Leucemia mieloide acuta, il chemioterapico CPX-351 migliora la sopravvivenza

Nell’ottica della diffusione di dati importantissimi per i pazienti ematologici, l’AIL di Taranto prosegue nell’attività di analisi e comunicazione di alcuni dei più significativi studi presentati all’ultimo congresso dell’European Hematology Association, tenutosi a Vienna lo scorso giugno.

Notizie molto buone per le persone affette da una forma di leucemia o da una tipologia di linfoma, o ancora da un mieloma. Durante il Congresso, i relatori si sono soffermati in particolare sugli ultimi trattamenti a disposizione dei centri di cura. 

Medicinali e combinazioni di farmaci frutto dell’attività di ricerca dei laboratori italiani ed esteri. Le novità, come sottolineiamo sempre, riguardano tutte le patologie ematologiche. In questo caso, ci si concentra sulla leucemia mieloide acuta. 

Sono arrivate proprio dal convegno delle conferme importanti sull’efficacia del medicinale chemioterapico CPX-351.

I risultati positivi precedentemente ottenuti in laboratorio, circa l’efficacia del trattamento, sono stati confermati nella pratica clinica. Il gruppo di pazienti preso in esame nell’ultimo trial è risultato più ampio rispetto al gruppo di persone reclutate nella fase di sperimentazione del farmaco, fase che ha consentito l’approvazione dello stesso. Ricordiamo che il chemioterapico è disponibile anche in Italia, dal 2019. 

Secondo quanto registrato, il CPX-351 sarebbe più efficace della chemioterapia tradizionalmente usata in alcuni casi di leucemia mieloide acuta. Il professor Adriano Venditti, direttore dell’UOSD Malattie Mieloproliferative del Policlinico di Roma Tor Vergata e professore di Ematologia presso l’Università di Roma “Tor Vergata” ha chiarito i punti di forza dello studio sul CPX-351, che ha visto anche la partecipazione dell’Italia. 

Prima di tutto l’età dei pazienti presi in esame dal trial inglese: non più soltanto persone sopra i 60 anni, ma anche pazienti cinquantenni o poco sopra i 50 anni. Entrambe le categorie di persone (over e under 60) hanno dimostrato di aver tratto beneficio dalla somministrazione del CPX. 

Una certa percentuale di questi pazienti ha anche avuto accesso al trapianto allogenico, altro elemento niente affatto trascurabile emerso nel corso degli studi. Il CPX si può di fatto combinare con il percorso trapiantologico, possibilità che altre terapie non offrono. 

L’analisi dello studio italiano pubblicato nel 2020, presentato al recente Congresso europeo, ha coinvolto diversi centri italiani; 71 i pazienti arruolati con un’età media di circa 66 anni.

Nel gruppo dei pazienti monitorati non mancavano persone più giovani. Il dato forse più interessante, ha sottolineato il professor Venditti, riguarda le caratteristiche cliniche di queste pazienti. Molti di loro avevano problematiche cardiovascolari che avrebbero impedito l’accesso ad altre terapie. Con il CPX-351 tale impedimento è caduto.  

Inoltre, il 56% dei pazienti italiani di età inferiore ai sessant’anni analizzati in questa casistica ha avuto accesso al trapianto allogenico. Insomma, il chemioterapico oggetto degli studi presentati al Congresso migliora la sopravvivenza globale rispetto alla chemio convenzionale 7+3, in pazienti di recente diagnosi ad alto rischio/secondaria, persone che in genere hanno una prognosi molto sfavorevole e quindi possibilità di sopravvivenza inferiori rispetto ad altre sottocategorie di pazienti.

La terapia è sicura e molto incoraggiante. 

Senza la ricerca non sarebbe possibile comunicare simili risultati. La ricerca prosegue e viene alimentata da chi crede nella scienza. Puoi essere anche tu protagonista del progresso scientifico.

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