Nuove ricerche e docufilm sul prof. Mandelli

Sono in corso nuovi studi sui linfomi per mettere a punto terapie sempre meno invasive per il paziente. “L’idea è quella di individuare nuove molecole che possano andare a bersaglio contro la malattia senza intaccare l’intero sistema”. È il concetto che ispira le ricerche del professor Paolo Sportoletti, docente di Ematologia all’Università di Perugia che, con la sua equipe formata da biologi e tecnici di altissimo livello, ha ricevuto, ancora una volta, il prezioso riconoscimento di Gilead Sciences, bando nato per favorire la ricerca scientifica.

Gli studi dell’ateneo di Perugia si concentrano sulla possibilità di sviluppare terapie meno tossiche per i pazienti ematologici, cure mirate e personalizzate. È la nuova frontiera della ricerca sulle patologie onco-ematologiche.

Dobbiamo identificare i punti di forza dello sviluppo di questo tipo di tumori – sostiene il docente universitario – per farli diventare punti deboli. È lì che bisogna intervenire, anche perché le forme più aggressive sono talvolta ancora poco curabili con le tradizionali terapie. Il nostro lavoro è stato pubblicato anche su prestigiose riviste scientifiche internazionali”.

Ad aprire la strada all’ematologia italiana, così come oggi la conosciamo, è stato, tra gli altri (ricordiamo ancora una volta il professor Sante Tura, scomparso pochi giorni fa) il professor Franco Mandelli, scienziato ed ematologo di fama internazionale. A lui si deve la fondazione dell’AIL e la nascita delle residenze dell’Associazione, luoghi che ospitano i pazienti in cura presso centri ematologici distanti dalla città in cui vivono. È stato il fortunato incontro del professor Mandelli con Vanessa Verdecchia, paziente ematologica, a far germogliare l’idea delle residenze AIL, poi subito realizzata. Un’idea che oggi rende possibile a un numero elevatissimo di pazienti il soggiorno gratuito nelle città che ospitano i centri di cura accreditati. Ricordiamo che anche a Taranto, che vanta una Struttura dedicata d’eccellenza, presso l’ospedale S. G. Moscati, l’AIL (Sezione locale) mette a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie Case alloggio nei pressi della struttura ospedaliera.

In questo modo i pazienti ricevono un grande sostegno: la loro attenzione può concentrarsi sul percorso di cura, e non essere in alcun modo distolta dall’ansia e dalle preoccupazioni per il soggiorno in un luogo lontano dalla loro casa. Svanisce anche la sensazione di essere soli nell’affrontare la malattia. Il supporto offerto dai volontari AIL non è solo materiale, ma anche psicologico. A Roma la prima casa AIL fondata dal professor Mandelli, ancora oggi operativa, porta il nome di Vanessa Verdecchia.

La storia dell’impegno di Franco Mandelli, della sua vita, interamente dedicata alla ricerca sulle malattie ematologiche e alla cura dei pazienti, è stata ricostruita in un docufilm presentato alla Festa del Cinema di Roma, nell’ambito della rassegna Risonanze. Il documentario è stato scritto e diretto dal regista Giancarlo Rolandi e prodotto da Baires Produzioni, con AIL e AIL Roma.

Oggi l’Associazione può contare sul lavoro di ben 82 sezioni provinciali, tra le quali la Sezione di Taranto, guidata da Patrizia Casarotti (le cui attività sono molto articolate), e di oltre 15.000 volontari. Più di 50 anni di attività che senza il professor Mandelli non sarebbero stati ugualmente importanti.  

Mangiamo cibi troppo salati

Prezioso ma anche dannoso, se consumato in dosi eccessive. Si tratta del sale, importante per esaltare i sapori, e spesso presente in eccesso sulle nostre tavole. La dose da ingerire quotidianamente corrisponderebbe a 1,5 grammi di sale, mentre in media se ne consumano 12 grammi al giorno, superando le reali necessità dell’organismo.

Non bisognerebbe, in ogni caso, assumere più di sei grammi al giorno di sale. Le ultime ricerche scientifiche hanno evidenziato che una dieta “troppo salata” predispone allo sviluppo di una serie di patologie, tra le quali l’ipertensione, l’osteoporosi e l’obesità.

Il consumo razionale di sale rientra nelle caratteristiche di uno stile di vita sano (che comprende una dieta equilibrata), quel complesso di abitudini che tengono lontane le malattie onco-ematologiche, oltre ad una serie di altre patologie.

Come fare quindi a condire i cibi, se non si può sempre usare il sale? Intanto è bene preferire le confezioni che recano l’indicazione “sale arricchito con iodio o iodato”. Se si portano in tavola alimenti che contengono già sale, sarebbe bene non usarne altro, in aggiunta. Ketchup, maionese, salsa di soia e senape sono soltanto alcuni dei cibi che possono essere usati come condimento, in sostituzione del sale.

Alcuni piatti possono essere insaporiti con erbe aromatiche o spezie; in questo modo si ottengono preparazioni gustose, senza l’uso del sale. Le spezie si sono ritagliate anche nella cucina mediterranea un ruolo di primo piano. Molto diffuse risultano essere il curry, la curcuma, lo zenzero, il cumino e altre ancora. Spezie tra l’altro ottenute da piante che hanno diversi effetti benefici sull’organismo. Anche l’aglio, i porri, il basilico e il prezzemolo possono tranquillamente sostituire il sale.

Se si condisce l’insalata con l’olio e l’aceto, o con il limone, il sale potrà essere usato in quantità modiche o si potrà anche farne a meno.

I prodotti da forno senza sale possono essere preferiti a quelli che lo contengono, se abbinati a cibi sapidi (per esempio, pane sciapo con pecorino o tipo Auricchio). La frutta secca, fonte ricca di nutrienti essenziali, è spesso condita con il sale. In realtà, noci, pistacchi, pinoli, mandorle e altri frutti sono buonissimi così come la natura ce li offre. Magari tostati, ma non salati. Insomma, gli accorgimenti che possiamo seguire sono tanti. I pazienti ematologici, in particolare devono seguire sempre i consigli dei medici presso i quali sono in cura, e dei volontari dell’AIL che spendono, ogni giorno, parte della giornata per garantire loro una migliore qualità della vita. La dieta mediterranea e la dieta personalizzata, nel caso dei pazienti onco-ematologici, favoriscono la salute.

Addio al Professor Sante Tura

Si sono celebrati nella chiesa di Santa Maria della Misericordia a Bologna i funerali del professor Sante Tura, che ha contribuito a dare forma alla cura e allo studio delle malattie del sangue, divenendo uno dei fondatori dell’ematologia italiana, come disciplina distinta dalla medicina interna.

Con il Professor Mandelli è stato per l’Ail una figura di riferimento. Anche la Sezione provinciale di Taranto si unisce al dolore della famiglia e della Sezione Ail di Bologna.

Il professor Tura ha formato generazioni di medici, insegnando all’Università di Bologna, è stato direttore dell’Istituto ematologico del Policlinico Sant’Orsola di Bologna e fondatore e direttore dell’Istituto L. e A. Seràgnoli. Ha dedicato la sua vita allo studio delle malattie ematologiche ed è stato un pioniere nell’applicazione delle terapie più innovative. Per il suo impegno e la sua passione è stato definito il “guardiano del sangue”.

A lui si devono tanti progressi nella cura delle patologie ematologiche, in particolare di quelle considerate inguaribili, che nel tempo, grazie a professionalità come Tura, hanno trovato risposta nelle terapie. “Grazie al suo contributo umano e scientifico, l’AIL è riuscita a essere centrale in tutto il Paese nel supporto ai pazienti e nello sviluppo della ricerca scientifica in ambito ematologico – ha sottolineato Sergio Amadori, presidente nazionale AIL. Se oggi l’ematologia italiana è un punto di riferimento internazionale per la lotta ai tumori del sangue, e Bologna uno dei poli di eccellenza per la cura di queste malattie, lo dobbiamo al Suo impegno, alla Sua professionalità e alla Sua immensa umanità”.

Intanto al Senato la politica segna un passo importante nella lotta alle malattie rare. La Commissione Igiene e Sanità ha approvato il testo unico sulle malattie rare. Un documento che disciplina l’approccio a questo genere di patologie, offrendo un aiuto di grande importanza ai pazienti e alle loro famiglie. Si stabilisce l’omogeneità delle prestazioni sanitarie in tutta Italia, si favorisce la medicina e l’assistenza di prossimità, il sostegno alla ricerca sulle malattie rare e un accesso più facile ai farmaci, per i pazienti colpiti dalle patologie cosiddette orfane. Un’ottima notizia, dunque, per i due milioni di italiani che devono confrontarsi con malattie per le quali spesso mancano le strutture sanitarie e le figure professionali alle quali rivolgersi, per avere diagnosi tempestive e assistenza.