È in corso una raccolta firme per chiedere il diritto all’oblio oncologico, per quei pazienti che hanno terminato le cure. La campagna, nata sulla scia di altre analoghe iniziative registrate in altri paesi europei, si intitola Io non sono il mio tumore, e a lanciarla è la fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).
Sono numerose le difficoltà che i pazienti sperimentano, sin dal momento della diagnosi di malattia oncoematologica. Disagi e problemi che possono essere fisiologici (non tutti, alcuni potrebbero essere evitati, ma questo è un altro discorso) nel corso delle terapie, ma assolutamente non giustificati, né tollerabili in seguito, cioè quando i medici attestano la remissione della patologia.
Il provvedimento per il quale si stanno raccogliendo le adesioni mira a restituire agli ex pazienti onco-ematologici il diritto di essere considerati persone sane, quindi soggetti che possono tranquillamente prendere impegni finanziari, per fare un esempio. Nello specifico la campagna Io non sono il mio tumore chiede che gli ex pazienti non siano più considerati malati oncologici dopo cinque anni dalla fine delle cure, nel caso si siano ammalati da bambini, e dopo dieci anni dal termine delle terapie, se la patologia li ha colpiti in età adulta.
Le persone che hanno dovuto affrontare patologie oncoematologiche subiscono spesso discriminazioni sociali ed economiche. Accedere ad alcuni servizi (prestiti e mutui compresi) per loro è un’impresa, perché in molti casi sono giudicati non idonei, anche se già fuori dalla malattia.
Abbiamo raccolto la testimonianza di persone che, in seguito alla loro patologia, avevano avuto problemi persino al momento del rinnovo della patente di guida, nonostante i certificati che attestavano l’avvenuta guarigione.
La campagna viene promossa anche attraverso i social. Si può partecipare digitando l’indirizzo dirittoallobliotumori.org, attraverso il quale è possibile dare la propria adesione e accedere a una guida sui temi legati al diritto all’oblio. Le firme saranno portate alla Presidenza del Consiglio, per la proposta di legge, quando raggiungeranno quota centomila. Nelle piazze italiane sono stati allestiti dei banchetti, per raccogliere le adesioni, così come nei reparti ospedalieri destinati alla cura di questa categoria di pazienti.
Intanto la Sezione AIL di Taranto rinnova l’invito a sostenere l’Associazione, i cui volontari si dedicano quotidianamente ai pazienti ematologici. È grazie a chi impegna le proprie energie per gli altri che l’AIL riesce a garantire la continuità assistenziale a tanti malati ematologici, per i quali la vita oggi è ancora più complicata, a causa del Covid. Aiutiamoli e aiutiamoci a stare meglio! Sosteniamo l’AIL!
