World Blood Donor Day – La Croce Rossa e l’AIL invitano a donare il sangue

Il World Blood Donor Day o giornata mondiale del donatore di sangue (celebrata lo scorso 14 giugno) è stata l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della donazione. I dati restano purtroppo negativi; la diffusione del virus responsabile della Covid19 ha pesantemente inciso sulle donazioni di sangue, facendo registrare una significativa flessione, non solo nell’anno della pandemia.

In Italia, nel 2021, i donatori sono stati oltre 1 milione e seicentocinquantamila, numeri migliori del 2020 (anno della fase emergenziale della pandemia), tuttavia inferiori ai livelli del periodo pre-pandemia. Siamo al -1,8% rispetto al 2019. 

I dati sono stati resi noti dal Centro Nazionale Sangue, proprio in vista del World Blood Donor Day. Una giornata istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2004. Il calo delle donazioni non è cominciato in realtà con la pandemia. Quest’ultima, però, ha contribuito enormemente ad accelerare un trend in atto da circa dieci anni. 

L’anno da tenere presente è il 2012: rispetto a dieci anni fa il numero dei donatori è diminuito del 5%. In ogni caso, il fabbisogno interno di globuli rossi è stato soddisfatto nel 2021. Diversamente, per i plasmaderivati la sanità pubblica ha dovuto fare ricorso all’importazione di plasma (fondamentale risorsa per la preparazione di diverse categorie di medicinali). La Croce Rossa ha lanciato un appello accorato, rivolgendosi soprattutto ai giovani; le loro donazioni sono nettamente diminuite. Anche l’Ail, presente in alcune trasmissioni televisive Rai, negli ultimi giorni, ha fatto altrettanto. 

Per il 14 giugno erano in programma diverse iniziative. Di particolare importanza un convegno dell’Avis a Roma. Iniziativa indirizzata soprattutto alle giovani generazioni, con contributi sulla necessità di adottare stili di vita sani. Nel nostro Paese le persone che, ogni giorno, hanno bisogno di una trasfusione di sangue sono 1.800. Nel mondo, purtroppo, non tutti hanno accesso a questa risorsa salvavita. I numeri sono piuttosto eloquenti: il 42% del sangue raccolto in tutto il mondo è accessibile solo al 16% delle persone che vivono nei Paesi cosiddetti ricchi. Pensiamo a quanti pazienti sia negato questo diritto, questa possibilità salvavita. 

È importante che i cittadini sappiano che chiunque può donare. Con un gesto di grande generosità, e senza correre alcun rischio. Chiunque può salvare vite umane, semplicemente donando sangue e plasma. 

L’Ail (nelle sue diverse Sezioni) sostiene le campagne in favore della donazione di sangue. I pazienti che la sezione di Taranto assiste hanno spesso bisogno di trasfusioni. Per molti di loro è la terapia d’elezione, quella in grado di garantire loro non solo la sopravvivenza, ma una migliore qualità della vita. 

Chiudiamo con un dato incoraggiante: nel 2021 le donazioni hanno fatto registrare un 3% in più rispetto all’anno precedente. Cerchiamo di far salire queste percentuali. Ogni punto percentuale vale decine di vite. 

Possono donare il sangue le persone d’età compresa tra i 18 e i 65 anni, con peso corporeo pari ad almeno 50 chilogrammi, in buone condizioni di salute. In sede di donazione, i medici valutano la presenza di altri requisiti: la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, l’emoglobina e le malattie pregresse o presenti. I requisiti che ogni donatore deve possedere, indicati dal Centro Nazionale Sangue, sono consultabili al seguente link CLICCA QUI.

Educare al dono – Accordo Ail Admo

La generosità e l’altruismo sono qualità più diffuse di quel che si possa pensare. La cultura della solidarietà, inoltre, può essere promossa. Nasce sulla base di questo concetto il protocollo che l’Ail ha firmato con l’ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo).

Due realtà, Ail e Admo, che pongono da sempre al centro delle loro attività la salute, l’assistenza e la condivisione dei valori della solidarietà e del dono. Il protocollo firmato a Palazzo Madama, a Roma, intende promuovere esattamente la cultura del dono e dell’impegno per gli altri.

Come si legge sul sito Ail nazionale, gli obiettivi principali del protocollo d’intesa sono: favorire una collaborazione istituzionale tra AIL e ADMO, legate ad attività di interlocuzione istituzionali su argomenti di reciproco interesse, nonché favorire la partecipazione congiunta a bandi nazionali ed europei; promuovere, attraverso attività congiunte, la cultura del dono e del volontariato tra le giovani generazioni; promuovere e favorire un rapporto diretto tra le ADMO regionali e le sedi locali AIL, per sviluppare attività e iniziative realizzate congiuntamente e, infine, dare massima visibilità, attraverso i propri canali di comunicazione, alle attività nelle quali la collaborazione si articolerà.

I progetti e le iniziative comuni che le due associazioni avvieranno dovranno riguardare anche il mondo della formazione e dell’istruzione. È proprio in classe che i ragazzi imparano a relazionarsi con i compagni e con gli adulti, imparano a diventare adulti consapevoli, a loro volta.

Nelle aule le associazioni devono, attraverso attività direttamente o indirettamente organizzate, saper aprire canali di comunicazione attraverso i quali illustrare il ruolo dell’associazionismo, il ruolo dei singoli individui rispetto alla comunità, in particolare alle comunità di pazienti verso le quali si indirizzano tutte le attività dell’Ail e dell’Admo.

Una classe non è altro che una società in miniatura, una famiglia allargata, e può capitare che qualcuno abbia bisogno di aiuto, durante il percorso. Accade a scuola, accade nella vita. I giovani devono essere coscienti dei propri diritti e devono poter maturare quella stessa coscienza anche rispetto ai doveri verso il prossimo.

I ragazzi sono già bravissimi a fare rete, del resto. Molti dei giovani che l’AIL di Taranto ha incontrato nella sua trentennale attività sul territorio hanno deciso di unirsi agli altri volontari, dedicando parte del loro tempo alle attività di raccolta fondi o agli altri pazienti. Ragazzi che hanno attraversato l’esperienza della malattia. Una volta guariti, hanno sentito il desiderio di dare il loro contributo, per esprimere gratitudine, in qualche modo, per il sostegno ricevuto. Non bisogna essere stati pazienti ematologici, per avvicinarsi all’associazione. Basta la volontà di essere attivi, di fare qualcosa di molto importante per gli altri e per sé. Diventare volontario Ail significa ‘vivere al massimo’, gioire dei sorrisi che si regalano e riceverne di più belli. Chiunque fosse interessato alle attività di volontariato, può contattare la sede Ail di Taranto (i riferimenti sono sul sito). Tutte le informazioni sull’accordo AIL-Admo sono invece sul sito www.ail.it.   

CAR-T accessibili a tutti, senza distinzioni tra regioni

Si avvicina la data del 21 giugno. La Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma giunge alla diciassettesima edizione, con i suoi aggiornamenti sui progressi della scienza e le notizie relative alle attività dell’Ail, in favore dei pazienti assistiti.

Come segnala anche il sito nazionale, sono previsti una serie di incontri a livello territoriale, organizzati cioè dalle singole Sezioni Ail, e una conferenza stampa di approfondimento medico-scientifico.

Inoltre, come nelle edizioni passate, nel corso dell’intera giornata del 21 giugno i pazienti e i loro familiari potranno rivolgersi a un centro d’ascolto (un call center) dedicato, attraverso un numero verde. Ogni problema o dubbio relativo a una malattia ematologica, a un centro di cura, a una terapia potrà essere sottoposto ai più illustri ematologi e professionisti della sanità italiana.

Con le prossime news, sarà disponibile qualche particolare in più sulla giornata del 21 giugno. Intanto, a proposito di assistenza e informazione, segnaliamo una pubblicazione (scaricabile gratuitamente attraverso il sito https://www.osservatorioterapieavanzate.it/progetti/cell-therapy-open-source), che nasce dalla collaborazione tra Gilead Science e l’Osservatorio Terapie Avanzate. Si tratta dell’ebook Le terapie CAR-T: l’accesso ai pazienti. È un lavoro aperto, nel senso che si offre alla lettura e alla riflessione dei pazienti e degli altri lettori. Segue a un primo libro della serie, che è parte del progetto Cell Therapy Open Source. Il volume non ha una “stesura” definitiva, come il nome del progetto suggerisce. Si tratta di un aggiornamento costante sull’andamento dell’applicazione di queste terapie in Italia.

In particolare, questo secondo volume, disponibile on line già da diverse settimane, si concentra sulle possibilità di accesso a questo genere di terapie, nelle diverse regioni e nelle differenti strutture d’Italia. Il lavoro offre quindi materiale su cui riflettere per migliorare i servizi sanitari. Si dà voce sia ai pazienti, sia ai medici che li accompagnano lungo le terapie. In questo modo, il libro genera un dialogo molto proficuo tra coloro che curano e le persone destinatarie di quelle cure. Perché l’innovazione rappresentata dalle Car-T raggiunga tutti e sia efficace occorre, si sottolinea nel libro, che sia instaurato un dialogo costante tra istituzioni, centri di cura e associazioni che si occupano di assistenza e ricerca.  

L’obiettivo da raggiungere, in questo come in altri ambiti di cura, è estendere a tutti i pazienti la possibilità di accedere alle CAR-T. Ci sono differenze notevoli, nell’erogazione delle terapie, tra Nord e Sud e ciò non è tollerabile.

L’Ail di Taranto conosce a fondo i problemi delle famiglie dei pazienti che si ammalano e sono a volte costretti a curarsi lontano dalla città in cui vivono. Sosteniamo l’Ail, sosterremo il diritto di ciascuno di noi ad avere le stesse cure, senza distinzioni geografiche, né di altro tipo.