Monoclonali per pazienti fragili senza vaccino Covid

La curva dei contagi Covid è ancora in crescita e la Puglia è la regione dove, nella settimana dal 16 al 22 marzo, si è registrata una crescita record. Secondo la Fondazione Gimbe i contagi sono aumentati del 51,6%, rispetto alla settimana precedente. La media nazionale invece ha segnato un incremento pari al 32,2%. Lecce è la città con il maggior numero di casi. Ma le terapie intensive restano, in tutta la regione, sotto la soglia di saturazione.

Occorre continuare a fare attenzione. È necessario non abbandonare le misure di prevenzione, come le mascherine, ed è importantissimo sottoporsi al vaccino. Per ora la quarta dose resta indicata per le persone immunodepresse, non per gli over 70.

Per i soggetti fragili si stanno adottando anche altri approcci, oltre alla somministrazione del vaccino. Qualche giorno fa, presso la Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale di Perugia, i pazienti fragili hanno ricevuto il primo trattamento con l’anticorpo monoclonale Evusheld. I pazienti cui è stato somministrato il farmaco, in day hospital, sono tre e sono seguiti dal reparto di Ematologia dell’ospedale di Perugia. Non si tratta di persone positive al virus Sars-CoV-2, ma di pazienti molto fragili.

In caso di contatto con il virus avrebbero molte probabilità di sviluppare i sintomi più gravi della Covid. La somministrazione dell’anticorpo monoclonale è stata quindi decisa in via preventiva. Questi pazienti, hanno spiegato i responsabili del reparto cui fanno riferimento, hanno difese immunitarie molto ridotte, per via delle terapie che seguono. Sempre a causa di quelle terapie non hanno potuto sottoporsi a vaccino anti-Covid. Questi anticorpi monoclonali possono essere somministrati anche a pazienti che hanno assunto il vaccino anti-Covid, ma non hanno sviluppato una risposta anticorpale. Si tratta sempre di soggetti molto fragili, con sistema immunitario compromesso.

Evusheld unisce in realtà due tipi di anticorpi monoclonali, una somministrazione che garantisce una protezione contro la Covid piuttosto duratura, fino a un anno dalla iniezione intramuscolare. L’opportunità della prescrizione del farmaco viene valutata dai medici che seguono i pazienti ematologici (e non) molto fragili.

Queste prime somministrazioni dell’anticorpo monoclonale dimostrano come sia cresciuto il numero degli strumenti che i medici hanno a disposizione per prevenire la Covid. Il vaccino a ciclo completo, con tre dosi, resta la strada maestra da seguire per evitare le complicanze della malattia. Ma per i casi particolari, che richiedono approcci diversi, le risposte della scienza non mancano.

L’AIL di Taranto conosce bene le problematiche dei pazienti molto fragili. I suoi volontari seguono quotidianamente i pazienti ematologici, presso le loro abitazioni, e con loro affrontano il percorso di cura, le terapie e i dubbi legati anche alla situazione epidemiologica, rispetto al virus Sars-Cov-2.

L’importante è affidarsi ai medici, alla ricerca. I ricercatori studiano perché la qualità della vita dei pazienti ematologici possa migliorare, e perché possa crescere ancora il numero delle guarigioni, già molto alto. Oggi 7 pazienti su 10 guariscono. Lo si deve alla scienza e a chi dona, per alimentare il lavoro dei ricercatori. Sosteniamo l’AIL; le persone che guariscono da una malattia ematologica saranno sempre di più, grazie a tutti noi.   

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