Accogliere una diagnosi di malattia ematologica è doloroso e complicato. Non si è mai abbastanza preparati ad ascoltare le parole del medico mentre comunica che si è chiamati ad affrontare una battaglia; che c’è qualcosa nell’organismo che minaccia la sua stessa sopravvivenza.
Eppure, dopo l’angoscia iniziale si riesce a trovare un modo per gestire la nuova situazione. Si riesce a farlo, soprattutto quando si è sostenuti dagli affetti e da un gruppo di persone straordinarie che spende il proprio tempo al fianco dei pazienti. Si tratta dei volontari Ail, che non solo assistono i pazienti ematologici dal punto di vista clinico, ma cercano di creare per loro quel sostegno che si rivelerà (assieme a quello offerto dalla famiglia e dagli amici) fondamentale per guarire.
Se la prima diagnosi è un momento carico di dolore e paura, la recidiva di una malattia può in molti casi essere ancora più difficile da affrontare. Fortunatamente esiste la ricerca scientifica, che l’Ail finanzia (grazie alle numerosissime donazioni che riceve).
È proprio grazie alla ricerca se alcune malattie, pur se recidivanti, possono essere fronteggiate con ottimi margini di successo.
Una delle patologie cui si fa riferimento è il linfoma a grandi cellule B, recidivato o refrattario. Nel primo dei due casi, la malattia si ripresenta (in forma di recidiva), nel secondo caso la malattia è resistente ai trattamenti tradizionali.
Due nuove analisi dello studio ZUMA-7 dimostrano che il trattamento iniziale con la terapia CAR-T, per i pazienti con linfoma a grandi cellule B che si ripresenta o non risponde alle cure, funziona. Si tratta di dati raccolti e presentati nel corso del Congresso della Società americana di Ematologia. Sulla base di questo studio la Commissione europea ha approvato l’impiego del farmaco axicabtagene ciloleucel nell’ottobre 2022, esattamente nei casi citati. Nello specifico, possono accedere a questa terapia i pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B e linfoma a cellule B di alto grado che si ripresentano entro 12 mesi oppure si dimostrano resistenti alla chemio-immunoterapia di prima linea.
Inoltre, i dati supportano la possibilità di impiegare le terapie CAR-T (axicabtagene ciloleucel) in questi stessi pazienti come trattamento di terza linea e per altre sottocategorie di pazienti.
Si tratta di un altro degli importanti risultati ascrivibili all’intenso lavoro dei ricercatori. Intenso e ininterrotto. Se si possono usare questi aggettivi, lo si deve anche e soprattutto alle donazioni. Alle persone che credono nella scienza, nella missione Ail e quindi nella possibilità di individuare sempre nuove cure. Terapie e trattamenti efficaci in un numero sempre più alto di pazienti.
Questa consapevolezza contribuisce forse a rendere meno pesante una diagnosi di malattia ematologica. Sapere che esistano cure e trattamenti specifici, sapere che altre terapie stiano vedendo la luce mentre si dà notizia di quelle al momento già disponibili aiuta ad incanalare al meglio le energie verso la soluzione del problema. Le risorse cioè dei pazienti e delle loro famiglie, quelle dei volontari Ail e le energie di chi dona. Chi sostiene l’Associazione sa bene di contribuire a salvare vite. Sa bene di impegnarsi a disegnare un futuro con cure sempre più mirate per chiunque si ammali. Grazie a tutti i donatori!
