità sociali. Chi è socialmente svantaggiato si ammala di più e ha meno possibilità di curarsi, quindi di guarire. E anche in seguito, quando terminata la malattia si deve tornare alla vita lavorativa, le cose non migliorano.

Per queste e per altre ragioni è importante che si investa quanto prima nel miglioramento del sistema sanitario ed è importante che a supportare i pazienti vi siano associazioni come l’AIL.

Con la sua equipe multidisciplinare, l’AIL di Taranto assiste centinaia di pazienti offrendo un supporto fondamentale anche alle loro famiglie. I pazienti per i volontari AIL sono tutti uguali. Persone da accompagnare in un percorso difficile, verso la guarigione o verso una condizione di vita che sia meno penalizzante possibile.

Diventare volontario Ail significa anche contribuire a combattere le disuguaglianze economiche e sociali. Sosteniamo l’Associazione, daremo una mano a chi lotta per la guarigione e supporteremo la ricerca scientifica. La ricerca non ha colore, è per tutti. E la sanità deve consentire a tutti di avere accesso ai farmaci messi a punto dai ricercatori. Da quelli tradizionali ai più innovativi e senza dover affrontare viaggi omerici, per curarsi. Chiedi come si fa a diventare volontaria/o Ail telefonando allo 099 4533289.

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