Anche i farmaci colpiti dalla crisi, Farmindustria lancia un appello

La crisi economica colpisce anche le aziende farmaceutiche, che incontrano notevoli difficoltà nella produzione e distribuzione dei farmaci. I rincari energetici e i costi elevatissimi di carta e vetro, materie necessarie per la produzione degli imballaggi e dei contenitori delle medicine, mettono a dura prova le aziende

Sono cresciuti (del 50%) anche i costi dei principi attivi provenienti per lo più dalla Cina e dall’India. Queste molecole vengono pagate in dollari e lo scambio sfavorevole per la moneta europea li rende ancora più costosi. A chi non è capitato, in queste settimane, di recarsi in farmacia alla ricerca di un medicinale, e di sentirsi rispondere che la linea di produzione di quel principio attivo è ferma o in difficoltà? 

Tra le sostanze che a inizio estate risultavano di più difficile reperimento anche la carnitina, componente di diverse preparazioni e di non pochi integratori alimentari. 

I prezzi dei medicinali e di altri prodotti farmaceutici sono rimasti invariati per i consumatori, per via degli accordi presi dal SSN con l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ma i costi per produrli sono aumentati.

Farmindustria lancia un appello alla politica, perché si faccia carico del problema. In definitiva si chiedono più risorse da destinare alla spesa farmaceutica, per sostenere le aziende che rischierebbero la chiusura, in assenza di provvedimenti economici tempestivi. 

Razionalizzare la spesa, modificando anche le voci di destinazione dei fondi può senza dubbio contribuire a trovare una soluzione. 

I pazienti tuttavia non devono allarmarsi, piuttosto imparare a usare con criterio i medicinali. Solo per fare un esempio, nella farmacia domestica di ciascuno di noi conserviamo probabilmente farmaci che abbiamo acquistato ma non abbiamo mai usato. 

Quando necessari, i farmaci vanno assunti; è quasi superfluo sottolinearlo.

È il caso dei pazienti ematologici e di molte altre categorie di pazienti. Le malattie croniche richiedono un costante impiego di medicinali. Proprio per queste ragioni, sarebbe utile da parte di tutti razionalizzare gli acquisti in farmacia

Comprare solo i medicinali prescritti dal medico è già un buon passo verso il corretto uso delle risorse pubbliche. Quanto ai farmaci da banco, spesso se ne acquistano di non necessari, se non addirittura poco adatti.

Chiedere sempre consiglio al medico è un modo per contenere spese che potrebbero rivelarsi inutili. Una strategia per non sottrarre sostanze necessarie ad altri pazienti. 

L’AIL di Taranto tiene a sensibilizzare i cittadini sul tema dell’uso corretto delle risorse farmaceutiche.

Per cure più sostenibili e perché quelle cure possano essere estese a tutti, dobbiamo usare la testa e non correre a cercare medicinali che potrebbero rivelarsi non necessari, se non addirittura dannosi. 

Zucchero o dolcificante? Chiediamolo alla scienza

La dieta può essere una cura accanto alle terapie farmacologiche (lo è nella maggior parte dei casi). Sono sempre più frequenti gli studi scientifici che pongono in relazione la genesi e l’evoluzione di una patologia con l’alimentazione abituale del paziente. 

Per quel che riguarda i tumori, solidi o liquidi, non ci sono sufficienti evidenze scientifiche che lo zucchero ne favorisca lo sviluppo. Un’eccezione è rappresentata dal cancro al seno, per il quale esiste un riscontro scientificamente documentato (Fonte: Fondazione Veronesi).

In ogni caso, eliminare lo zucchero dalla dieta è sbagliato, ma contenerlo è consigliabile.

Gli zuccheri infatti fanno crescere le concentrazioni di insulina nel sangue e conseguentemente aprono la strada alle infiammazioni e a meccanismi che inducono la crescita delle cellule, anche di quelle malate. 

Quindi contenere l’assunzione di zucchero è un comportamento certamente più saggio che eliminarlo o sostituirlo con un dolcificante tradizionale o con sostanze edulcoranti di varia origine. 

La saccarina e il sucralosio intervengono sul microbiota intestinale, secondo una ricerca pubblicata su Cell, modificandolo. Ciò causerebbe un aumento dei livelli di glucosio nel sangue, un risultato che renderebbe completamente vana la sostituzione dello zucchero con le due sostanze (Fonte: Focus Salute). 

Abitudini consolidate nel tempo, come l’uso dei dolcificanti (anche da parte di chi non ne ha bisogno) possono generare supposizioni sbagliate. Presupposti sui quali modificare la dieta, anche se non è stato il medico a suggerirlo. 

In altre parole, tenere una confezione di dolcificante in borsa da tirare fuori a ogni occasione, per evitare di ingerire zucchero, e pensare che questa scelta possa far bene all’organismo è sbagliato.

Lo è soprattutto in assenza di particolari condizioni patologiche o di indicazioni fornite dal medico. 

La ricerca che conferma il dato secondo il quale alcuni dolcificanti danneggerebbero il microbiota è stata condotta dal Weizmann Institute of Science di Israele. Lo studio ha coinvolto volontari umani.

A differenza delle precedenti ricerche, la sperimentazione non è stata realizzata impiegando topi. I risultati evidenziano che molto spesso le sostanze utilizzate in alternativa al demonizzato zucchero causano diabete e sovrappeso.

I pazienti ematologici seguiti da un’equipe di medici specializzati dovrebbero chiedere loro consiglio su come comportarsi a tavola, in particolar modo con gli zuccheri semplici, con il sale e con le carni rosse.

Sia il saccarosio, sia il sucralosio non sono direttamente responsabili dell’aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Hanno piuttosto un ruolo nel deprimere, per così dire, la capacità dell’organismo di gestire i livelli di zucchero nel sangue. Non si tratta di ricerche definitive.

La scienza procede per gradi, occorrono altri studi per seguire nel lungo periodo i pazienti esaminati.

Per affermare con certezza quanto rilevato finora a proposito dei dolcificanti citati. Si tratta di sperimentazioni che interessano da vicino non solo i pazienti onco-ematologici, ma tutti noi.

Sosteniamo sempre il lavoro prezioso dei ricercatori, sosteniamolo attraverso l’AIL, nelle tante forme in cui è possibile farlo. Tutte le modalità per essere accanto all’Ail di Taranto sono elencate nella pagina dedicata del sito. Grazie!

Diritto all’oblio, una marcia per arrivare a 100mila firme

L’AIL Sezione di Taranto continua a seguire la campagna per il diritto all’oblio oncologico.

Riguarda naturalmente anche i pazienti e gli ex pazienti ematologici. Nelle scorse settimane sono cresciute le adesioni a questa campagna, a tutela del diritto di ‘riservatezza’ delle persone che hanno affrontato una malattia onco-ematologica

La raccolta delle firme, per la petizione promossa dalla Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) prosegue sul sito dirittoallobliotumori.org.

Raggiunto il target delle centomila adesioni (al momento sono 75 mila), la petizione arriverà sulle scrivanie dei presidenti Draghi e Mattarella.

L’obiettivo è una legge che tuteli i pazienti onco-ematologici, spesso discriminati a causa della patologia, nella vita sociale ed economica. 

Il prossimo step della campagna prevede una marcia di circa 5 chilometri, in programma per le vie di Pescara, lungomare compreso. Si cammina tutti insieme per una giusta causa, per una richiesta doverosa che coinvolge decine di migliaia di ex pazienti e altrettante famiglie. 

A voi è mai capitato di essere discriminati, in qualche modo, a causa delle vostre condizioni di salute? Vi è mai capitato di esserlo anche dopo la guarigione?

Parliamone, usiamo i canali social a nostra disposizione per denunciare episodi di discriminazione. Fatti che aggiungono dolore alla sofferenza fisica e psicologica che già la malattia comporta. 

L’Associazione di oncologia medica ha portato alla luce decine di casi di questo genere, denunciando per esempio l’impossibilità, per alcuni ex pazienti, di accedere a mutui e coperture assicurative.

Solo perché nelle banche dati di istituti di credito e altri enti risultano in memoria i dati relativi ai ricoveri, oppure per precedenti autocertificazioni firmate dallo stesso paziente discriminato, ma in un momento in cui la malattia era in corso. 

Una volta terminato il ciclo delle cure e in alcuni casi anche durante le terapie dovrebbero decadere impedimenti e vincoli rispetto a una qualunque attività messa in atto dall’ex paziente. Succede anche nel momento in cui si cerca un lavoro: l’essere stati colpiti da un tumore costituisce una controindicazione all’assunzione. Non c’è nulla di più sbagliato di un simile modo di interpretare la malattia, durante le terapie e nel momento in cui essa sia stata superata. 

La norma permetterebbe all’Italia di seguire l’esempio virtuoso di altri Paesi europei (Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Portogallo), che già tutelano i propri cittadini con una legge dedicata.

Sono più di 3,5 milioni le persone che nel nostro Paese convivono con il cancro, il 27% di questa cifra è guarito; non è giusto che per loro le porte della vita sociale ed economica continuino a restare chiuse. 

Deve esserci un limite temporale oltre il quale anche i pazienti cronici possano essere, agli occhi della burocrazia, considerati guariti.

Le terapie sono cambiate, per molte patologie onco-ematologiche esistono cure che consentono ai pazienti di convivere a lungo e ragionevolmente bene con la patologia.

Non si può continuare a ignorare i progressi della scienza e comportarsi come se i guariti o alcune categorie di pazienti cronici siano ancora classificabili come inabili al lavoro e a qualsiasi altra attività, quindi discriminati prima economicamente e poi socialmente.

Firmiamo la petizione!