L’alimentazione ha un ruolo importantissimo nella prevenzione delle malattie, così come nelle fasi di cura delle stesse. Spesso si tende a sottovalutare il pasto che dovremmo considerare come il più importante della giornata. Più di qualcuno di noi (pazienti e non) lo relega ingiustamente ai margini della dieta quotidiana.
Si tratta della colazione, il primo pasto che si fa dopo almeno 10 ore di digiuno. La fonte primaria di zuccheri indispensabili ai muscoli che devono rimettersi in movimento, dopo il sonno notturno, e affrontare una nuova giornata.
Secondo il sito Humanitas le ragioni principali per cui la colazione debba essere tenuta nella giusta considerazione sono cinque: al mattino anche il cervello, come i muscoli, ha bisogno di un rifornimento di energia; le vitamine e i minerali che si ingeriscono con il primo pasto della giornata offrono energia indispensabile e utilizzabile per tutto il giorno e sono in grado di influire positivamente sul metabolismo e sul senso di sazietà; la colazione aiuta ad allontanare il rischio di sovrappeso perché consente di non esagerare con le porzioni al momento del pranzo; protegge il cuore, sempre perché regola il nostro bisogno di ingerire cibi, soprattutto quelli grassi; stimola il metabolismo e rallenta il dimagrimento.
Sono considerazioni universalmente valide. Non saltare la prima colazione è un consiglio indirizzato sia alle persone sane, sia ai pazienti (ematologici, oppure affetti da altre malattie).
Quel che si può fare è modulare questo pasto a seconda delle esigenze. Nel caso dei pazienti ematologici, per esempio, chiedere consiglio al proprio ematologo e farsi supportare (attraverso l’informazione) dai volontari dell’AIL può essere utile, per non assumere comportamenti alimentari scorretti.
Come abbiamo scritto più volte, la chemioterapia può avere degli effetti collaterali, soprattutto ai danni dell’apparato gastrointestinale. La nausea e il vomito sono tra questi. In questi casi può essere molto utile adattare la prima colazione, come gli altri pasti, in modo da attenuare gli effetti secondari delle terapie. Mangiare di meno e più frequentemente può essere un buon rimedio, così come evitare i cibi irritanti. Idratarsi correttamente è fondamentale sempre, e soprattutto in corso di terapia.
Può essere utile sostituire il latte vaccino, in caso di digestione lenta, con bevande vegetali non zuccherate (per esempio, quelle a base di avena o riso). La frutta (anche quella secca) è sempre un’ottima alleata, anche in presenza di disturbi legati alle terapie. I prodotti da forno industriali possono essere sostituiti da una bella fetta di pane integrale con marmellata (possibilmente senza zuccheri aggiunti).
Si può sempre optare per la colazione salata, dipende dai gusti e dalle esigenze del momento. Il latte può essere sostituito da un formaggio fresco, come la ricotta. Alcuni nutrizionisti suggeriscono una colazione a base di passate di legumi, da accompagnare con pane e verdure. Ma se il vassoio della colazione così composto vi sembra troppo ardito, il classico pasto con caffelatte e prodotto da forno o cereali integrali misti a frutta va benissimo. Ai pazienti consigliamo sempre di consultare il medico, in caso di dubbi sulla dieta. Si può fare affidamento, lo ripetiamo, anche sull’equipe multidisciplinare dell’AIL (il team di professionisti che assiste i pazienti a domicilio) per un consiglio sulla prima colazione e sugli altri pasti.
Concludiamo con le considerazioni della Società Italiana di Nutrizione umana, secondo la quale fare colazione è un comportamento utile per regolare la giornata, rispetto al senso di sazietà che genera. Quella sensazione aiuta ad affrontare anche i pasti successivi con una maggiore attenzione e senza eccessi, soprattutto nel consumo dei grassi.
