Non sottovalutiamo le sindromi mielodisplastiche

Le sindromi mielodisplastiche sono, in moltissimi casi, malattie silenziose e subdole. Non si sottolinea mai abbastanza quanto possano influire sulla qualità della vita del paziente, nelle forme che presentano sintomi specifici e in quelle più avanzate. Oggi per diagnosticarle si ricorre a un esame del sangue e all’aspirazione del midollo con conseguente biopsia ed esami citogenetici.

Queste sindromi identificano un gruppo di condizioni patologiche che vede coinvolto il midollo osseo. La sua compromissione determina la produzione di cellule ematiche immature anomale. Le conseguenze cliniche possono essere di vario tipo: dalle forme anemiche leggere a patologie che aprono la strada alle leucemie. Tali malattie del sangue, considerate rare (motivo per il quale spesso non ricevono, in sede divulgativa, le dovute attenzioni), colpiscono prevalentemente le persone in età avanzata (ogni anno si registrano 3000 nuovi casi) e possono manifestarsi attraverso anemie, una diminuzione dei globuli bianchi e delle piastrine.

I progressi della ricerca hanno fatto registrare importanti conquiste sia nella fase diagnostica, sia in quella successiva alla diagnosi, quando i medici devono stabilire i percorsi di cura per i pazienti, percorsi che grazie agli esami genici, possono essere diversificati, personalizzati. Lo studio del genoma attraverso il DNA, inserito da poco anche nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), consente di fare delle previsioni anche sull’esito di una determinata cura, di uno specifico trattamento. Risultato importantissimo, perché permette di seguire costantemente il paziente, lungo la strada verso la guarigione o verso il miglioramento delle condizioni di salute, consentendo ai medici la possibilità di correggere in corsa le terapie.

Non tutte le sindromi mielodisplastiche si trasformano in leucemie, c’è un’ampia varietà di situazioni che merita approfondimenti e cure mirate. Negli ultimi 15 anni è cresciuta la percentuale di sopravvivenza dei pazienti affetti da sindromi particolarmente aggressive, è migliorata anche la qualità della vita di tutti i pazienti, perché grazie alla ricerca scientifica sono state avviate nuove procedure nel trattamento di queste malattie. Si è passati dalla sola trasfusione di sangue ad altre possibilità, compresa la somministrazione di farmaci innovativi che stimolano il midollo a produrre più cellule ematiche o di medicinali che supportano il sistema immunitario. Nei casi più gravi, può essere necessario il ricorso alla chemioterapia. Il trapianto di cellule staminali resta la soluzione definitiva, ma non è applicabile a tutti i pazienti.

L’Istituto Europeo di Oncologia elenca sul suo sito i possibili sintomi delle sindromi mielodisplastiche: la stanchezza e la debolezza,; la difficoltà a respirare sotto sforzo; la facilità di sanguinamento e la facilità di contrarre infezioni.

Si tratta di sintomi comuni ad altre patologie o condizioni meno gravi, per cui è bene non allarmarsi al primo segnale, piuttosto recarsi dal medico per un approfondimento. La ricerca, nel caso delle sindromi mielodisplastiche come in altri, è fondamentale per garantire un futuro migliore a tutti noi. La strada più veloce e sicura per finanziarla è abbracciare i valori dell’AIL e sostenere l’Associazione. La sezione provinciale Ail di Taranto suggerisce, attraverso il suo sito, come fare per dare una mano ai volontari e ai pazienti. Una donazione, piccola o grande che sia, è un gesto semplice per essere vicini a chi combatte una malattia del sangue e per garantire a tutti noi sempre più armi per sconfiggere le patologie ematologiche.

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