Le malattie si combattono anche con il buonumore

I pazienti onco-ematologici hanno bisogno di cure farmacologiche, a volte di interventi chirurgici, di terapie e controlli periodici. Ma non è solo il corpo a richiedere le dovute attenzioni. In quella condizione di fragilità che la malattia determina e che accomuna tutti i pazienti, anche quelli che reagiscono meglio ad una diagnosi non proprio favorevole, è la psiche ad essere investita da nuovi impegni e responsabilità inattese.

Hemophilia News Today ha pubblicato, qualche giorno fa, un interessante articolo di Alliah Czarielle sull’importanza del rimettersi in gioco, nel lavoro, come nella vita di tutti i giorni, nel momento in cui si è convinti di essere stati tagliati fuori dalle consuetudini, a causa di una patologia. Sono proprio i gesti quotidiani a rendere le giornate più stabili, perché costituiscono dei riferimenti attorno ai quali far ruotare pensieri e propositi. Sono un po’ come le colonne per un tempio, servono a sorreggere la struttura ma anche a conferirle bellezza e armonia.

In particolare, per un paziente ematologico, come per chiunque affronti una malattia importante o debba confrontarsi con una disabilità, è fondamentale non perdere il contatto con il lavoro o con le attività abituali. L’articolo di Alliah Czarielle si focalizza più che altro sulla possibilità di lavorare in maniera autonoma, di gestire i propri affari come farebbe un freelance. È importante che non si smetta di lavorare (a meno che non sia proprio necessario), anche se si seguono delle terapie che portano via diverse ore a settimana e compromettono il tono dell’umore.  

Ecco, è proprio l’umore la prima vittima della condizione di paziente. Dal momento della diagnosi in poi diventa tutto più complicato. Gestire anche le attività più semplici richiede uno sforzo maggiore, le energie sono assorbite dalla lotta contro la malattia. È giusto che sia così, ma è altrettanto corretto modulare tali energie, per non prosciugarle.

Se ci si sente abbastanza in forze, non abbandonare il lavoro può essere di grande aiuto. Se possibile, adattare le attività lavorative alla nuova condizione è ancora meglio. Ecco perché può essere utile ridurre il numero delle ore di lavoro o scegliere l’opzione dell’autogestione.

Inoltre, impegnarsi dedicandosi a qualcosa che piace fare aiuta a non identificarsi con la malattia; a non farsi dominare dall’ansia. A curarsi, conservando una certa serenità, una disposizione dello spirito che fa bene al corpo. L’umore influisce sul decorso della malattia. Quindi curare la psiche diventa importante quanto curare il corpo. La sezione AIL di Taranto riserva uno spazio speciale all’assistenza psicologica dei pazienti ematologici e delle loro famiglie. L’equipe multidisciplinare che assiste i malati a domicilio li segue anche in quello che diventa un percorso psicologico necessario. Con lo spirito giusto si può combattere e spesso sconfiggere qualsiasi malattia. Soprattutto se si è sostenuti dai volontari AIL. Supportiamoli, nel loro impegno quotidiano!

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