Qualche settimana fa una nota trasmissione radiofonica si concentrava sul tema delle app. Quante ne abbiamo scaricate sul nostro smartphone? Quante di quelle applicazioni, alcune già presenti nel dispositivo al momento dell’acquisto, usiamo? Quante sono quelle che hanno davvero un’utilità per noi?
Le risposte dei radioascoltatori non si sono fatte attendere. C’era chi addirittura aveva a disposizione nella memoria dello smartphone più di 300 app, senza però utilizzarle. Partendo da questo argomento, ne vogliamo introdurre un altro, di fatto legato al primo. Il tema sul quale ci interessa riflettere è la nostra apparente confidenza con quegli strumenti, per lo meno la facilità con cui ne dotiamo gli smartphone e, nello stesso tempo, la diffidenza che nutriamo nei confronti di quegli stessi strumenti quando si occupano di medicina; quando cioè riguardano la nostra salute.
Pensiamo solo all’app Immuni, utilizzata per il tracciamento del contagio da Sars-CoV-2. Dal punto di vista della sua diffusione, è stata un fallimento. Pochi, rispetto alle aspettative delle istituzioni, al numero degli utenti che sarebbe stato in grado di fare la differenza, se fosse stato raggiunto, l’hanno scaricata. Pochi l’hanno presa in considerazione. Eppure, sarebbe stato uno strumento utile, se utilizzato dalla maggior parte degli italiani.
La riflessione si estende ad altri mezzi, afferenti all’ambito della tecnologia, che ogni cittadino potrebbe avere a disposizione, per curarsi, ovviamente non solo in caso di Covid.
Arriverà probabilmente il giorno in cui (ci si augura presto) tutti vorranno disporre di app con le quali tenere sotto controllo la pressione, la glicemia, gli effetti collaterali dei farmaci, i sintomi delle malattie e altri parametri. App che registrano quei dati e li comunicano al medico, anche in tempo reale, esistono già.
Esiste anche il Fascicolo Sanitario Elettronico. Lo si apre facilmente con l’aiuto del medico di base. Ma sono in tanti a ignorare l’esistenza di queste dotazioni, qualche volta per via di mancanze nella comunicazione da parte delle strutture sanitarie pubbliche. Altre persone invece sono informate, ma scelgono di evitare quei mezzi, ritenendoli minacciosi per la privacy o di non semplice gestione. Accade agli stessi medici di base, di non vedere di buon occhio queste innovazioni. Di considerarle un fastidio, perché effettivamente oberati di lavoro e con scarsa dimestichezza con il digitale.
I dati del fascicolo sanitario elettronico (https://www.sanita.puglia.it/infofse) relativi a ciascun paziente sono naturalmente protetti dalla normativa sulla privacy, e (questo è l’aspetto positivo soprattutto per il paziente) sono in rete e quindi consultabili da ogni struttura sanitaria, da ogni medico con il quale si entra in contatto. Sono immediatamente consultabili. Allo stesso modo lo sarebbero i dati relativi ai nostri parametri vitali, qualora avessimo necessità di comunicarli al medico in maniera costante.
Il fascicolo sanitario inoltre permetterebbe a chi fa ricerca di avere accesso ai dati relativi alle terapie, anche onco-ematologiche. In questo caso ogni elemento in rete sarebbe fruibile, da parte dei ricercatori, in forma anonima.
Insomma, investire nella salute significa anche saper superare le paure legate all’uso di strumenti nuovi. Anche perché in realtà si tratta di un genere di tecnologia già ampiamente frequentato da un gran numero di persone. Perché iscriversi a un social non crea problemi e scaricare un’app attraverso la quale dialogare con il medico e le strutture sanitarie sì? Pensiamoci! Pensiamo a quanti vantaggi avranno nell’immediato futuro (in realtà accade già) i pazienti ematologici che sceglieranno di accogliere la tecnologia per comunicare con i medici. Si va verso un monitoraggio costante ed efficace delle malattie, verso la possibilità di essere sempre più tempestivi, di avere cure sempre più mirate. L’Ail crede nella ricerca e nella capacità della tecnologia di mettersi a disposizione dei pazienti. Sosteniamo la ricerca, apriamoci alle nuove possibilità di cura, alle nuove modalità di interazione con i medici, apriamoci all’AIL e alla meravigliosa missione che porta avanti ogni giorno. Sosteniamo l’AIL, avremo tutti un futuro migliore.
