Giornata mondiale linfoma, le nuove cure

Il linfoma è una delle più diffuse malattie del sangue. Le tipologie di linfoma sono almeno 30 e sono state convenzionalmente suddivise in Linfomi di Hodgkin (il medico che nella prima metà del 1800 introdusse il termine) e non Hodgkin. In occasione della Giornata mondiale dedicata a questa patologia (tenutasi lo scorso 15 settembre) sono stati comunicati anche i dati statistici aggiornati sulla sua diffusione, non soltanto in Italia.

Si calcola che ogni anno questa categoria di tumori colpisca circa 735 mila persone. Nel corso del 2020, nel nostro Paese, sono state registrate oltre 15 mila nuove diagnosi di linfoma, delle quali poco più di duemila sono ascrivibili alla sfera definita “di Hodgkin”. Questi ultimi presentano un tasso di sopravvivenza a cinque anni più alto rispetto all’altra forma.

Nel caso dei linfomi, come nella maggior parte delle malattie, la diagnosi precoce è fondamentale per classificare il tumore e mettere il paziente nella condizione di ricevere le cure più efficaci. La patologia ha origine nel sistema linfatico, ovvero negli elementi responsabili della difesa dell’organismo. Quando i linfociti (fondamentali per il sistema immunitario, perché in grado di produrre e modificare gli anticorpi) proliferano in maniera incontrollata si genera questa malattia del sangue che, come già visto, può assumere diverse forme.

È recente la notizia di nuove terapie disponibili per il linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl). La Commissione europea ha concesso l’autorizzazione alla commercializzazione (condizionata) di un nuovo trattamento destinato agli adulti affetti da questa patologia. Il nuovo strumento di cura sarebbe riservato ai pazienti refrattari o recidivanti che non possono sottoporsi a trapianto autologo di cellule staminali. La decisione della Commissione europea riguarda l’uso combinato di tafasitamab e lenalidomide, seguito dalla somministrazione del primo farmaco in monoterapia. Anche l’Agenzia Europea per i farmaci si era precedentemente espressa positivamente su questa opzione terapeutica.

Ogni anno in Europa vengono diagnosticati circa 16mila nuovi casi di Dlbcl. È un tumore del sangue non Hodgkin che presenta masse di cellule B maligne in rapida crescita nei linfonodi, nella milza, nel fegato, nel midollo osseo o in altri organi. Si tratta di una patologia particolarmente aggressiva, per la cura della quale la ricerca scientifica investe molte risorse. E i risultati cominciano a essere molto incoraggianti, soprattutto per i pazienti con recidive. Sostenendo l’Ail si contribuisce ad alimentare il lavoro dei ricercatori, si contribuisce a far crescere la percentuale delle guarigioni.

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