Il trapianto di cellule staminali emopoietiche è una procedura utilizzata in ambito onco-ematologico per il trattamento di determinate patologie. Il mieloma multiplo, per esempio, e le leucemie vengono spesso affrontate con un trapianto di questo genere. È una tecnica in costante evoluzione e rappresenta, per il paziente, un’importante possibilità di guarigione.
Tuttavia, come qualsiasi intervento o terapia, può avere effetti secondari. Dopo il trapianto il paziente può sperimentare una condizione patologica dovuta al rigetto. Una complicanza che si può manifestare con una sintomatologia che interessa anche l’apparato gastrointestinale.
Si definisce Graft-versus-host disease (GI-GvHD). Nella malattia da rigetto accade che le cellule immunitarie del tessuto donato non riconoscano quelle dell’ospite; il destinatario è un elemento estraneo, per semplificare il meccanismo che si instaura. Viene quindi attaccato dalle cellule ricevute dal donatore.
I sintomi intestinali della malattia da rigetto sono in genere i seguenti: diarrea, dolore addominale, crampi addominali, nausea, vomito, sanguinamento gastrointestinale e disfagia. Possono portare a malassorbimento, disidratazione, perdita importante di peso e di elettroliti.
Nella Struttura di Ematologia dell’ospedale di Alessandria è stato avviato uno studio, che si avvale del coordinamento dell’Unità di Ricerca delle Professioni Sanitarie inserito all’interno del Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione. Una sperimentazione che, attraverso la dieta, mira a garantire ai pazienti con rigetto una migliore qualità di vita, la possibilità di affrontare i sintomi intestinali e superare la complicanza del trapianto. In questa attività, la figura dell’infermiera/e gioca un ruolo importantissimo.
È a questa professionalità che viene affidato il paziente con GI-GvHD. È l’infermiere che applica un protocollo (nell’ambito dello studio clinico chiamato Dipaema) mutuato dalla Seattle Care Cancer Alliance. Il protocollo è un regime dietetico che si basa sulla somministrazione di quantità limitate di grassi, di fibre, di lattosio, prodotti acidi e irritanti, che vengono introdotti in modo graduale. Il paziente viene nutrito con piccoli pasti ogni tre ore, per evitare di sovraccaricare l’apparato gastrointestinale.
Le bevande deteinate, energetiche, gli amidi, con o senza glutine, la frutta, la verdura e alcune proteine favoriscono il miglioramento dei sintomi. Il lattosio invece li peggiora. Se il paziente risponde positivamente, si passa allo step successivo, con l’introduzione di quantità diverse, di alimenti contenenti sempre poche fibre e pochi grassi. Carboidrati e proteine vanno preferiti ai grassi, questi ultimi sono di più difficile digestione (Fonte: Azienda Ospedaliera di Alessandria).
Chi segue i pazienti ematologici lavora incessantemente per migliorare la loro qualità di vita. È quel che fanno i volontari dell’AIL. La Sezione di Taranto, come altre della grande famiglia Ail, è impegnata su più fronti. Quello dell’assistenza domiciliare riveste un’importanza particolare. I pazienti sono seguiti dal punto di vista medico-psicologico a casa loro, nell’ambiente dove si sentono meglio e ciò favorisce la guarigione; in ogni caso migliora la qualità di vita durante la malattia. Perché l’Ail possa continuare a garantire questo genere di assistenza, è necessario che continui ad essere sostenuta. Ogni contributo, anche il più piccolo, è fondamentale. Doniamo! Saremo al fianco dei pazienti e nutriremo la ricerca scientifica.
