La terapie CAR-T rappresentano una grande risorsa per moltissimi pazienti ematologici. Si prevede che nei prossimi anni aumenti il numero delle persone alle quali saranno somministrate. Evidentemente non è soltanto la loro efficacia a motivare le previsioni.
Secondo una ricerca condotta da GlobalData saranno tredicimila, ogni anno, i pazienti che avranno accesso alle terapie CAR-T. Si tratta di una stima per il 2031.
Non solo l’efficacia, scrivevamo, ma anche la pratica sempre più diffusa di queste terapie, cioè la loro applicazione da parte dei medici, le renderanno un trattamento destinato a curare migliaia di persone.
Potrebbero diventare una cura di prima linea per il linfoma a grandi cellule B e di seconda linea per quello follicolare. GlobalData fa ovviamente riferimento all’agente CD19 CAR-T (dove CD19 identifica l’antigene). I recettori chimerici di quell’antigene sono i responsabili del cambiamento di prospettiva per tanti pazienti. Dove falliscono altre terapie arriva questo trattamento, ottenendo ottimi risultati, nei linfomi non Hodgkin.
La stima prevede che fra qualche anno negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Italia, Spagna, nel Regno Unito, in Giappone e in Cina possano essere cinquemila i pazienti colpiti da linfomi non Hodgkin, trattati con i recettori chimerici dell’antigene CD19 (di una specifica casa farmaceutica, non l’unica).
Al momento la terapia innovativa, indirizzata non solo ai pazienti ematologici, viene utilizzata anche per le leucemie linfoblastiche recidivanti dopo uno o anche due trattamenti convenzionali (Fonte: DailyHealthindustry). Ricordiamo che il “meccanismo” delle CAR-T è molto sofisticato: i linfociti T (globuli bianchi deputati alla difesa dell’organismo dagli agenti esterni e dalle malattie tumorali) prelevati dal sangue del paziente vengono “armati” con il recettore (Chimeric Antigen Receptor) che individua le cellule del tumore, in particolare una proteina del linfoma (l’antigene CD19) e le neutralizza.
Dopo circa quattro settimane i linfociti processati, quindi “armati” a combattere la malattia onco-ematologica vengono reinfusi nel sangue del paziente. La terapia CAR-T è indicata nei seguenti casi: pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) recidivato o refrattario a due o più linee di terapia; pazienti pediatrici e giovani adulti fino ai 25 anni di età con leucemia linfoblastica acuta a cellule B refrattaria, in recidiva post-trapianto o in seconda o ulteriore recidiva; pazienti con linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B (PMBCL); pazienti con linfoma a grandi cellule B correlato a virus Epstein-Barr recidivato o refrattario a due o più linee di terapia (Fonte: Humanitas).
Come abbiamo visto, però, il campo di applicazione delle Car-T si sta ampliando. A Taranto la Struttura di Ematologia dell’ospedale Moscati è un centro di riferimento per tutta la Puglia, rispetto alla somministrazione di queste terapie. Un risultato enorme, per una città con tanti problemi. Enormi sono anche i progressi della scienza, come le CAr-T e altri trattamenti dimostrano. Continuiamo a sostenerla, sostenendo l’Ail di Taranto. Grazie!
