Negli ultimi due anni il personale sanitario è stato spesso oggetto di minacce e intimidazioni. Molti gli infermieri e i medici che tuttora ricevono insulti sui social o lettere minatorie il cui contenuto è esteso persino alle loro famiglie. E i casi di professionisti della sanità cui viene assicurata addirittura la scorta non sono pochi. È difficile commentare questo genere di episodi e le situazioni che determinano. La pandemia ha certamente generato nuove diffidenze e anche nuove discriminazioni. Tuttavia, nulla può giustificare la violenza fisica e verbale.
Per questo viene istituita la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari. Il decreto istitutivo di questa giornata, che cadrà il 12 marzo di ogni anno, è stato firmato dal Ministro della Salute Roberto Speranza, in accordo con il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e con il Ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa.
L’obiettivo è la diffusione della cultura del rispetto nei confronti di chi si spende per la salute di tutti. Bisogna far conoscere ai cittadini l’impegno del personale sanitario, mostrare i sacrifici che quell’impegno comporta e ripristinare quel clima di fiducia che, per svariate ragioni, si è perso negli anni. Non solo in quelli della pandemia, che ha avuto l’effetto di accelerare un movimento già in atto. Una diffidenza verso le strutture sanitarie che si inserisce nel più generale quadro di mancanza di fiducia nelle istituzioni.
I medici portano avanti la loro missione, spesso tra mille difficoltà. È a loro che dobbiamo la vita, quando una malattia la minaccia. Ed è grazie alla ricerca scientifica se possiamo contare su prognosi migliori, quando affrontiamo un cancro o un’altra patologia. Proprio quella ricerca è stata anch’essa presa di mira dagli odiatori social. Persone che certamente hanno avuto prima o poi bisogno di cure.
Abbiamo le cure per tante malattie ematologiche grazie all’impegno dei ricercatori e di associazioni che, come l’AIL, si spendono al fianco dei pazienti e della ricerca. Supportiamo l’AIL, avremo la possibilità di contribuire alla costruzione di un mondo dove un numero sempre maggiore di malattie sia curabile. Accade già. I nomi di molte patologie onco-ematologiche che un tempo suonavano come una condanna, oggi non fanno più paura. Sosteniamo l’AIL e apriamo un dialogo costruttivo con le persone, i professionisti che ci curano. Sono lì per noi. E noi siamo al fianco dell’AIL per aiutarli ad aiutarci.
