Si crede spesso che le nuove terapie mandino in pensione quelle più datate. Non è sempre vero. Anzi, molto spesso ai farmaci di uso più longevo si affiancano quelli nuovi, senza però sostituirli.
Dipende da tanti fattori se la scelta del medico oncologo o ematologo cade su una tipologia di terapia e non su un’altra. Più di qualche volta i trattamenti vengono modificati durante la loro somministrazione, perché ci si accorge della loro inefficacia, per alcuni pazienti.
Per la maggior parte delle patologie, non solo quelle oncologiche ed ematologiche, i pazienti sanno di poter contare su farmaci sperimentati da tempo, la cui efficacia si è rivelata eccellente, anche a distanza di anni. E al tempo stesso, essi devono essere consapevoli che esistono delle valide alternative agli stessi.
A chi è affetto da leucemia a cellule capellute viene in genere somministrato un trattamento chemioterapico che trova il suo punto di forza nella cladribina. Lo attesta una nuova ricerca, guidata da Livio Pagano, che dirige il reparto di Ematologia geriatrica ed emopatie rare del Gemelli di Roma.
L’esistenza di nuovi farmaci non rende meno efficace questo farmaco. Sembra che l’80% dei pazienti trattati con cladribina abbiano alti tassi di sopravvivenza senza recidive. I farmaci più recenti sono quelli anti-BRAF come il vemurafenib in combinazione con rituximab. L’efficacia di questi medicinali è ottima, tuttavia la recente ricerca appena citata (della quale è possibile conoscere maggiori dettagli visitando il sito Gimema) e altri studi sono la testimonianza che la cladribina sia ancora un farmaco validissimo. Che, insomma, non sia il momento di abbandonare quel principio attivo in favore dei più recenti.
Anche gli effetti collaterali del chemioterapico di lungo corso sono ridotti. Lo studio il cui primo firmatario è l’ematologo e ricercatore Pagano è piuttosto ‘imponente’, considerata la mole di dati che ha preso in considerazione, attraverso un arco temporale molto ampio (dal ’91 al 2019).
Le conclusioni, lo ripetiamo, dimostrano che la maggior parte dei pazienti (80%) con leucemia a cellule capellute non ha avuto ricadute in fase di follow up, nemmeno 15 anni dopo la prima manifestazione della malattia.
Un risultato eccellente che si deve a questo chemioterapico. La ricerca non solo scopre ogni giorno nuovi farmaci per la cura delle malattie ematologiche, ma ne valuta anche l’efficacia nel tempo. La capacità di guarigione o di sostegno offerta al paziente, in relazione ad altri medicinali, altre terapie.
La ricerca salva vite. Vogliamo essere tra coloro i quali sostengono la vita? C’è un modo semplice per farlo: si chiama AIL. Offriamo il nostro supporto all’AIL e daremo un contributo al progresso scientifico.
