Si profilano nuove possibilità di cura per la leucemia mieloide acuta. Sarebbe infatti possibile selezionare linfociti T, grazie alle tecniche di editing genomico, adatti a combattere la malattia, cioè a sviluppare risposte specifiche e durature nel tempo. Lo studio è stato guidato dal team di Chiara Bonini, all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. I risultati della ricerca sono apparsi su Science Translational Medicine.
La ricerca è già in fase di sperimentazione clinica in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Coinvolta nel progetto anche Intellia Therapeutics, società americana che si occupa di biotecnologia. Nello specifico, i linfociti T vengono ingegnerizzati, in modo da sostituire i recettori T-cell naturalmente presenti, con degli altri antitumorali, ricavati in precedenza dal sangue dei donatori sani. I linfociti T così trasformati riescono a riconoscere la proteina WT1 presente nelle cellule tumorali, nei pazienti con leucemia mieloide acuta. Quella proteina è anche in grado di fornire informazioni sulla malattia eventualmente residua dopo le cure, quindi è utile per capire se un paziente può andare incontro a recidive. Esistono altri 19 recettori antitumorali, è stato scelto quello in grado di rispondere alla proteina citata, proprio per la sua specificità.
Questa tecnica ha dei limiti, perché richiede isto-compatibilità tra i pazienti da trattare e i donatori dei linfociti. Il vantaggio nell’impiegarla sta nel fatto che la terapia non solo combatte la leucemia nel momento in cui è presenta, ma è anche in grado di prevenire una nuova manifestazione, come già sottolineato. Questi linfociti resterebbero nella memoria immunologica del paziente anche 14 anni dopo l’intervento. Per altri pazienti bisogna individuare altri recettori isto-compatibili.
Questa sperimentazione, come tante altre, apre la strada a guarigioni più frequenti e soprattutto più durature, per un numero sempre maggiore di pazienti affetti da leucemia mieloide acuta. Finanziare la ricerca significa arricchirsi di possibilità di cura. Una donazione all’AIL diventa dunque il tramite per migliorare ulteriormente il panorama delle cure. Tanto è già stato fatto, ma la strada è ancora lunga. C’è bisogno dell’aiuto di tutti per continuare a segnare risultati brillanti come quello della ricerca del San Raffaele; di tutte quelle finora condotte e degli studi che verranno. Questo è un momento particolarmente propizio per le donazioni: basta assicurarsi un uovo AIL, per garantire assistenza gratuita ai pazienti ematologici e per alimentare il presente e il futuro della ricerca. Perché il futuro di tutti noi sia migliore, con cure mirate ed efficaci per tutti, doniamo all’AIL. Tutti i dettagli su come avere l’uovo di cioccolato dell’Associazione sono sulla pagina Facebook e su questo sito.
