A pochissime ore dal Natale, una festività che fa idealmente rima con solidarietà e con altre belle parole, ci piace sottolineare i successi della ricerca scientifica e l’importanza delle campagne di raccolta fondi. Lo facciamo con due riferimenti precisi: la leucemia linfoblastica acuta Ph+, che era considerata la peggiore malattia ematologica e la Campagna dell’Ail – Sezione di Taranto per l’acquisto di otto defibrillatori, quindi in favore dell’assistenza domiciliare.
Partiamo dalla leucemia linfoblastica acuta Ph+ (LLA Ph+). Una diagnosi del genere era un tempo una vera e propria condanna. Negli ultimi decenni tutto è cambiato, in senso migliorativo. I progressi dei ricercatori in laboratorio hanno avuto dei riflessi in ambito clinico inimmaginabili, per alcuni.
Non per chi crede nella scienza. Sono stati fatti tanti passi avanti nella cura di questa malattia, e l’Italia ha avuto un ruolo centrale nel cambiare completamente la prospettiva dei pazienti ematologici colpiti da questa patologia. Il contributo fondamentale dei laboratori e dei centri di cura italiani è riconosciuto a livello internazionale.
La forma di malattia in questione si definisce Philadelphia per via di una variazione cromosomica individuata nella leucemia mieloide cronica; scoperta fatta nella città statunitense oltre sessanta anni fa. Fu una rivelazione: per la prima volta si dimostrava il legame tra i tumori e le variazioni genetiche. All’inizio del nuovo millennio i ricercatori hanno individuato una molecola utile nell’affrontare questa malattia. Da allora questo farmaco si è evoluto, oggi è usato con successo nel trattamento di molti pazienti. Si tratta della terapia a base di inibitori della tirosin chinasi (TKI).
Il contributo italiano è stato importante anche per comprendere quanto questi farmaci potessero essere efficaci, anche senza l’associazione alla chemioterapia. Altre ricerche sono in corso, su questo punto. Gli ultimi studi clinici condotti nel nostro Paese hanno rappresentato ulteriori progressi nella cura della LLA Ph+, nell’abbinamento della terapia con TKI a un farmaco immunoterapico. I risultati sono stati tanto positivi da meritare la pubblicazione sul New England Journal Of Medicine. Il lavoro in laboratorio procede, così come i trial clinici. Grazie anche a ‘istituzioni’ come la Fondazione Gimema e tante altre. Grazie soprattutto alle donazioni di chi crede nella possibilità di un futuro migliore per tutti.
L’altro esempio da citare, per ringraziare tutte le persone che spendono parte delle loro risorse e del loro tempo nel sostegno ai pazienti ematologici, è la Campagna AIL di Taranto attualmente in corso. Una delle più importanti, perché il suo obiettivo è il potenziamento dell’attività fiore all’occhiello dell’Ail locale: l’assistenza domiciliare. I pazienti ematologici vengono seguiti a casa loro del tutto gratuitamente, grazie all’equipe multidisciplinare dell’Associazione.
Con il contributo di tutti noi, l’AIL sarebbe in grado di acquistare 8 defibrillatori, dispositivi salvavita. Oggetti preziosi. Affiancare ai regali che ci si scambia a Natale, una piccola donazione all’Ail di Taranto (anche pochissimi euro sono importanti, il mare è fatto di gocce) renderà possibile assistere i pazienti con una maggiore sicurezza per gli stessi. Le terapie possono avere degli effetti collaterali. Anomalie importanti nel ritmo cardiaco possono essere immediatamente corrette con i defibrillatori, la vita del paziente può essere salvata. Doniamo per continuare a garantire a queste persone le cure domiciliari, doniamo perché i volontari Ail possano intervenire, nel caso ce ne fosse bisogno, con i defibrillatori. Salvando i pazienti. Facciamo in modo che possano curarsi restando in famiglia, anche il 25 dicembre. Grazie e buon Natale a tutti!
