L’invecchiamento è uno dei più importanti fattori di rischio per i tumori, solidi e liquidi. Si tratta di un processo naturale, come tutti sappiamo bene. È l’ossigeno che respiriamo a farci invecchiare, perché produce radicali liberi, cioè pezzi di molecole carenti di un elettrone. Vanno a cercarlo in altre molecole, danneggiandole. C’è un’ampia pagina scritta da Paolo Rossi Castelli sull’argomento, sul Magazine della Fondazione Veronesi.
Il nostro organismo naturalmente mette in moto dei meccanismi per liberarsi dei radicali, delle sostanze dannose, quelle che fanno invecchiare e ammalare, ma tali sistemi non sono sempre sufficienti. Dopo i trent’anni si comincia inevitabilmente a invecchiare, anche se il processo è molto graduale.
Una recente ricerca condotta da IFOM e dall’Università di Padova si concentra proprio sui processi di invecchiamento e di degrado degli organi. Lo studio cerca di tracciare una strada da seguire per comprendere in che modo rallentare quei processi. Ciò significherebbe ridurre notevolmente il numero delle persone che sviluppano malattie onco-ematologiche.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature. Due i tipi di interruttori individuati nei meccanismi che causano l’invecchiamento. Il calo dei livelli del primo di questi elementi (YAP/TAZ) porta gli organi a degradarsi, in particolare i tessuti che formano la loro struttura di supporto. Anche il nucleo delle cellule subisce cambiamenti, resta scoperto, perché si creano delle falle nella membrana attorno a quel nucleo. Il DNA ne viene compromesso. A questo punto entra in azione il secondo interruttore (cGAS-STING), responsabile di infiammazioni croniche.
Se si riuscisse a intervenire sugli elementi che abbiamo definito interruttori, la scienza potrebbe aiutare le persone a invecchiare meglio, ammalandosi il meno possibile. Sarebbe un risultato eccellente anche sul fronte della lotta alle malattie ematologiche, ai tumori in generale. Un passo avanti incredibile.
È importante sostenere la ricerca scientifica, per questa (il rallentamento dell’invecchiamento) e per altre ragioni (la scoperta di nuove terapie per le leucemie, per esempio), tutte riguardanti la nostra salute. La scienza ha creato le condizioni perché si potesse vivere più a lungo (la vita media, infatti, si è allungata non poco), perché molte delle più temibili malattie onco-ematologiche fossero guaribili (alcune, un tempo, rappresentavano una vera e propria condanna, oggi si curano).
Se ognuno di noi fa la propria parte, insieme possiamo sconfiggere le malattie onco-ematologiche; possiamo costruire un futuro migliore per tutti. L’Ail offre il suo prezioso aiuto ai pazienti ematologici e finanzia la ricerca scientifica. Offriamo il nostro aiuto all’Ail! Un piccolo gesto per grandi conquiste.
