Nuove speranze per i pazienti con leucemia mieloide acuta, in particolare per i più refrattari alle cure. La nuova terapia, che associa il principio attivo venetoclax con le molecole azacitidina o decitabina riesce a far aumentare le possibilità di sopravvivenza alla malattia.
È stato rilevato che le settimane di sopravvivenza passano da 6 a 18 mesi. Un risultato non da poco, per tutte le persone anziane e fragili affette da questa patologia del sangue. La ricerca che ha portato a questo traguardo è italiana; è stata recentemente pubblicata sulla rivista Cancer. Si tratta del primo caso di sperimentazione real life in Europa.
È un genere di studi sempre più richiesto dagli enti che regolano e autorizzano l’uso dei farmaci. Le sperimentazioni real life (ci si prende cura dei pazienti, quali che siano le loro caratteristiche, nella loro vita reale) consentono di confermare i trial clinici randomizzati, che vengono condotti selezionando i pazienti in base a determinate caratteristiche.
Lo studio Avalon sulla leucemia mieloide acuta è stato promosso e coordinato dall’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” Irst Irccs (Meldola, FC) e dall’Istituto Europeo di Oncologia Ieo, in collaborazione con la Rete Ematologica Lombarda e con il patrocinio della Fondazione Gimema (cui l’AIL è legata).
Sono stati presi in considerazione i dati di 190 pazienti di nuova diagnosi o refrattari/resistenti alla leucemia; 32 i centri ematologici italiani coinvolti, in un arco di tempo compreso tra il 2015 e il 2020. Nel 75% dei casi esaminati, la terapia ha dimostrato di riuscire a gestire meglio e più a lungo la malattia. La ricerca rappresenta un primato italiano, lo sottolineiamo, e il ruolo delle donne è stato importantissimo. Chiara Zingaretti ha coordinato lo studio, mentre Elisabetta Petracci ha guidato il clinical trial office dell’Istituto Romagnolo.
Il convegno nazionale “Post-New Orleans 2022 – Novità dal Meeting della Società Americana di Ematologia”, svoltosi all’inizio del mese a Milano, ha rappresentato un’occasione per la diffusione dei risultati della ricerca real life.
L’Ail di Taranto conosce bene la vita reale dei pazienti ematologici. Di loro e delle loro famiglie si prende cura da anni. I medici e le altre professionalità che fanno parte dell’equipe multidisciplinare Ail si recano nelle case di questi pazienti, li assistono non solo per quel che riguarda le terapie, curano anche l’aspetto psicologico. Come sappiamo le terapie (sia quelle tradizionali, sia quelle più nuove) sono essenziali e vanno affiancate da una serie di attività indirizzate a tenere alto l’umore del paziente.
Un grandissimo aiuto arriva in questo senso dall’Ail – Sezione di Taranto. Ricordiamoci che sostenerla è importantissimo: diamo una mano ai volontari, che a loro volta affiancano i pazienti. Alimentiamo la ricerca scientifica, che ogni giorno raggiunge traguardi decisivi per la vita di tanti di noi. Sosteniamo l’Ail, sosteniamo la vita!
