Come prevenire le malattie ematologiche

Ottobre, il mese dedicato alla prevenzione delle malattie tumorali, è terminato. Ma le patologie purtroppo non si fermano e le campagne informative che si sono svolte nel mese appena trascorso ci hanno ricordato l’importanza di essere attenti, di sottoporsi a screening periodici per la prevenzione del cancro nelle sue forme più gravi.

La Sezione AIL di Taranto ricorda che esistono delle abitudini e uno stile di vita che aprono la strada allo sviluppo delle patologie del sangue. La prevenzione non vale soltanto per il cancro al seno, ma per tutte le patologie.

Anche per i tumori ematologici esistono (leucemie, linfomi, mielomi, etc.) fattori di rischio legati all’età, allo stile di vita e all’ambiente. Come è ben specificato sul sito dell’ISS (Istituto Superiore della Sanità), alcune malattie genetiche, come l’anemia di Fanconi, la sindrome di Bloom e la neurofibromatosi e alcune anomalie cromosomiche, come la sindrome di Down, possono contribuire allo sviluppo delle patologie tumorali (in particolare alcune tipologie). L’età, come le condizioni appena citate non si possono modificare. Ma sugli altri fattori ci sono ampie possibilità di intervento.

Per prevenire malattie particolarmente difficili da curare (tra quelle ematologiche), che colpiscono soprattutto gli adulti e le persone in età avanzata, è bene stare lontani dal fumo e avere un’alimentazione equilibrata, evitando di consumare troppi grassi, di mangiare carne in eccesso e prediligendo la frutta e le verdure. Anche l’attività fisica è importante per la prevenzione delle malattie del sangue.

Quanto agli esami clinici, sarebbe bene fare, almeno una volta all’anno, un emocromo completo e prestare attenzione ai sintomi anche minimi, quando presenti.

Il corpo ci dà dei segnali che qualche volta tendiamo a sottovalutare. Un’eccessiva fatica nello svolgere le attività quotidiane va sempre indagata, così come la facilità a contrarre infezioni. Anche la perdita di peso, la sudorazione notturna o la febbre (sintomi comuni a molti disturbi) devono spingerci a parlare con il medico di base che eventualmente consiglierà una visita ematologica. Tale consulto è raccomandato quando gli esami ematici presentano alterazioni specifiche.

Oggi la ricerca scientifica consente la cura di moltissime patologie del sangue considerate un tempo inguaribili; i ricercatori raggiungono traguardi importanti ogni giorno. Tuttavia, l’obiettivo principale deve restare quello di non ammalarsi.

L’obiettivo dell’AIL è informare, come in questo caso, ma soprattutto sostenere i pazienti nel loro percorso di cura. Questa attività, che è il cuore dell’impegno dell’Ail, è possibile grazie al supporto dei donatori. Ricordiamoci, non soltanto a ottobre, l’importanza della ricerca e della prevenzione. Sosteniamo l’AIL, sosteniamo la Sezione di Taranto tutto l’anno. È fondamentale per il futuro di tutti noi.  

Vaccino antinfluenzale per i pazienti ematologici

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il Centro Europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) promuovono il vaccino antinfluenzale attraverso una campagna specifica, in corso ancora per qualche giorno. Sarebbe ottobre il mese ideale per vaccinarsi contro l’influenza ed equipaggiarsi quindi per l’inverno, stagione durante la quale i casi di malattia influenzale aumentano inevitabilmente. Ricordiamo che le autorità sanitarie hanno autorizzato la somministrazione dell’antinfluenzale, congiuntamente al vaccino anti Covid-19.

Ma a chi è consigliato l’antinfluenzale? In primis al personale sanitario e alle persone in età avanzata. Anche i bambini, le donne in gravidanza e alcune categorie di pazienti sono più esposti di altri al rischio di sviluppare complicanze, anche gravi, in caso di influenza. Le persone che seguono un percorso chemioterapico o in trattamento con terapia biologica possono sottoporsi al vaccino, naturalmente nelle tempistiche indicate dai medici presso i quali sono in cura.

Conviene invece rimandare il vaccino se è in corso un’infezione (es. una bronchite), mentre in alcuni casi di immunodepressione è bene rinunciare. Analoghe raccomandazioni sono rivolte ai pazienti ematologici. Alcune malattie del sangue, soprattutto se il portatore è in cura, sono una controindicazione al vaccino antinfluenzale.

Per chi è affetto da linfoma ed è in terapia con anticorpi monoclonali, l’antinfluenzale non sarebbe indicato. Anche per i linfomi e i mielomi, occorre valutare le condizioni del paziente e i trattamenti in corso di somministrazione, prima di procedere con l’antinfluenzale.

È sempre bene, come la Sezione AIL di Taranto ricorda ai suoi assistiti, rivolgersi all’ematologo ed evitare le iniziative spontanee, sia nel caso del farmaco antinfluenzale, che nel caso di altri farmaci. Quanto alla concomitante circolazione di virus diversi e quindi al Sars-CoV-2 (alcuni Paesi europei sperimentano già la quarta ondata), l’Ecdc raccomanda di evitare l’antinfluenzale se si è positivi al Covid o si è stati a stretto contatto con un positivo nelle ultime due settimane. È raccomandato anche tenere la distanza dalle altre persone presenti nelle strutture vaccinali (come in qualsiasi altro luogo), indossare la mascherina, programmare la vaccinazione nelle ore di minore affluenza, lavarsi le mani prima e dopo, e infine evitare di toccare le superfici o scuotere le mani.

Sul sito dell’ASL di Taranto si legge che la vaccinazione antinfluenzale è fortemente raccomandata nella fascia d’età 60-64 anni e, con l’obiettivo di ridurre la circolazione del virus influenzale fra gli adulti e gli anziani, è consigliata anche nella fascia di età 6 mesi-6 anni. Infine, la prenotazione della terza dose (o richiamo) del vaccino anti Covid può essere effettuata dalle persone nate prima del dicembre 1961 (dai 60 anni in su), ad almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale.

Leucemie, grazie all’immunoterapia si guarisce

La ricerca scientifica sulle patologie onco-ematologiche ha raggiunto, negli ultimi anni, traguardi importantissimi. Nuove terapie che hanno dato risultati eccezionali: oggi il 70% delle persone colpite da un tumore (compresi quelli del sangue) sopravvive a 10 anni dalla diagnosi e, in molti casi, guarisce in maniera definitiva.

Ciò si deve soprattutto alle Car-T. L’Ail ha organizzato, con il sostegno di Celgene, Gilead, Janssen e Novartis, una campagna itinerante e on line su questo genere di terapie.

Car-T destinazione futuro” (https://www.ail.it/patologie-e-terapie/terapie/car-t/la-campagna) è nata con l’obiettivo di condividere con i pazienti informazioni e novità sulle nuove prospettive di cura rappresentate dall’immunoterapia con Car-T e anticorpi bispecifici, per le leucemie linfoblastiche e per i linfomi aggressivi. La campagna è anche occasione di confronto, per i pazienti, con gli ematologi e con le istituzioni.

I progressi della ricerca nell’ambito dell’immunoterapia sono al centro del 48° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ematologia (SIE). I dati presentati sono motivo di grande speranza e ottimismo per i medici e per i pazienti. Le terapie cellulari con Car-T garantiscono la sopravvivenza di un’ampia percentuale di pazienti colpiti da malattie del sangue particolarmente aggressive. Soltanto due anni fa le speranze di guarigione erano assai ridotte, per le persone che sviluppavano alcune forme di linfomi e leucemie. Oggi i pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta possono contate su cure che garantiscono la remissione della malattia nella quasi totalità (98%) dei casi. La chemioterapia viene spesso messa da parte e la malattia arretra fino alla guarigione, grazie alla terapia cellulare.

La ricerca non si ferma naturalmente; anche gli studi che si focalizzano sugli anticorpi bispecifici stanno dando dei risultati eccellenti, nei casi di leucemia linfoblastica acuta. Ogni anno si registrano quasi 800 nuove diagnosi di questa malattia soltanto in Italia. E nei pazienti con beta talassemia, la terapia genica sembra essere in grado di curare senza il ricorso alle trasfusioni. Lo ha rilevato uno studio internazionale presentato al Congresso della SIE da Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

Attraverso l’AIL si può sostenere la ricerca scientifica in qualsiasi momento dell’anno, supportando al tempo stesso l’impegno quotidiano dei medici e dei volontari dell’Associazione al fianco dei pazienti. I risultati della ricerca sono testimoniati dai numeri, dalle percentuali di guarigione e di sopravvivenza, in continua crescita, dai nuovi obiettivi dei ricercatori, sempre più ambiziosi. Se viviamo più a lungo, se siamo in grado di fronteggiare il cancro (anche nelle sue forme più gravi), se è possibile contenere una pandemia, lo dobbiamo alla scienza. Ricordiamocelo sempre. Ricordiamoci che il futuro può essere migliore per tutti, se tutti diamo una mano alla scienza.