Se il microbiota è in salute, il trapianto è favorito

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche allogeniche è una terapia che salva la vita a molti pazienti ematologici. Sul sito del Ministero della Salute sono reperibili tutte le informazioni utili sull’argomento. Ogni anno si effettuano, in Italia e in Europa, migliaia di trapianti. E oggi la medicina ha degli strumenti in più per indirizzare al meglio questa pratica.

Recenti studi hanno infatti dimostrato che il microbiota intestinale ha un ruolo nel determinare l’esito dell’intervento. Il microbiota è l’insieme dei microrganismi che popolano il tratto gastroenterico. La variazione del microbiota intestinale influenza in modo significativo lo sviluppo di una specifica e temibile reazione immunitaria post-trapianto, denominata malattia del trapianto contro l’ospite o “graft versus host disease (GVHD)”. A sottolinearlo è la dottoressa Raffaella Greco, ematologa presso l’Unità di Trapianto di Midollo Osseo dell’ospedale San Raffaele di Milano.

“Per il paziente ematologico sottoposto a trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche – spiega la dottoressa, autrice della ricerca sul microbiota – l’intestino rappresenta un punto cruciale per la modulazione del sistema immunitario e per l’immuno-ricostituzione post trapianto, fondamentale a sua volta per una buona risposta al trattamento. Inoltre, il microbiota ha un ruolo importante nella protezione verso le infezioni, che frequentemente si presentano nei pazienti trapiantati. Possiamo quindi ritenerlo un fattore cruciale per il determinarsi di molte delle complicanze che spesso si presentano in questi soggetti”.

Conoscere dunque la condizione di salute dell’intestino dei pazienti è fondamentale anche nella cura delle malattie del sangue. Un test che valuti la popolazione di microrganismi presente nell’intestino può aiutare gli ematologi a modulare le terapie in modo che possano portare ai pazienti benefici, contenendo gli effetti collaterali.

Sul microbiota, inoltre, si può persino intervenire, eliminando i batteri potenzialmente dannosi o comunque ristabilendo tra batteri buoni e cattivi un equilibrio favorevole al paziente. Esiste infatti la possibilità di trapiantare il microbiota fecale. Con questa pratica si ripristina una flora batterica attiva e ricca, in grado di svolgere le sue molteplici funzioni, interagendo positivamente con le terapie somministrate per la cura delle più diverse patologie, non solo quelle ematologiche. Un resoconto più dettagliato della ricerca condotta dalla dottoressa Greco è disponibile sul sito della Fondazione Gimema.

I risultati dello studio dimostrano ancora una volta che la conoscenza è fondamentale per stabilire il piano di cura più adatto a ciascun paziente. Più informazioni si possiedono sui farmaci, sulle condizioni di salute della persona colpita da una malattia, quindi sulle sue condizioni di base, prima dell’avvio delle terapie, più aumentano le probabilità che le cure funzionino. Crescono le chance di sopravvivenza, anche nel caso di malattie difficili da trattare.

La ricerca si sostiene attraverso il supporto offerto all’AIL. Anche un piccolo contributo può essere utile a salvare una vita. Non solo, le donazioni indirizzate alle Sezioni AIL provinciali sono necessarie alla prosecuzione delle attività di assistenza diretta ai pazienti. L’AIL di Taranto cura a domicilio centinaia di persone. Grazie al sostegno dei donatori è riuscita a dotarsi di un mezzo per il trasporto dei pazienti onco-ematologici che devono seguire un programma di cure presso l’ospedale S.G. Moscati. La solidarietà è più forte di qualsiasi malattia. Sosteniamo l’AIL, miglioreremo la qualità della vita dei pazienti e finanzieremo la ricerca scientifica.  

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